Numeri che parlano da soli: l'arte di essere un freelance

Articolo pubblicato il 30 agosto 2016
Articolo pubblicato il 30 agosto 2016

Molti tipi di pesci nuotano nel mare dei lavoratori europei. Alcuni preferiscono vivere in gruppo, seguendo le istruzioni di un leader, altri invece vanno per la loro strada e sono essi stessi a decidere come e quando svolgere il proprio lavoro. Bella la libertà, ma nuotare controcorrente presenta le sue insidie.

C'è poco da dire, il mondo del lavoro si evolve più rapidamente di quanto i nostri occhi riescano a percepire. Lavorare dalle 9 alle 18 con un contratto a tempo indeterminato e ferie pagate sono, sempre più frequentemente, una fantasia del passato. Nei Paesi europei stiamo assistendo ad un aumento costante di professionisti che, per volontà o necessità, hanno cominciato ad essere imprenditori di se stessi. Parliamo dei cosiddetti freelance, chiamati anche IPros nel gergo anglosassone (Independent Professionals), i quali a differenza dei classici datori di lavoro non generano posti di lavoro per altre persone, ma occupano esclusivamente se stessi. Sono giornalisti, consulenti, documentaristi, disegnatori, informatici e molti altri ancora che decidono autonomamente l'orario, il luogo di lavoro ed il prezzo delle loro prestazioni. Divertente, no? In teoria sì, però la realtà è un po' più complessa. Tra le principali insidie che questi lavoratori affrontano vi è senza dubbio la necessità di trovare un giusto equilibrio tra tempo libero e orario di lavoro, senza dimenticare la mancanza di un qualsivoglia appoggio istituzionale e burocratico o il vedersi obbligati a diventare freelance semplicemente per ottenere un lavoro. 

Secondo Patricia Leighton, autrice del rapporto "Future Working: The rise of Europe's independent professionals" (Il futuro del lavoro: l'aumento dei lavoratori indipendenti in Europa), l'aumento dei lavoratori indipententi è stato "impressionante". In soli nove anni, dal 2004 al 2013, questi sono passati da 6.2 a quasi 9 milioni di lavoratori, diventando la categoria maggiormente cresciuta nel mercato del lavoro europeo, specialmente nei Paesi Bassi ed in Francia.  Nonostante questa forma di lavoro non sia ad oggi la più diffusa, questa tendenza comincia a delinearsi chiaramente in tutta Europa. Per questo motivo «In un momento di rapido mutamento e di concorrenza nel mercato del lavoro, è necessario che le politiche europee ed il mondo delle imprese comprendano le modalità di lavoro dei professionisti indipendenti e come questi possano apportare benefici all'economia» spiega Leighton.

Futuro nelle nostre mani? Chi può dirlo, anche se non sarebbe una cattiva idea se le università, i centri di formazione e le altre realtà del mondo dell'istruzione iniziassero a dedicare alcune ore proprio alla nobile arte del freelancing.

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Questo articolo fa parte della nostra rubrica Numeri che parlano da soli: statistiche, vignette ed analisi, per capire meglio il mondo intorno a noi.