Obama: un discorso di due minuti per la Siria

Articolo pubblicato il 28 marzo 2014
Articolo pubblicato il 28 marzo 2014

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Il Presidente degli Stati Uniti, al termine del vertice tra il suo Paese e l’Unione Europea,  ha dedicato solo un paio di minuti del suo intervento ai conflitti particolarmente sanguinolenti come quelli che da anni distruggono la Repubblica Centrafricana e la Siria. Ha dedicato solo 120 secondi, Barroso e Van Rompuy neanche uno. 

Il vertice tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea si è concluso con molte belle parole sulla cooperazione bilaterale. I punti salienti dell’incontro sono stati la situazione in Ucraina, il Patto Transatlantico per commercio e investimento (noto maggiormente con l’acronimo inglese TTIP), la ripresa economica e i cambiamenti climatici. Ba­ra­ck Obama ha accennato brevemente il suo impegno per porre fine al programma nucleare iraniano e per inviare aiuti umanitari per i conflitti della Repubblica Centrafricana e della Siria. Due minuti. Barroso e Van Rompuy non si sono pronunciati su una guerra civile che dura già da tre anni. 

Una decina di giorni fa il Par­la­men­to Eu­ro­peo ha ospitato una conferenza cui hanno partecipato il leader dell’opposizione siriana Ahmed Jarba e il primo Ministro belga, candidato liberale alla Presidenza della Commissione Europea, Guy Ver­hofs­tadt. Secondo quest’ultimo, il non-intervento dell’Unione Europea in Siria “ha dato adito alla Russia di pensare che non lottiamo per la democrazia e li ha sostenuti nella crisi ucraina”.   Sia Obama che Barroso e Van Rompuy hanno ripetuto più volte le sanzioni e le misure che devono essere implementate per far rispettare alla Russia la legalità internazionale; sì, ma in Siria?

Ver­hofs­tadt pensa che la comunità internazionale non ha fatto il possibile poiché  “si sapeva fin dall’inizio che Bas­har al-As­sad avrebbe preferito distruggere il suo Paese piuttosto che lasciare il potere” e condanna l’inerzia dell’Occidente in due momenti cruciali: l’assedio della città di Homs nel 2011 e il ricorso alle armi chimiche. Il Primo Ministro belga  non crede sia possibile una risoluzione politica immediata e reclama tre chiare misure: imporre una no-fly zone, stabilire un corridoio umanitario e fornire mezzi per appoggiare la resistenza siriana. Riguardo al ruolo che l’Unione Europea deve rivestire, Ver­hofs­tadt ha designato come responsabile il Parlamento Europeo che deve esercitare pressione sul Consiglio Europeo affinché abbia un approccio più proattivo e ha concluso affermando che “ è arrivato il momento di essere coraggiosi”.

SIRIA: TRE ANNI DI MORTE

La guerra civile siriana è costata la vita a 100.000 persone e ha provocato più di 9 milioni di sfollati. Ahmed Jarba Presidente della Coalizione Nazionale per le Forze di Opposizione e la Rivoluzione Siriana (CNFORS), lo scorso lunedì 17 marzo, ha assistito alla conferenza organizzata dal gruppo Spinelli.

In tal sede ha fatto un  appello ai Paesi del “mondo libero” affinché evitino la distruzione della Siria, dove la popolazione “sta morendo sotto i bombardamenti e il silenzio internazionale”. Secondo il leader del più importante gruppo d’opposizione siriano, “il terrorismo non c’entra nulla con le frontiere né con le religioni” e se non si frena Bas­har al-As­sad, l’Europa “se lo troverà alle porte”. Interrogato sui crimini commessi per la resistenza, Ahmed Jarba ha risposto che la sua organizzazione li condanna, ma distingue quelli commessi dagli individui e quelli perpetrati dai collettivi. “Quando verrà il momento, tutti saranno condannati, ma – ha sottolineato-  non si possono confondere insieme i due tipi, i crimini di guerra vanno anteposti”. Secondo Ahmed Jarba, le zone liberate vivono ancora nel caos, controllate a volte dagli eserciti stranieri. Il leader siriano ha assicurato che non sta chiedendo altre armi, ma “i mezzi necessari per ottenere gli strumenti essenziali nella lotta contro il regime terrorista”.