Numeri che parlano da soli: 334 anni di reclusione per un hacker turco

Articolo pubblicato il 22 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 22 gennaio 2016

Si potrebbe pensare che la condanna all'ergastolo sia la pena "più lunga" a disposizione del sistema giudiziario, ma un giovane hacker turco è stato condannato ad una pena di reclusione molto più lunga della sua speranza di vita: 334 anni per la precisione. Dalla scienza medica in Turchia, ci attendiamo progressi senza precedenti.

Di solito la prospettiva di "scontare una pena" suggerisce che questa pena abbia un suo limite. A meno che il Governo turco non abbia scoperto l'immortalità, ci sono ben poche possibilità di riabilitazione per un hacker 26enne, condannato a un totale di 334 anni di reclusione. Anche se la persona in questione condividesse i poteri speciali attribuiti ai nostri felini domestici, finirebbe per trascorrere dietro le sbarre tutte e nove le sue vite.

Domenica 10 gennaio, Onur Kopçak ha ricevuto la notizia della sentenza: 135 anni di carcere per frode, dopo aver rubato le carte di credito di 11 persone con lo scopo di vendere le informazioni agli hacker informatici. A questo punto, però, aveva già totalizzato 199 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione per aver frodato anche delle banche con un sistema simile. 

Questa decisione giudiziaria ha polverizzato ogni record precedente per la sentenza più dura mai pronunciata contro un cyber-criminale. Si è voluto definire un nuovo precedente per fornire degli argomenti più solidi contro chi è accusato di condurre frodi online, con l'auspicio di agire da deterrente. È lecito chiedersi se una simile pena, quasi 17 volte la soglia massima precedentemente stabilita per un crimine informatico (2o anni), non si sia spinta un po' troppo oltre.