Nuit debout a Parigi: notti insonni in "un'atmosfera da Sessantotto"

Articolo pubblicato il 11 aprile 2016
Articolo pubblicato il 11 aprile 2016

Da giovedì 31 marzo il rifiuto per la politica del governo si è concretizzato in cortei, manifestazioni e nell'occupazione di place de la République. Da lontano si sente un brusio festivo. Il cuore dell’occupazione, però, è costituito da un’assemblea generale quotidiana e dalle commissioni, i cui partecipanti sono determinati a formulare proposte concrete.

"Nuit Debout", letteralmente "notte in piedi", è l’esito di settimane di mobilitazioni della società civile francese contro la riforma del lavoro. Da più di una settimana migliaia di cittadini occupano place de la République, a Parigi. Louise B., studentessa di giurisprudenza, vede questa occupazione come una necessità: «La molteplicità delle rivendicazioni e degli slogan scanditi durante le manifestazioni possono dare l’impressione di un movimento senza alcuna struttura, senza un vero obiettivo comune. Se, in più, alla fine della manifestazione tutti se ne vanno… Con un’occupazione della piazza, almeno, si dà la possibilità di unificare, di organizzare un gruppo».

Un'esperienza umana

Da ormai più di una settimana la piazza è teatro di un’esperienza umana, che lascerà il segno nella memoria di tutti coloro che ci avranno passato anche solo qualche ora o più giorni. Parigi, di solito vista come la città dello stress, dell’indifferenza e dell’anonimato, vede adesso i suoi abitanti incontrarsi senza fatica, costruire insieme tende per ripararsi. Tutto avviene con un rispetto per l’altro degno di nota. 

Le molte persone mobilitate, però, temono di vedere l’occupazione trasformarsi in una fiera, in una specie di festa dell’Unità. Niklas spera con tutto se stesso che il movimento non diventi una festa fine a se stessa. Si dice «demoralizzato da questa tendenza di sinistra a celebrarsi in una festa che non ha niente di politico».

Quindi place de la République è una festa? I passanti che restano al di fuori della mobilitazione potrebbero vederci solo una sagra all’aperto: la musica invita a ballare, le bottiglie di vetro s’impilano di fianco ai cestini, le bancarelle di panini emanano odore di salsiccia e cipolle grigliate. Bisogna avvicinarsi per vedere le persone che pensano insieme alla continuità del movimento. Bisogna restare in piazza per vedere che l’Assemblea generale del 6 aprile, o meglio del "37 marzo" (alla sesta notte di occupazione della piazza, a partire dal 31 marzo, n.d.r.) è iniziata alle 18 e non terminerà prima delle 23, su richiesta degli stessi partecipanti. Bisogna ascoltare chi parla per prendere consapevolezza che un progetto di Costituzione alternativa è ormai avviato.

"Meglio questo di niente"

Se la folla che ogni sera presidia place de la République è costituita principalmente da persone impegnate, da sindacalisti, da neolaureati o studenti, da lavoratori o disoccupati; il carattere non partigiano del movimento permette una relativa eterogeneità del gruppo. Joël, professore di musica, passava per di là in motorino e ha deciso di fermarsi per dare un'occhiata. Allarmato dal notiziario mattutino di France Inter, apprezza «la convivialità del raggruppamento e la sua aria da Sessantotto».

La radio ha spinto anche Véronique, ingegnere in pensione, e Martine, avvocatessa, a farsi una loro idea della Nuit Debout. «Di fronte all’ascesa del Front national e al tracollo del Partito socialista, meglio questo di niente,» afferma Véronique. Martine, da parte sua, apprezza il raggruppamento per il suo opporsi «all’individualismo e al consumismo diffusi». Trova ugualmente interessante il fatto che l’occupazione sembri essere relativamente organizzata senza bisogno di alcun leader.

