Occidente arrogante, apri gli occhi sul tuo mondo!

Articolo pubblicato il 27 febbraio 2002
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Articolo pubblicato il 27 febbraio 2002

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Gli attentati dell'11 settembre possono essere compresi solo riconducendoli nel contesto dell'arroganza occidentale nei confronti del resto del mondo. Il messaggio è chiaro: bisogna osare rimettersi in questione.

Gli Stati Uniti sopravviveranno all'attacco dell'11 settembre? E' ciò che si è chiesto il mondo, senza mai crederci troppo, durante qualche giorno. Per una volta infatti, le fantasie cinematografiche d'oltre oceano erano divenute realtà: New York e poi il Pentagono, simboli arroganti del capitalismo trionfante e della forza americana, colpiti da un attacco proveniente da chissà dove. Non temete però: nell'immaginario hollywoodiano gli Stati Uniti riescono sempre a sconfiggere il nemico e a liberare il mondo dalle forze del male. God bless America!

Come previsto infatti, l'amministrazione americana non ha atteso un solo secondo per far vibrare le corde del patriottismo americano. E siccome George W. Bush ha definito "atti di guerra" gli attentati, l'amministrazione americana si vede oggi costretta a rispondere delle sue stesse dichiarazioni, davanti ai media, al popolo americano e al mondo intero. Ma, lungi dall'essere improvvisata, la strategia americana è abile: dopo il crollo del blocco sovietico, gli Stati Uniti stavano cercando un nuovo nemico. E dalla Guerra del Golfo in poi, l'Islam è parso come il primo indiziato: il nemico pubblico numero uno è oggi Osama Bin Laden, ricercato "vivo o morto", secondo il colorito lessico di George W. Bush. Del resto per quel che riguarda il diritto internazionale, che non rappresenta certo la prima preoccupazione degli Stati Uniti, il principio di legittima difesa che deriva da un atto di guerra autorizza gli Stati Uniti ad agire unilateralmente: ciò significa che adesso hanno la mani libere per agire in quella vasta zona chiamata mondo mussulmano e per colpire a piacimento, in considerazione dei loro interessi, obiettivi politici, economici o strategici.

CAPIRE GLI ATTENTATI

Ma chi è questo nemico demonizzato dai media da più di un decennio? Chi sono questi "terroristi" che odiano talmente l'Occidente, da essere pronti a sacrificare la loro vita e quella degli altri per far sentire la loro voce? Ci sbaglieremmo del tutto, se ci limitassimo a condannare unilateralmente questi atti atroci di cui sono stati vittime semplici innocenti. Provo infatti il più profondo rispetto per la vita umana, ed è per questo che mi rifiuto di considerare i "terroristi" come "nemici". Sono prima di tutto degli esseri umani. Ed è questa la ragione per cui cerco di mettere da parte le mie passioni e tento di riflettere sui moventi di un'azione così tragica. Infatti, se si assume il fatto che i mandanti di questi attentati sono perfettamente coscienti delle conseguenze e della gravità dei loro atti, dobbiamo capirli piuttosto che condannarli.

E quello che ci unisce tutti in quanto esseri umani è proprio la coscienza di noi stessi, dalla quale derive l'etica, che ci insegna il rispetto della vita umana. Si può certo discutere del grado di etica condiviso da tutti gli uomini, ma una cosa è certa: se c'è un sentimento che condividiamo tutti indistintamente è quello della sofferenza. E la sofferenza può essere fisica o mentale, assumendo così un carattere d'ingiustizia: ed è proprio questo il problema. Le ingiustizie sociali, chiamiamole ineguaglianze, non sono mai state così stridenti, su scala planetaria. Una minoranza di esseri umani - bianchi, maschi e di cultura cristiana in particolare - sembra infatti vivere a spese dell'ambiente e del resto dell'umanità. E' per questo che la chiave di comprensione di quest'atto ultimo di disperazione che è il "terrorismo" è l'empatia. E' solo mettendosi nei panni del terrorista, che si possono comprendere i moventi dell'azione terrorista. Il "terrorismo" non è violenza fine a se stessa, ma la risultante dell'ingiustizia di cui si ritiene vittima una fin troppo ampia maggioranza della popolazione mondiale.

INTERROGARSI SULLA DOMINAZIONE DELL'OCCIDENTE

Gli avvenimenti dell'11 settembre hanno quindi una grande portata simbolica: simbolizzano gli eccessi della logica occidentale - soprattutto americana - di dominazione egoistica del pianeta. L'obiettivo di questi attentati non è quello di scatenare una nuova guerra mondiale omnium contra omnes, ma di far comprendere ai popoli privilegiati la gravità della situazione mondiale e l'estrema ingiustizia che imponiamo al resto del mondo - ahimé troppo spesso a nostra insaputa. Ed è per questo che questi attentati non sono diretti contro il popolo americano in quanto tale o contro il Cristianesimo in generale, ma contro un sistema d'esclusione che si lascia dietro troppi perdenti. Ed è questo il sistema che perpetua il Dipartimento di Stato americano in nome del concetto di "destino evidente". Un concetto, questo, che, rivisitato dalla nuova dottrina economista americana, prevede che ciò che è buono per l'America è necessariamente buono per il resto del mondo; e come tale deve essere considerato un progresso per tutta l'umanità.

E' chiaro che gli Stati Uniti sono confrontati ad un problema più grande di loro. Una "guerra" contro il "terrorismo" rileva dal registro della pura semantica mediatica. Il solo risultato che l'amministrazione Bush Jr. può ottenere da questo tipo di conflitto è quello di soddisfare un'opinione pubblica nutrita di patriottismo dalla sua più tenera età nelle scuole elementari americane, dove ogni giorno si recita il giuramento di lealtà alla bandiera americana. E' questa stessa opinione pubblica ad essere oggi, ironicamente, avida di giustizia per queste vittime innocenti, e pronta ad avallare una guerra di rappresaglie - le cui vittime supereranno senza alcun dubbio quelle del World Trade Center. Ma siamo davvero pronti ad accettare il costo di questa guerra, che si preannuncia lunga ed incerta? Non ci siamo mai chiesti se la vita di un cittadino occidentale vale veramente più di quella di un contadino afgano, iraniano o ceceno?

La verità è che l'ondata di attentati dell'11 settembre, la più micidiale della storia, è un appello disperato, rivolto al mondo privilegiato, a rimettere in discussione la propria politica estera di dominazione. Non c'è fatalità in questi attentati; non sono essi il frutto di una forza cieca, distruttrice e perversa. Questi attentati sono stati coscientemente perpetrati da uomini, forse, proprio come voi e me. E' a questo titolo che debbono essere ricondotti in una logica storica ben precisa, quella dell'arroganza dell'occidente.