Nuova vita per il patto di stabilità?

Articolo pubblicato il 15 luglio 2004
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Articolo pubblicato il 15 luglio 2004

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La Corte di giustizia europea ha annullato la decisione con la quale i Ministri delle Finanze sospendevano la procedura per deficit eccessivo nei confronti di Francia e Germania. I giudici Ue rendono un duplice servizio all’Europa.

Fino a poco tempo fa il Patto di crescita e stabilità europeo sembrava destinato a una morte lenta e silenziosa. La decisione del novembre 2003, con la quale i Ministri europei delle Finanze rifiutavano di attivare le sanzioni proposte dalla Commissione nei confronti di Francia e Germania, destava ancora grande interesse nell’opinione pubblica. In entrambi i paesi le opposizioni avevano accusato i loro governi di voler seppellire il Patto e a questo coro di lamenti si aggiunsero, anche se con toni più pacati, i piccoli paesi membri dell’Unione Europea. In tutta Europa si è discusso sul senso di un patto così rigido in tempi di recessione come questi, su una sua forma più flessibile e non per ultimo sulla possibilità di sanzioni, anche di tipo economico, in caso di violazione del Patto. Quando, due settimane fa, i Ministri delle Finanze hanno deciso di assolvere anche l’Italia dai suoi “peccati di bilancio” sono stati pochi i commentatori che ne hanno reso conto. Tra questi, Fabio De Franceschi su queste colonne. Sembrava che la fossa per seppellire il Patto fosse ormai pronta da tempo.

Lo strapotere dei Grandi

Ma il Patto non scomparirà in silenzio. Così, almeno, ha stabilito la Corte di giustizia della Ue con la sua sentenza di martedì. Il verdetto del novembre scorso è stato quindi annullato in quanto “violazione del diritto europeo”.

Una sentenza esemplare con la quale la Corte rende un doppio servizio all’ Unione. In primo luogo si tratta di uno schiaffo ai grandi paesi che fino a questo momento si sono rifiutati con irritante arroganza di trarre le conseguenze delle loro negligenti politiche di bilancio. Nel frattempo su più della metà degli stati della Ue sono piovuti richiami al rispetto dei vincoli di bilancio da parte della Commissione. Tra questi non vi è neanche uno dei grandi paesi membri, nonostante ripetute infrazioni . In secondo luogo si torna a parlare pubblicamente del Patto. E non solo del senso di uno strumento così importante e in fondo giusto, ma anche delle condizioni economiche che si troveranno ad affrontare i contribuenti di domani.

Accumulare debito significa campare oggi al di sopra delle proprie possibilità lasciando il conto alle future generazioni. Questa saggezza economica apparentemente antiquata risulta più che mai corretta, sia in periodi di boom che di recessione. Forse sarebbe pretendere troppo sperare che dal dibattito sulla sentenza della Corte europea seguano passi concreti.