«La festa e il riappropriarsi di uno spazio urbano,» è soprattutto questo che apprezza Cosme, lighting designer, che è venuto più volte a incontrare queste persone; le incrocia ogni giorno a Parigi. Senza partecipare alle Assemblee generali, prende parte alle azioni spontanee e alle manifestazioni. Cosme viene in questa piazza soprattutto per sentirsi libero e finire la notte a «cantare in arabo con quei ragazzi di provincia, che altrimenti non avrebbe mai incontrato».

"Ci riprendiamo la nostra piazza"

La forza dell’occupazione risiede nell’equilibrio che è stato trovato, e mantenuto fino ad oggi, tra il lato festaiolo e aggregativo del movimento e il suo aspetto militante, strutturato e costruttivo. Avvicinandosi all’Assemblea generale i venditori ambulanti di birra lasciano lo spazio ad ogni sorta di gruppo e collettivo che contribuisce alla durata dell’occupazione. Da una parte gli studenti dell’università Paris VIII organizzano un banchetto filosofico per domenica. Dall’altra una giurista chiede allo stand informazioni cosa può fare per aiutare il movimento: «Tra la riforma sull’uguaglianza dei tempi di parola in campagna elettorale, e la nuova legge sullo "stato di necessità" che riguarda i poliziotti in una situazione di legittima difesa,» è l’esasperazione crescente che l’ha spinta a portare il proprio contributo.

L’esistenza di diverse commissioni mostra da una parte la diversità degli argomenti trattati nel movimento, dall’altra la forte volontà degli occupanti di costruire qualcosa di concreto. Le riunioni del collettivo femminista sono segnate su una lavagna al punto informazioni. Sono indicati anche gli orari degli incontri della commissione Clima, Prospettive e programma, Sciopero generale, Economia politica, Media training o ancora Azione precarietà/disoccupazione. Questi gruppi di lavoro si riuniscono in parallelo all’Assemblea generale che, il 38 marzo (7 aprile), è durata più di sei ore di fila.

 

Davanti allo stand informazioni, accanto all'area dedicata alla stampa e adibita a media centre, un’infermeria di fortuna si è installata nel cuore dell'area accoglienza/spazio serenità. I volontari si sono dovuti occupare, fino ad adesso, di ferite e malori. «Aiutiamo anche i rifugiati e i senzatetto che ci vengono a trovare,» afferma una di questi volontari.

Passa allora un giornalista di Radio Debout, la stazione radiofonica che è stata appena creata dal movimento. Senza confermarlo al cento per cento, Florent, che sostituisce temporaneamente l’addetto stampa del collettivo, mi informa che alcuni di questi giornalisti sarebbero degli scioperanti o dei pensionati di Radio France. La stessa incertezza regna sulla genesi di Nuit Debout. In seguito alle manifestazioni, gli appelli ad occupare la piazza sono stati diffusi tra i lettori del giornale alternativo di sinistra Fakir e dal suo fondatore François Ruffin in seguito ad ogni proiezione del documentario Merci Patron ! (Grazie capo, n.d.t.). Convergence des Lutte, il collettivo nato intorno a questo documentario, ha ampiamente contribuito all’organizzazione e alla permanenza dell’occupazione di piazza. È a questo gruppo di militanti che si deve la distribuzione gratuita del giornale 20 mille luttes (20mila lotte, n.d.t.), soprattutto in metro e sui trasporti pubblici. Florent ammette però che «un po’ tutti si sono lasciati prendere dall’ampia portata del malcontento e dalla volontà di contestazione».

Félice, professore di capoeira, cammina sorridente in mezzo ai gruppi. «Ci sono solo persone per bene a queste manifestazioni. Incontrarli mi dà l’impressine di vivere». E quando gli chiediamo cosa apprezza di più di questa occupazione, risponde eloquentemente: «Gli anziani che ho incontrato mi hanno parlato di un’atmosfera da Sessantotto. Ovvio! Ci riprendiamo la nostra piazza, occupiamo la nostra République».

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Pubblicato dalla redazione locale di La Parisienne di cafébabel.