Olivier Roy: "E' il primo passo della rivoluzione, i giovani stanno cambiando l'Islam"

Articolo pubblicato il 19 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 19 febbraio 2011
“Sono delle rivolte – non ancora una rivoluzione – guidate da una nuova generazione più individualista, istruita e informata, soprattutto comunicante”: Olivier Roy , uno degli islamisti più citati al mondo, descrive per cafebabel.com l’onda democratica che ha scosso il Medio Oriente. L’Occidente era impreparato perché ipnotizzato: “L’equazione tra Islam e paesi arabi non funziona più”.

Cafebabel.com: siamo di fronte a una rivolta o a una vera e propria rivoluzione?

E’ una rivolta nella misura in cui non si è ancora avverato un cambiamento politico, ma una rivoluzione perché la gente chiede sul serio una rifondazione della politica su delle basi democratiche. Il movimento per ora si è fermato a metà tra i due concetti: solo quando i regimi saranno davvero caduti, potremo parlare di rivoluzione.

Cafebabel.com : Le rivolte sono scoppiate solo ora e tutte nello stesso momento. Cos’è successo?

Islamologo, editorialista di Le Monde, docente all'Istituto Universitario di Fiesole (Firenze)Le tensioni, le cause strutturali del malcontento, esistono da vent’anni. Oggi hanno giocato un ruolo decisivo diversi elementi: innanzitutto il fenomeno generazionale, con da una parte dei regimi vecchi biologicamente e dall’altra la presenza di giovani che superano la metà della popolazione, molto più individualisti e soprattutto istruiti. Quindi i media, perché senza Internet e Al Jazeera non si sarebbe prodotto questo effetto valanga. Era naturale che tutto cominciasse dalla Tunisia, l’anello debole della catena, dove la famiglia Ben Ali aveva fatto man bassa delle ricchezze nazionali senza la protezione di un esercito. Quelle immagini hanno dato agli egiziani la voglia di sentirsi, anche loro, protagonisti della storia.

Cafebabel.com : La nuova generazione ha la maturità sufficiente per portare a termine la transizione democratica?

Sì, sono maturi, perché sono allergici a qualsiasi tipo di demagogia, che sia populista o nazionalista. La loro capacità di resistere è una novità nel mondo arabo. Non hanno invece alcun tipo di organizzazione e di rappresentanza politica, sono quindi costretti a delegare la transizione democratica ai reduci dei vecchi regimi, in Egitto come in Tunisia. Questi traghettatori di vecchia generazione non hanno una logica democratica ma una cultura politica di tipo autoritario: per questo sono convinto che nei prossimi mesi scoppieranno nuove tensioni.

Cafebabel.com : Né l’Europa né gli Stati Uniti erano pronti a una rivoluzione di questo tipo. L’Occidente non sa leggere i mutamenti geopolitici?

Malgrado tutta una serie di analisi e rapporti molto validi, nessuno è riuscito a prevederla. Il motivo è semplice: l’Occidente è totalmente ipnotizzato dalla questione dell’Islam, sia riguardo ai temi dell’immigrazione che del Medio Oriente. La complessa equazione dei paesi mediorientali è finora stata risolta con la questione islamica e l’Occidente ha sempre preferito dei regimi autoritari pro-Occidente, come quello di Mubarak, ai regimi autoritari islamici, come quello iraniano. Non sono stati compresi i cambiamenti dei musulmani, compresi i credenti, e soprattutto il fatto che i giovani abbiano una visione della religione completamente diversa dai loro genitori.

La rivoluzione è stata una come una valanga di neve, veicolata dai social network e da Al Jazeera

Cafebabel.com : Le proteste hanno contagiato perfino lo Yemen e il Bahrein. Fino a dove possono arrivare?

Il fenomeno si ripeterà ovunque ci siano rappresentanti di questa nuova generazione. I giovani manifesteranno dappertutto. Ma ogni paese ha una struttura generazionale diversa: nello Yemen potranno fare ben poco contro le tribù conservatrici; in Bahrein la sommossa vede opposte la maggioranza sciita alla minoranza sunnita che è al potere; in Algeria, invece, l’ostacolo dei giovani è la stanchezza di un popolo provato dalla guerra civile, che ha fatto centinaia di migliaia di morti.

Cafebabel.com : Il modello turco può essere l’esempio democratico da seguire per gli Stati che hanno rovesciato il potere?

Sì, se intendiamo quello dell’AKP, il partito del premier Erdogan, in grado di coniugare democrazia, valori conservatori e liberalismo economico: è un modello che interessa molto il Medio Oriente ed è accettato dagli Occidentali. La chiave è un esercito filo-occidentale che sorveglia il potere, e la stessa cosa penso che potrebbe verificarsi in Egitto. Con delle differenze: i Fratelli Musulmani, che parteciperanno alla costruzione democratica, non hanno certamente lo stesso livello di laicità dell’AKP e i valori dell’Islam in Egitto saranno molto più forti.

Cafebabel.com : A rivoluzione ultimata, quali conseguenze subirà Israele?

L’equilibrio geo-strategico non sarà modificato, perché l’Egitto rispetterà il Trattato di pace. Ma, se l’Islam verrà integrato nel meccanismo democratico, Israele avrà difficoltà a definirsi ancora il baluardo dell’Occidente in Medio Oriente contro la minaccia islamica. A lungo termine, quest’onda democratica rafforzerà anche i Palestinesi. Il risultato finale sarà l’isolamento politico di Israele e tanto imbarazzo, unito a un sentimento di paura, senza che si scatenino nuovi conflitti.

Cafebabel.com : Nessuna conseguenza grave quindi. Lei è ottimista sul futuro del Medio Oriente?

Sono ottimista e contento, perché è da 20 anni che ripeto che l’Islam verrà integrato nella democrazia, questo è solo il primo passo.

Foto: home page ©messay.com/flickr; manifestanti ©Ahmad Hammoud/flickr