Nucleare, la Turchia sogna

Articolo pubblicato il 24 aprile 2006
Articolo pubblicato il 24 aprile 2006

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La Turchia intende costruire nuovi reattori nucleari. L’obiettivo è rendere appetibile all’Europa un eventuale ingresso di Ankara nell’Unione. Ma è un progetto che poggia su valutazioni non realistiche.

Il dibattito sull’utilizzo dell’energia nucleare a scopi pacifici non è nuovo in Turchia. Si può dire che torni ciclicamente ad essere d’attualità. Dopo l’incidente di Chernobyl del 1986 i fascicoli rimasero per lungo tempo tra la polvere degli scaffali del Ministero dell’Energia turco, prima di riapparire qualche anno fa. È stato il Ministro dell’Energia Hilmi Güler del partito Akp (Giustizia e Sviluppo) ad aprire la strada al nucleare all’inizio del 2004. A dire il vero nel gennaio di quell’anno Güler sosteneva ancora che «la Turchia si affiderà al carbone, all’acqua e alle fonti di energia rinnovabile». Solo quattro mesi dopo però i toni erano divantati diversi: «Siamo in cerca di investitori per la costruzione di reattori nucleari. Entro il 2020 ne costruiremo tra 2 e 4».

Un nuovo piano energetico

Verso la fine del 2005 il Governo ha finalmente scoperto le carte dei suoi piani energetici e ha dichiarato di voler attivare tre centrali nucleari entro il 2012. Questa data deve essere sembrata troppo azzardata perfino al Ministro dell’Energia, che il 6 gennaio 2006 ha infatti ratificato la proposta spostando la data d’avvio del nucleare turco al 2015.

Quando poi all’inizio del 2006 la Russia ha chiuso i rubinetti del gas all’Ucraina, dimostrando così la volontà di usare l’energia come arma politica, era arrivato il momento del Ministro dell’Energia. Anche in Turchia si è acceso il dibattito sulla dipendenza dall’estero. Negli ultimi anni il Paese ha notevolmente allargato la sua rete di gas naturale concludendo importanti accordi sia con la Russia che con l’Iran. Tutte mosse che sottolineano l’urgenza di una soluzione alla questione energetica. Agli occhi dei politici turchi questa soluzione si chiama nucleare.

«Tangenti nucleari» per l’Ue

I piani d’energia nazionale diventano di interesse della politica estera quando si considera l’opzione nucleare. Alla vigilia dell’avvio dei negoziati con la Turchia, il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha visitato parecchie città europee per portare avanti la sua causa. In questi casi gli incentivi economici possono giocare un ruolo importante. Nell’estate del 2004 ha infatti ventilato la possibilità di una gara d’appalto del valore di 12,5 miliardi di euro per la costruzione di centrali nucleari in Francia. Il quotidiano Milliyet ha prontamente commentato: “Tangenti nucleari”.

I rappresentanti dell’industria locale finora si sono dimostrati piuttosto scettici, come per esempio i soci dell’associazione industriale T_siad che hanno manifestato al Ministro dell’Energia la loro perplessità su questo progetto così oneroso. La loro opinione non è mutata nemmeno dopo il rassicurante annuncio del Ministro: «Lo Stato interverrà concedendo particolari crediti in caso di insolvenze».

Ankara quanto costa?

Uno degli ulteriori argomenti a favore della costruzione di reattori nucleari è la convinzione che il consumo di energia turco sia destinato ad aumentare notevolmente nei prossimi anni. E senza la costruzione dei reattori l’approvvigionamento del Paese sarebbe a rischio. Questi ragionamenti si basano su stime del Ministero dell’Energia pubblicate per la prima volta nel 2005. In base al consumo energetico del 2004, il Ministro aveva previsto per il 2005 una cifra di 197 miliardi chilowattora. In realtà nel 2005 ne sono stati consumati solo 145 miliardi. L’errore della stima statale è stato del ben 26%. Si può presumere quindi che il consumo di 500 chilowattora, previsto per l’anno 2020, sia largamente sovrastimato. Il Governo turco prevede che a una crescita economica costante corrisponderà un rispettivo aumento del consumo energetico. Al contrario l’esempio di alcuni paesi industrializzati occidentali ha dimostrato che quando l’industrializzazione aumenta, il consumo di energia non diminuisce necessariamente. I possibili risparmi dovuti alla crescente efficienza economica sono stati omessi. L’ente Eiei, associato al Ministero, sostiene che sarebbe possibile risparmiare fino al 30% dell’energia consumata attualmente.

Un movimento antinucleare

Ma il dissenso cresce sui piani atomici del Governo. Il 1° aprile si è riunita per la seconda volta la piattaforma anti-nucleare (Nkp) di cui fanno parte oltre cento Ong, numerosi ordini professionali e le maggiori organizzazioni a tutela dell’ambiente. Si è deciso di compiere passi concreti, come per esempio l’organizzazione di due conferenze in memoria dell’incidente nucleare di Chernobyl, una a Izmir e l’altra a Mersin. E infine un grande incontro che si terrà il 20 aprile sul Mar Nero, a Sinop, possibile sede di un reattore in futuro.

Per ora gli avversari del nucleare sono riusciti ad impedire la costruzione di centrali nucleari. Attendiamo ulteriori risvolti sulla questione.