Omicidio di #Martin: l'Antigone macedone chiede giustizia

Articolo pubblicato il 30 agosto 2011
Articolo pubblicato il 30 agosto 2011

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Il 16 agosto Martin Neskovki avrebbe compiuto 22 anni. Due mesi prima, il 5 giugno 2011, veniva ucciso da Igor Spasov, guardia del corpo del Primo ministro macedone. Mentre le autorità continuano a insabbiare l’omicidio, l’indignazione passa per i social network e coinvolge migliaia di persone.
Di fronte al silenzio del governo, un gruppo particolarmente coraggioso ha deciso di presentare le conclusioni della propria inchiesta. Il 18 luglio, nel centro di Skopje hanno messo in scena una versione aggiornata dell’Antigone di Sofocle. Reportage in 5 atti.

Il parodo (ingresso del coro)

Il coro degli attivisti, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, siede su dei gradini circolari in pietra, dietro il monumento a Madre Teresa (nata a Skopje). Fa caldo, in questo pomeriggio di luglio. Poco prima della rappresentazione, l’atmosfera è rilassata anche se, a pochi metri di distanza, quattro poliziotti in giubbotto fosforescente stanno sull’attenti. «Compaiono e scompaiono insieme a noi», spiega Vangel Beshevski, giornalista freelance e direttore della casa editrice Slovo. «Quelli in civile sono seduti davanti al monumento».

«Avete tutti il testo del copione?». Miroslav Petkovik interrompe ogni discussione con tono deciso. Allievo dell’Accdemia teatrale, è lui l’autore dell’adattamento e della sceneggiatura della tragedia di Antigone, rimodellata secondo «la nostra visione della società macedone». Nello spettacolo come nella realtà, i giovani vogliono una cosa sola: «Far cessare l’ignoranza del potere nei confronti dell’opinione dei cittadini», spiega Vasko, programmatore informatico. «Chiediamo le dimissioni del ministro dell’interno, Gordana Jankulovska e del portavoce del ministero, Ivo Kotevski, che ha negato i fatti dell’omicidio».

Gli episodi (azione scenica)

«Ho avuto paura. L’hanno buttato per terra come se fosse spazzatura».

Martin attraversa la piazza. Dietro di lui, c’è Igor Spasov. Il primo inciampa su dei cavi, il secondo lo afferra. Poi lo colpisce al viso e lo prende a calci. Si ferma quando Martin non si muove più. Cerca di svegliarlo. Lo trascina fino alla panchina lì a fianco. Prova a rianimarlo con l’acqua. Due poliziotti si avvicinano. Discutono tra loro, toccano il corpo. Alla fine, lo fanno cadere per terra e chiamano i soccorsi. Il medico arriva sul posto e proclama: «E’ già morto! Come avete potuto!». Quando i soccorritori vanno via, uno dei due poliziotti si avvicina a un testimone che ha assistito alla scena. «Hai visto tutto. Dicci cos’è successo!». « Non ho visto niente », risponde a testa bassa, si gira dall’altra parte e si allontana di fretta. Un mese dopo la tragedia, ammette (la persona ha chiesto di restare anonima): «Ho avuto paura. L’hanno buttato per terra come se fosse spazzatura»

L’assassinio di Martin è avvenuto nella piazza centrale della città. Paradossalmente, Martin era una gran sostenitore del partito al potere il VMRO-DPMNE, (Organizzazione Rivoluzionaria Interna macedone), il cui il leader è il primo ministro Nikola Gruevski. Ma Igor Spasov, la sua guardia del corpo, non è interessato alle simpatie politiche della giovane vittima. Pochi macedoni si sono interessati alla vicenda. Durante le serate passate a Charshija, la parte albanese della capitale, sento i commenti: «Quel ragazzo era drogato, non è vero?»

