NOTIZIE DELLA BREXIT

Articolo pubblicato il 20 gennaio 2017
Articolo pubblicato il 20 gennaio 2017

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Rivolgiamo uno sguardo al passato con queste espressioni: “Oh, questo non lo facciamo sull’isola, deve essere una cosa del continente!” “Oh, questa l’ho già provata prima, si chiama colazione del continente!”

Chi ha già sentito queste parole ha sicuramente parlato con un inglese. Ci piace sottolineare la nostra originalità. Siamo un’entità autonoma. E la grande massa ad Est dell' Isola Britannica? Quella è il continente (che comprende 51 paesi, 27 dei quali fanno parte dell’UE). L'idea di unicità della nostra nazione è radicata nella nostra mente sin dalla tenera età: ci siamo opposti ai trattati, alle regole, abbiamo mantenuto la nostra valuta da quando siamo entrati nel “continente”, ovvero l’Unione Europea. Abbiamo la nostra sterlina e il nostro controllo passaporti, siamo semplicemente speciali… Quando sono arrivata sul “continente” (in Olanda, precisamente) ho parlato della frontiera culturale fornita dal canale, come un fossato intorno ad una fortezza, che crea un vuoto nell’esistenza dell’isola/del continente.

Addio Gran Bretagna

La Brexit mette fine allo status privilegiato della Gran Bretagna nell’Unione Europea. Già si parla di trovare una nuova lingua franca, dei costi del visto turistico e, per quanto riguarda la valuta, rispetto alla sterlina l’euro è più forte che mai. La Gran Bretagna è diventata ridicola. Boris Johnson ha rivolto minacce all’Italia riguardo al crollo di vendite di Prosecco qualora l’UE decidesse di bloccare il libero scambio con il Regno Unito, il che riassume la frivolezza delle negoziazioni tra Gran Bretagna e UE. Solo il tempo dirà quali saranno i risultati della Brexit, ma è evidente come Bruxelles stia cercando vendetta contro un paese che gode di benefici senza affrontarne i costi.

La politica dopo la Brexit

Fuori dalle sale di negoziazione la politica dopo la Brexit si trova in uno stato di grande disordine. Gli scontri hanno raggiunto il picco tra agosto e settembre con l’isteria della leadership dei Conservatori e l’opposizione, ormai fuoi gioco, del Partito Laburista, diviso al suo interno. I disordini continuano e l’ UKIP (United Kingdom Independence Party) fa fatica a trovare un leader dopo una rissa al Parlamento Europeo e un litigio tra Boris e la May. Quindi i Liberaldemocratici sarebbero gli unici stabili? La situazione post-Brexit ha invaso altri ambiti della vita in Gran Bretagna: la sentenza della Corte Suprema che ha negato al governo il diritto di approvare l’articolo 50 senza il voto del Parlamento ha portato a minacce di morte contro la magistratura, inclusi molti giudici che hanno emesso la sentenza. Mentre le critiche del popolo alle istituzioni dovrebbero essere tollerate, con le minacce di morte bisogna fare i conti. Io stessa considero il risveglio del popolo britannico come uno shock di fronte dalla realtà. La Brexit va ben oltre il sentimento anti-UE poiché ha dato modo criticare la classe dirigente brittannica.

Una perdita di prestigio?

Le conseguenze della Brexit si possono osservare da vari punti di vista. Io personalmente approvo che sia andata in fumo l'dea che ha prevalso per troppo tempo, quella della Gran Bretagna come una grande potenza nel mondo (e in UE), definita “Global Britain” da Theresa May. E mi rifersico al discorso in cui la May prometteva successi dopo la Brexit alla luce dell’economia forte della Gran Bretagna, ovvero la quinta grande economia del mondo, divenuta sesta alla fine del suo discorso. Forse con il declino del suo potere e della sua influenza sul mondo, la Gran Bretagna rivolgerà la sua attenzione alle lotte interne al Regno Unito (l'indipendenza della Scozia, ad esempio?) e alle ineguaglianze della sua patria rispetto a quelle del Terzo Mondo.

Il 2017 è considerato un nuovo inizio per molti ma per la Gran Bretagna rappresenta la fine della sua appartenenza all’UE, il che continua a dividere la nazione. Le notizie da Bruxelles non sono mai state seguite così attentamente dato che gli inglesi iniziano un nuovo anno pieno di dubbi sul Regno Unito e sulle conseguenze dell’uscita dall’UE. Per tutti i dubbiosi che leggeranno questo articolo riporto un motto pronunciato nel 2016 dal primo ministro del Regno Unito, Theresa May: il 2017 è l’anno in cui “Brexit significa Brexit”.