Nuova Europa, vecchie abitudini

Articolo pubblicato il 12 gennaio 2006
Articolo pubblicato il 12 gennaio 2006

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L’accordo preliminare siglato tra il Vaticano e la Slovacchia sulle leggi sull’aborto nella Repubblica Slovacca potrebbe minare la legislazione dell’Ue. Cosa faranno le altre istituzioni adesso? Chiuderanno un occhio o alzeranno l’indice a condanna?

L’Unione Europea ha accettato la sfida lanciata dal Vaticano: una battaglia per il diritto all’obiezione di coscienza in questioni spinose quale l’aborto. In un resoconto di quarantuno pagine redatto dal Comitato europeo di esperti per i diritti fondamentali, viene messa in discussione la procedura condotta dal Vaticano per stringere accordi con gli altri Stati membri dell’Ue: i cosiddetti concordati. Anticamente tali concordati erano stati creati per definire la sfera d’influenza della Chiesa in un deteminato paese. L’esempio più emblematico è sicuramente rappresentato dall’accordo per la reintroduzione del cattolicesimo in Francia, in seguito al concordato del 1801, firmato Napoleone e Pio VII. Il Vaticano ha recentemente utilizzato questi accordi sempre più come meri strumenti politici.

Cattolicesimo: primo fra tutte

Negli accordi siglati con l’Italia, il Portogallo e la Lettonia, il Vaticano aveva già incluso clausole sull’obiezione di coscienza in materia di servizio militare. Ma è nell’accordo abbozzato inizialmente nel 2003 tra la Chiesa e la Slovacchia e attualmente in attesa di essere ratificato, che l’obiezione di coscienza in riferimento all’aborto e alla fertilizzazione in vitro (ivf) ha trovato l’assenso di entrambe le parti. Secondo le opinioni espresse dagli esperti dell’Ue, tale clausola implicherebbe la possibilità per il corpo medico di negare il diritto all’aborto alle donne slovacche, giustificando tale decisione col principio di conflittualità con i comandamenti della religione cattolica. Gli esperti hanno fatto notare che «questa situazione renderebbe molto difficile, se non impossibile, offrire assistenza o trattamenti adeguati alle pazienti… soprattutto nelle zone rurali del paese». Se si arrivasse a tanto, la Slovacchia andrebbe a violare i propri obblighi verso la legislazione europea e i diritti fondamentali internazionali.

Tuttavia non è soltanto questo concordato ad essere una potenziale mina per le leggi dell’Ue. Il pericolo, secondo gli esperti, si cela dietro qualsiasi accordo concluso tra il Vaticano e un Paese membro dell’Unione Europea. Proprio per il fatto che la Santa Sede viene considerata alla stregua di una Stato sovrano, i concordati sono accordi bilaterali: e, come tali, fanno parte del diritto internazionale, che ha precedenza su quello nazionale. Oltre a ciò, la conclusione del concordato non permette che in un secondo momento venga modificato o invalidato unilateralmente. Di conseguenza risulterebbe alquanto complicato per i successivi governi e maggioranze parlamentari poter cambiare o annullare le decisioni prese dai precedenti governi e il Vaticano. Altri oppositori hanno infine evidenziato il ruolo privilegiato che le religioni arrivano a rivestire attraverso un concordato e, pertanto, un simile accordo discrimina gli altri credi.

Tenendo conto di tutte le questioni aperte emerse, bisogna ora vedere se è possibile portare questo caso di fronte alla Corte di giustizia europea o alla Corte europea per i diritti dell’uomo per una verifica di validità del concordato. A prescindere dalla posizione che ognuno di noi possa assumere a riguardo, la questione dei concordati risulta preoccupante: in fin dei conti, abbiamo già i governi degli Stati membri preposti alla risoluzione di queste questioni.