NUOC: LA FINE DEL MONDO IN SALSA VIETNAMITA

Articolo pubblicato il 01 marzo 2014
Articolo pubblicato il 01 marzo 2014

Immagina che il mondo finisca e che tu sia completamente solo. Il regista vietnamita Nguyễn-Võ Nghiêm-Minh racconta nella pellicola Nước (2014) di come il riscaldamento globale possa modificare  le nostre vite quotidiane e presenta contemporaneamente il primo film del genere science fiction di origine vietnamita. Un progetto ambizioso, ma avrà eguale impatto sullo schermo?

Sao tira impaziente lo starter della sua piccola barca da pesca. Ne segue un bramito sordo, onde inquiete frangono la prua, finché la barca si dirige lentamente in direzione di una città futuristica, sommersa dal mare. Dopo che suo marito è stato assassinato da ambigui impresari, Sao vive sola sul mare nella sua baracca fatta di rami di palma. Lo specchio di mare dilatato incessantemente dal riscaldamento globale ha inabissato l’intero Sud del Vietnam. Ci sono solo barche da pesca, case su trampoli e non vi è già da un po' più nessuna traccia di verdura. Dopo che il fratello minore di suo marito le ha suscitato diffidenza, si imbatte, in occasione di alcune indagini in una stazione di ricerca locale, nella scoperta di un’insalata misteriosa , di pericolose forme e del suo ex amante Thi-Giang che si trova in una palude di tecnologia genetica.

IL PRIMO FILM DI FANTASCIENZA PRODOTTO IN VIETNAM

Il nuovo film Nước (2014) di Nguyễn-Võ Nghiêm-Minh, conosciuto all’estero con il nome 2030, è un complesso di cose: fantasia apocalittica, pellicola fantascientifica, tragedia d’amore ed eco-distopia. Gli innumerevoli problemi relativi al riscaldamento globale e i loro approcci risolutivi vengono qui intrecciati, tuttavia visti da una prospettiva asiatica e in un'ambientazione che non ha alcuna parvenza futuristica. Il mondo intero finirà per davvero? Se sì, quando? Il team di Cafebabel Berlin si è goduto questa visione e ha lasciato la sala del cinema con sentimenti frammisti. Di seguito i commenti scaturiti.

Trailer ufficiale della produzione vietnamita science fiction Nước (2014). 

Lilian: Trovo magnifica l’idea di raccontare una storia science-fiction che sembra singolare nelle sue caratteristiche: priva di un’estetica alla Star Trek e di alieni, solo dominata da uno specchio di mare improvvisamente più alto. Nước non è un film univocamente apocalittico nel quale alla fine tutto precipita e va in fiamme.

Christina: In sé il tema è veramente molto efficace. È un peccato, però, che il contenuto e la drammaturgia nel corso del film diventino sempre più fiacchi. Alla fine tutto va semplicemente in fumo. Inoltre alcuni temi non vengono sviluppati in maniera coerente: all’inizio sulla piattaforma di ricerca di Thi-Giang vi sono dappertutto impianti di sicurezza e telecamere. Sao stessa viene sorvegliata quando viene portata nella sua cuccetta per dormire. Più avanti lei va in giro a suo piacimento con un coltello addosso. E dopo la fine: la telecamera viaggia al di sotto della superficie del mare e si vede il café nel quale Sao ha incontrato per la prima volta Thi-Giang. Qui è rimasto tutto intatto, persino i libri. In seguito le acque si ritirano tutto ad un tratto e la coppia di amanti giace sulla sabbia. Cosa significa esattamente questo?

SCELTA DELL’AMORE PROBLEMATICA NELLE SABBIE APOCALITTICHE

Daniel: Trovo problematica soprattutto la fine del film perché è solamente un epilogo apparentemente aperto. Sao e Thi-Giang sono o morti e non devono quindi preoccuparsi dello specchio di mare oppure le acque si sono effettivamente ritirate? I grattacieli e le navi completamente cariche sullo sfondo mostrano che niente è cambiato nell’economia globale responsabile del cambiamento climatico. Il ritiro delle acque nella scena finale sembra un evento predestinato, voluto dal fato. Questo lieto fine occultato è, tuttavia, filmato nella migliore maniera hollywoodiana, il finale è edenico, paradisiaco.

Lilian: Il finale è a dire il vero insoddisfacente, ma anche se il plot arranca un po’, le immagini blu sono bellissime. Soprattutto se si considera che il cameraman non poteva montare nessuna luce artificiale ed era vincolato al tempo atmosferico e alle maree. Anche la solitudine di Sao in mare diventa molto chiara. La sua figura è davvero molto avvincente: sembra molto emancipata, ha studiato e agisce di fronte a suo marito, al fratello di questi e a Thi-Giang in maniera molto consapevole. Sao è un personaggio molto forte, ma anche vinta, smarrita. Da un lato è indipendente, dall’altro disorientata dopo la morte del marito.

Christina: Esatto, i personaggi sono molto interessanti. Eppure mi irrita la maniera inefficace con cui molto è stato realizzato a livello tecnico. La camera viene mantenuta ad un tratto obliqua per una scena. Se ciò fosse stato un espediente coerente avrei potuto comprenderlo. Appare però soltanto due o tre volte. Va aggiunto che il taglio è infelice in alcune parti. Ciò ha solo un effetto deviante. Alla fine l’estetica visiva si interrompe completamente perché le immagini animate sono mal costruite.

Daniel: Anche se l’estetica sembra un po’ manchevole, ciò non disturba la mia impressione complessiva. Sullo sfondo neutro dominato dalle acque i personaggi spiccano meditativi ma chiari. Nước è a mio parere persino una fiaba, nonostante si incentri su uno dei temi più attuali e significativi quali il cambiamento climatico. Le strutture economiche capitalistiche e tecno-scientifiche rappresentate da Thi-Giang hanno causato il riscaldamento globale. Attraverso la scelta d’amore di Sao esse vengono concepite come l’unica strategia promettente per il futuro. Persino il suo amore per i libri viene rappresentato come desueto. Ciò che crolla assieme all’edenico mondo acquifero non è solo il vecchio stile di vita rurale e la cultura della scrittura, ma anche la speranza che esisteva fino ad allora di correggere l’ordine globale. La decisione di Sao indirizzatasi su Thi-Giang legittima simbolicamente la volontà passiva di sognare ancora in pari condizioni politiche ed economiche. Questo è il messaggio complesso di Nước che la sua attuale e rilevante potenzialità critica ha mancato di esprimere.

CAFEBABEL BERLIN ALLA 64ESIMA EDIZIONE DELLA BERLINALE

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