Nuovo campus universitario: sostenibile a metà

Articolo pubblicato il 08 maggio 2012
Articolo pubblicato il 08 maggio 2012
Il progetto del nuovo campus dell'università di Torino, che da settembre ospiterà gli studenti di Giurisprudenza e Scienze Politiche, è stato progettato e realizzato con una grande attenzione alla sostenibilità ambientale e al risparmio energetico. Tuttavia, ci si è dimenticati di considerare un fattore tanto fondamentale quanto imprescindibile, ovvero la mobilità degli studenti.

Notarlo non è difficile : il nuovo polo universitario è un edificio enorme che si sviluppa in lunghezza più che in altezza nell’area dell’ex-ITALGAS, sulle sponde del fiume Dora. Il comune di Torino da anni sottolinea come il campus sia segno di una città che investe sull’università e la ricerca; di fatto la struttura occupa circa 45.000 mq di terreno prima abbandonato e sarà una delle più grandi costruite in Europa. A lato del nuovo polo, già è presente da anni la residenza universitaria Olimpia, gestita dall’ente per il diritto allo studio della regione Piemonte (EDISU). Ulteriori residenze sono in attesa di essere realizzate nelle immediate vicinanze.

Nella presentazione del progetto viene rimarcata la sua sostenibilità e il basso impatto ambientale dell’edificio ; di fatto, la struttura dovrebbe raggiungere altissimi livelli di efficienza energetica e la fornitura del calore verrà dalla vicina centrale termica. Ciò di cui il progetto difetta è la presenza di posteggi per le biciclette. Sebbene sia provvisto di un ampio parcheggio sotterraneo per autoveicoli, con circa 500 posti auto, non è prevista la costruzione di alcuno spazio per il posteggio delle biciclette. Dimenticanza? In una città che si propone come esempio per la sostenibilità, dove sono moltissimi gli studenti fuori sede che si muovono tramite mezzi pubblici e, appunto, biciclette, come è possibile dimenticarsi di un fattore così fondamentale? Le stazioni della metropolitana sono troppo distanti e la mancanza di strutture adeguate al trasporto su due ruote di certo non incentiva la mobilità così definita sostenibile.

Alcuni docenti dell’ateneo hanno fatto presente la questione alla commissione interna dell’università, ma la risposta è stata alquanto evasiva. La priorità sembra essere l’inaugurazione, prevista per giugno. Dunque, sebbene si concordi sul fatto che sia una lacuna da colmare, non è un problema di cui occuparsi nell’immediato: il progetto non può essere modificato ora, perché ciò implicherebbe un posticipare la data di consegna. E’ possibile che nessuno abbia pensato a questo particolare durante gli anni di progettazione e di realizzazione ? La richiesta dei docenti è quella di trasformare il 10 % dei posteggi auto in posteggi per biciclette. Nulla di infattibile.

Sebbene la città di Torino abbia fatto grossi e visibili passi in avanti per quanto riguarda la qualità dell’ambiente urbano e nella lotta all’inquinamento, la posizione geografica pregiudica fortemente la sua situazione. Sono ancora troppi i giorni all’anno in cui si superano i limiti di concentrazione delle polveri sottili nell’aria. “Il traffico è uno dei problemi più grossi che la città deve affrontare” sostiene Angelo Benedetti, che ha lavorato per 32 anni all’Assessorato per l’Ambiente della regione Piemonte. “E’necessario tagliare i rami secchi, quei chilometri stupidi che sono di troppo”. Secondo Benedetti due sono i punti sui quali la città dovrebbe concentrarsi : uno è lo sviluppo di una mobilità che rispetti l’ambiente, l’altro invece riguarda l’espansione della rete di tele-riscaldamento.

Se il nuovo polo universitario si contraddistingue per la sua elevata efficienza energetica, che permetterà un minor consumo energetico, è rimasto indietro su un punto essenziale quale quello della mobilità degli studenti. Inoltre, non è prevista l’istallazione di alcun impianto ad energia rinnovabile. Niente pannelli fotovoltaici quindi. Non c’è dubbio che uno sviluppo della mobilità sostenibile non può che venire dagli studenti che vivono la città ; se né l’università né gli enti locali si preoccupano di questi temi, l’ossimoro dello sviluppo sostenibile resterà tale, compiuto solo nella sua astrazione.

Mattia Marello