Nuove tecnologie: nostalgia della calma

Articolo pubblicato il 16 dicembre 2014
Articolo pubblicato il 16 dicembre 2014

Cellulare, tablet, iPod e lettore ebook sono diventati, tra gli altri, elementi imprescindibili della nostra vita. Ma quando ci sentiamo sopraffatti dall’eccesso di informazione e di novità, il ricordo di un’epoca senza tecnologia viene in nostro soccorso. Marta, una ragazza come tante altre, ha detto no a tanta tecnologia.

Marta ha 24 anni appena compiuti. Cammina a passo spedito per la strada in discesa. Il cellulare le squilla in tasca. Il tablet in borsa emette suoni acuti, lamentandosi per la batteria scarica. Il computer che tiene con cura tra le mani, seppur quasi spento, non smette di farsi sentire. E l’iPod le impone un cambio musicale radicale, passando senza preavviso da Fly me to the moon di Frank Sinatra a Highway to Hell degli AC/DC. «Basta!», pensa Marta. In quel preciso istante le torna in mente un’epoca, sconosciuta per alcuni, in cui l’assenza di tecnologia le permetteva una passeggiata, scoprendo nuovi quartieri, ascoltando il brulichio della città, senza interferenze.

Sembra strano, ma le manca il tempo in cui ci metteva delle ore a scrivere un messaggio con un telefonino che sembrava finto. Le mancano le chiamate al fisso di un’amica, per proporle d’andare a prendere un caffè e chiacchierare per ore. Le piaceva sfogliare le pagine di un libro, sentirne l’odore. E andare in facoltà per cercare, tra gli scaffali della biblioteca, un libro da consultare. A Marta manca il tempo in cui viveva senza tecnologia, senza quella fretta generata dall’ottimizzazione del tempo. 

E poi, Marta odia andare a cena e vedere che la gente risponde alle sue domande solo dopo aver inviato qualcosa su WhatsApp. Non sopporta che le parlino di TIFF, GIF, VPN, DVI, HDMI e di tante altre sigle che a volte le sfuggono. Che in un ufficio informazioni le dicano di cercare su Internet. Per non parlare della risintonizzazione dei canali televisivi e delle volte in cui non è riuscita a vedere un film. 

Di recente, le è capitato di leggere la storia di un bambino che aveva un robot per amico. La cosa le ha fatto pensare alle sue conoscenze e che, in realtà, non c’è da sorprendersi tanto per notizie come questa dato che, senza andare troppo lontano, suo fratello non sa cosa siano il gioco della corda, nascondino o il famoso gioco dell’oca. Al giorno d'oggi ciò che conta è solo la nuova versione dell’ultimo videogioco, il cellulare con il quale ti presenti a scuola, la macchina telecomandata che quest’anno chiederai a Babbo Natale.                                                                                                                         Questi pensieri la fanno sentire un po' vecchia. Non lo è, ma tutto è cambiato così velocemente che persino i suoi studi universitari sono già diventati obsoleti. Nonostante tutto, e malgrado la nausea che a volte le causano questi cambiamenti a marce forzate, Marta non è un'ingenua. Sa che senza la maggior parte di essi non potrebbe fare molte delle cose che formano la sua quotidianità. Sa anche che le risulterebbe difficile svolgere la professione che le piace e che le distanza fisica e geografica si farebbe ancor più grande senza quelle tecnologie alle quali ricorre per contattare i suoi.

Ma Marta non si rassegna. In un modo o nell'altro, vuole disintossicarsi da tanti apparecchi elettronici. Un paio d’ore al giorno senza contatti con l’esterno, senza essere raggiungibile. Sa già che sarà duro, ma crede in quella nostalgia e sa che riuscirà a conseguire il suo proposito. Cerca quindi un hobby, qualcosa che la distragga. Scrivere non le sembra una cattiva idea: non costa nulla e richiede concentrazione. Allo stesso tempo si rifornisce di chewing-gum, caramelle e palline anti-stress per superare al meglio i momenti difficili.

Il primo giorno soffre. La tentazione d’accendere il computer è più forte di lei. Inizia a scrivere a più non posso. Dopo due ore ha finito un’intero racconto. Il secondo giorno il silenzio, l’assenza di musica e di qualsiasi suono proveniente dal cellulare le permettono di scrivere con ancora più impegno, riuscendo così a terminare ben due racconti. Supera con successo anche il terzo giorno, il quarto ed il quinto. A fine mese ha così tante storie che, la sera, decide di leggerle a suo fratello. Difficile competere con i suoi videogiochi, con il tablet o col cellulare, ma prova a creare un bel momento da passare insieme. Ciò che Marta non può sapere è che, tra molti anni, anche suo fratello, ormai grande, leggerà delle storie ai suoi figli, provando a fargli mettere da parte la tecnologia. Del resto, passato tanto tempo, farà fatica a ricordare il nome di quel videogioco che per mesi, da piccolo, aveva chiesto così insistentemente. Ciò che invece gli mancherà saranno proprio le storie che gli raccontava sua sorella prima di andare a dormire.

Questo articolo fa parte del nostro speciale di fine anno sulla nostalgia. La realtà spesso ci delude. Qual è la nostra storia? Che cosa ci manca oggi, che ricordi abbiamo? E infine, in che misura la nostra memoria è contaminata dalle esperienze altrui e come possiamo essere sicuri che tutti i nostri ricordi ci appartengono veramente?