Nuova legge sui media, l’Italia aspetta

Articolo pubblicato il 17 luglio 2006
Articolo pubblicato il 17 luglio 2006

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Prima delle elezioni di aprile Romano Prodi aveva promesso che avrebbe modificato la legge Gasparri. Ora la Commissione Europea insiste per passare dalle parole ai fatti.

Nel frattempo Prodi è divenuto Presidente del Consiglio, ma della riforma neanche l’ombra, mentre gli italiani aspettano ancora le prime mosse del nuovo Governo. Nel programma politico dell’Unione il neo-eletto Romano Prodi aveva annunciato di voler risolvere all’inizio del suo mandato due problemi: la legge sui mezzi di comunicazione di massa e il conflitto di interessi. Il programma dichiarava inoltre: “Entrambi i punti devono essere risolti velocemente, poiché allo stato attuale le leggi italiane sono in contrasto con la legislazione europea”. Per quanto riguarda il conflitto d’interessi Prodi ha fatto riferimento principalmente a quello del suo avversario Silvio Berlusconi. La situazione italiana risulta infatti alquanto singolare: c’è un leader politico che è allo stesso tempo anche proprietario di tre reti televisive private. Anche se Berlusconi non riveste più la carica di capo del governo il problema resta. In un Paese in cui il popolo trae informazione quasi esclusivamente dal mezzo televisivo, Berlusconi riesce ancora ad avere un grande impatto sull’opinione pubblica.

Signore del mercato mediatico

Quando nel 2001 Silvio Berlusconi divenne Presidente del Consiglio Mediaset entrò in contrasto con la legge sui media, dal momento che un imprenditore dovrebbe poter controllare al massimo il 30% del mercato pubblicitario: e invece Berlusconi con la sua azienda ha incassato più del 60% degli introiti pubblicitari. E per legalizzare questo stato di cose varò la “Legge Gasparri”. La legge, che prende il nome dall’ex ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri, ridusse tale percentuale dal 30% al 20%. Di primo acchito sembrava trattarsi di una restrizione rispetto alla normativa precedente, ma la legge indica anche come il limite di concentrazione sia passato da un solo tipo di media a tutto il mercato mediatico, un concetto questo che raggruppa nella sua definizione anche gli introiti delle poste, dei cinema e dei media on line. Conseguenza: Silvio Berlusconi ha avuto così la possibilità di dar vita al suo impero mediatico; nel 2005 Mediaset ha ottenuto un giro d’affari senza precedenti e così i profitti totali dell’azienda sono stati di 603,4 milioni di euro.

Da ultimo, il 19 luglio, la Commissione Europea ha inviato una lettera formale al Governo Prodi chiedendo di modificare la Legge Gasparri. Secondo l'esecutivo comunitario la Legge avrebbe provocato restrizioni ingiustificate nell'offerta televisiva.

Vendetta contro Berlusconi

La prima fase del governo Prodi è iniziata. Tuttavia fino ad ora il neo Presidente non ha ancora osato affrontare il tema della riforma dei media. Gian Enrico Rusconi, professore di scienze politiche presso l’università di Torino afferma: «La riforma sui media è finita per ora nel dimenticatoio a causa delle opinioni piuttosto discordanti». Già in aprile si erano annunciate discrepanze rispetto alla riforma. In un’intervista alla Rai Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione Comunista, ha espresso il desiderio di far “dimagrire” Mediaset. Egli ha infatti proposto un decreto di legge grazie al quale in futuro Mediaset potrà avere soltanto due reti televisive e dovrà ridurre le acquisizioni di pubblicità. Prodi del canto suo non vuole accogliere le proposte radicali di alcuni membri della coalizione. In un’intervista rilasciata a TimeMagazine il 1° maggio scorso ha dichiarato che le implicazioni tre politica e informazione devono essere limitate, ma ha anche detto chiaramente: «Non voglio varare una legge punitiva o utilizzare la politica come mezzo di vendetta». Ma ha annunciato una “semplice legge anti-trust”.

Se la scappatoia si chiama famiglia

Gian Enrico Rusconi è dell’avviso che passeranno ancora molte settimane prima che la coalizione di centro sinistra trovi un accordo in merito alla nuova legge. Ma qualsiasi forma prenda la legge sui media, una cosa è certa: Berlusconi è comunque pronto a qualsiasi eventualità, e ha già trovato una scappatoia che gli permetterebbe di rimanere ancora in politica senza perdere il controllo del suo impero. Il Corriere della Sera ha riportato che Berlusconi provvederà ad affidare ai figli la maggioranza delle azioni di Mediaset nel caso in cui la nuova legge diventi più restrittiva.