Odio anti-russo, sesso e anfetamine

Articolo pubblicato il 14 maggio 2004
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Articolo pubblicato il 14 maggio 2004

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In Polonia è l'ultimo fenomeno letterario. La diciottenne Dorota Maslowska ritrae il triste cammino della sua Trainspotting generation. Dal comunismo all‘UE.

“La letteratura è una finestra attraverso la quale un popolo può guardarne un altro negli occhi”. Non è l’aforisma di un grande filosofo, ma una frase di Karl Dedecius, traduttore tedesco della letteratura polacca e direttore dell’Istituto Polacco Tedesco. Karl Dedecius è anche il traduttore di Dorota Maslowska, l’ultimo fenomeno letterario polacco, che apre una finestra molto simile sul suo popolo: nel suo primo romanzo

Prendi tuttoè descritta la vita di Andrzej: un giovane abbandonato dalla sua compagna, che corre tristemente per un grigio isolato di una cittadina polacca, in cerca di anfetamina e di sesso veloce, maledicendo il deserto che lo circonda, vivendo con lo sguardo di chi, ormai, non aspetta più nulla dalla vita.

Andrzej rappresenta bene gran parte dei giovani polacchi. Incarna una generazione che, dopo la fine del comunismo e all’inizio dell’avventura europea del proprio paese, si trova sul trampolino di lancio. Un trampolino su cui, forse, si potrà scoprire anche la vera identità della società polacca.

I polacchi di oggi sono affascinati dall’occidente, delle sue opportunità, eppure non sono pochi i timori di una propria “svendita”. Inveiscono contro i russi, contro il comunismo, ne hanno abbastanza dell’aria viziata di quell’ideologia e al tempo stesso non manca la nostalgia del periodo in cui i prezzi erano bassi. Il titolo originale del libro suona letteralmente come “la guerra polacco-russa sotto le bandiere bianco-rosse”, e sebbene Dorota Maslowska ponga l’accento sul fatto che si tratti di un testo apolitico che si limita a una descrizione della società, è chiaro che il titolo si focalizza su una ben nota realtà politica della Polonia: l’odio anti-russo, quel disprezzo condizionato dalla lunga sottomissione a Mosca, e la ricerca di un’identità polacca in ebollizione, tutta da esplorare e vivere.

Frastornati, ma sensibili

Dorota Maslowska disegna così il “peso” opprimente dell’immagine della sua generazione. Tutti i valori sembrano tramontati, nell’era postcomunista. Quello che è tratteggiato nel libro è uno schizzo grottesco e confuso di una sottocultura la cui identità si è dissolta. Il tutto, in una cittadina polacca che si confonde col clima del posto, stigmatizzando la perdita di un sistema di valori in cui la famiglia era ancora importante.

Il libro è diventato un bestseller in Polonia, forse anche grazie al suo linguaggio di tutti i giorni. Dorota Maslowska, appena diciottenne, scrive nel proprio gergo: volgarmente, in modo crudo e facilmente lascivo. Con una lingua cioè, che si rivolge esattamente ai giovani. Il libro si legge da solo – che lo si voglia o no. Perché la tristezza della vita vi si rivela in tutta la sua durezza e senza riguardi per nessuno. Il regista Wiktor Grodecki, che lavora da tempo per adattare il libro per il grande schermo, dice che il romanzo combina lo stato d’animo dei giovani della Polonia di oggi: frastornati, ma sensibili. Il libro è rivolto alle persone giovani: liceali e studenti, che hanno dovuto scoprire che una sottocultura arrivata a livellare tutto, è adesso in fase di capovolgimento alla ricerca di una propria identità. E sebbene i critici esultino a gran voce per la finezza dell’opera, molti giovani polacchi leggono il libro solo per la sua dimensione popolare. Quel che li affascina è il contenuto maledetto. Attraverso il quale possono imprecare quel che non si sognerebbero mai di dire nella vita reale, e che pertanto resterebbe in sospeso.

La speranza si chiama Europa

Il libro mostra la vita quotidiana di un giovane polacco. E certo ogni medaglia ha sempre due facce: per i più anziani

Prendi tuttoè tutto fuorchè arte. Ed i neologismi della lingua hanno finito per farli inorridire. Gli intellettuali quanto ai giovani, preferiscono rivolgersi più volentieri all’Europa e alle sue chance. L’odor di muffa russa è venuto via, una nuova autocoscienza circa le proprie origini è in corso di sviluppo. Nonostante si tratti di un ritratto abbozzato sulla triste vita di un giovane polacco in un piatto quartiere di una cittadina, non ci si può dimenticare che insieme ne vien fuori anche un altro volto dei polacchi, quello che volge lo sguardo al futuro. Con più sogni, più speranze e più opportunità rispetto alla generazione passata. Nello sconsolato spaccato di vita quotidiana di un paese che apre le porte all’Europa dopo la fine del comunismo, c’è anche molta speranza, anzitutto presso i giovani, sul futuro di una Polonia europea.