Gli stasimi (canti del coro)

Qui Gordana Jankulovska, ministro dell'Interno«I media tradizionali risentono dell’influenza della politica e la maggior parte sono filogovernativi. Ho saputo dell’omicidio grazie a Twitter», spiega Dejan Velkovski, blogger indipendente i cui post erano la fonte d’informazione principale per i media stranieri. George Krstevski è invece capo-redattore della rivista alternativa OKNO, uno dei pochi mezzi di informazione che hanno realizzato un articolo sull’accaduto. Meritandosi di conseguenza l’etichetta di spia al soldo dei giornali stranieri. «Qui è impossibile essere apolitici», mi spiega. Secondo i miei interlocutori le ultime manifestazioni sono le prime iniziative cittadine da ormai diversi anni. Per di più indipendenti, visto che la mobilitazione è partita dai social network. Ma per gli attivisti non è facile tenere la politica a distanza: «Un gruppo di sconosciuti si è aggiunto alla manifestazione. Una tipa bionda, di grande volontà e motivazione, ha parlato davanti ai media a nome dei manifestanti. Poco dopo, abbiamo saputo che aveva partecipato alla campagna elettorale del partito VMRO-DPMNE», racconta George. Secondo Dejan l’onnipresenza della politica è un’eredità del passato comunista. Lui, non ha paura di essere catalogato: «Da cinque anni, scrivo sul mio blog di tutte le cose che mi danno fastidio. Chi non dice niente e non esprime mai la propria opinione, si comporta come un animale».

Il Kommos (dialogo tra attore e coro)

Il 16 agosto, in memoria di suo fratello Martin, Aleksander ha organizzato una manifestazione contro le brutalità della polizia.

«Nello stesso giorno Martin avrebbe compiuto 22 anni», sottolinea il suo fratello maggiore Aleksander Neskoski. L’ho riconosciuto prima ancora che me lo presentassero: tra le persone che partecipavano alle proteste nel centro della città, si distingueva per la sua straordinaria calma. «Non ero con lui quella sera. Poche ore prima era nata mia figlia». Martin ha saputo della nascita della nipotina. «Pare che fosse felicissimo, baciava tutti i compagni di partito. Voleva persino baciare il primo ministro!» E’ stato allora che Igor, formatosi nell’unità speciale di sicurezza Tigers, fondata durante le guerre di Yugoslavia (1991-2001), si è gettato con un movimento violento sul suo potenziale aggressore? «Qualche anno fa Martin aveva testimoniato in un caso di violenza delle forze dell’ordine nei confronti di un uomo. L’anno scorso la stessa persona è stata di nuovo vittima di un linciaggio. Martin doveva quindi essere convocato dalla giustizia un’altra volta. E’ da quel momento che Igor Spasov, incaricato dalla polizia, ha cominciato ad avvicinarsi a Martin». Aleksander si alza all’improvviso per spegnere la sua sigaretta. Poi torna. E continua con un tono di voce stoico: «Mio fratello è stato ucciso da un uomo che qualche istante prima era a fianco del primo ministro. Chiedo l’ergastolo per punire Igor. Il governo non è immacolato in questa vicenda. Dovrebbe schierarsi a fianco dei cittadini e non contro di loro».

L’esodo (scena finale)

«Se nell’Antigone regna Creonte, nella nostra tragedia ci sono due re. In Macedonia la scena politica è divisa in due parti uguali», mi spiega Miroslav, regista dell’Antigone macedone. Il suo sguardo serioso, i suoi occhi chiari dietro folte sopracciglia, la sua barba incolta di tre giorni danno anche a lui l’aspetto di un eroe dell'antichità. Continua aspirando dalla sua sigaretta. «I nostri re sono muti». Il loro mutismo è il dramma primordiale dell’Antigone. «Antigone è una fonte di ispirazione per le persone che vogliono farsi sentire dai monarchi. Tuttavia, non vogliono detronizzarli. In Macedonia la società chiede il miglioramento del sistema ma lascia le rivoluzioni alle ideologie fasciste e comuniste». E’ per questo che, alla fine della tragedia, i re ascoltano il popolo e il coro monta compatto sul trono. 

Questo articolo fa parte della serie Orient Express 2010-2011, la serie di reportage realizzati da cafebabel.com nei Balcani e in Turchia. Più informazioni su Orient Express Reporter.

Foto: home-page: (cc) Mite Kuzevski/Flickr; testo: © Aleksandra Sygiel; Twitpic: (cc)Carlos Latuff;

manifestazione per Martin (cc) FOSM; video: viktorpopovski