Norme europee sulla privacy: tra protezione e sfruttamento

Articolo pubblicato il 07 gennaio 2011
Articolo pubblicato il 07 gennaio 2011
La direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla privacy e sulle comunicazioni elettroniche votata il 12 luglio 2002 aveva l'obiettivo di armonizzare le legislazioni in vigore negli stati membri in materia di privacy, rendendola un vero e proprio diritto.
Tra pubblicità occulta e diritto della memoria digitale, la direttiva prevede clausole per proteggere i cittadini dall'utilizzo eccessivo dei loro dati personali. Ma al tempo stesso, le leggi nazionali sfruttano questi dati per ragioni più o meno ammesse. Analizziamo Germania, Italia e Francia.

Nel 1819, Benjamin Constant operava una distinzione tra la libertà dei moderni e quella degli antichi. In sostanza, gli antichi non avevano alcuna indipendenza nella loro vita privata, ma godevano di diritti pubblici e viceversa. 200 anni dopo, Mark Zuckerberg ha fatto esplodere la teoria del pensiero liberale francese contribuendo ad annientare, dopo quella pubblica, anche la nostra indipendenza nel privato. Arrivederci e grazie? No, Facebook non ha (completamente) annientato la nostra sacrosanta sfera privata e le leggi nazionali in Europa fanno di tutto per tutelarla. Con più o meno insistenza...

Germania: il Big Brother torna al lavoro

In Germania, il Grande Fratello è sempre più occupato. Per una volta la Germania si ribella. La protezione della privacy è stata a lungo un santuario oltre Reno. Eppure, secondo le statistiche del 2007 a cura dell'ONG Privacy di Londra, i primi della classe europei sono scesi al settimo posto. La videosorveglianza è aumentata, l'introduzione dei passaporti biometrici, l'acceso ai dati dei cittadini tedeschi da parte delle istituzioni ufficiali e le inefficienze in materia di privacy dei dipendenti. Se c'è una classifica in cui la Germania resta la numero una è quella della sorveglianza in materia di telecomunicazioni: applicata nell'ambito del Telekommunikationsgesetz 2007, ha permesso la registrazione di tutte le chiamate per 6 mesi. Fino a marzo 2010 quando è stata dichiarata incostituzionale, a seguito di diverse denunce. Ciò tuttavia non impedisce la diffusione di oltraggi alla privacy nel corso degli anni: la catena Lidl sorveglia i suoi dipendenti con videocamere, i test sul sangue della Daimler. Una nuova legge sulla privacy dei dipendenti è in corso di elaborazione. Riguarderà anche lo spinoso problema dei social network.

Italia: Protezione garantita, pure troppo

Nel Belpaese se vogliono circolare in un paese devono avvertire almeno tre giorni primaÈ forse a causa del potenziale espansivo dei cittadini italiani che le autorità dello "stivale" hanno un'attenzione particolare per la privacy e per la tutela dei dati personali. A giugno del 2003 il codice per la protezione dei dati personali ha raggruppato tutte le leggi e i regolamenti in vigore in materia.

Ma la cosa che colpisce di più di tale legislazione riguarda l'obbligo imposto a Google di informare i cittadini del momento il cui le sue telecamere sarebbero passate a scattare foto per conto del servizio Google Street view.

La protezione della privacy viene insegnata a partire dalla scuola, dove è vietato pubblicare senza autorizzazione filmati effettuati da cellulari e dove l'impronta biometrica in mensa è vietata. L'autority per la protezione di dati personali ha recentemente avviato una campagna sugli effetti collaterali dei social network destinati ai giovani. Vade retro Zuckerberg! Nel frattempo il frizzante e giovane presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha tentato invano di fare approvare la legge bavaglio che vieterebbe ai giornalisti di pubblicare informazioni derivanti di intercettazioni telefoniche... Sotto la pressione dei media italiani e del Consiglio europeo, ha finalmente deciso di rinunciarvi a luglio del 2010.

La legge francese: tra protezione e controllo della privacy

Il diritto francese segue due tendenze apparentemente contraddittorie. Da una parte il diritto alla memoria digitale fa dell'indirizzo IP un dato personale e permette a qualsiasi persona identificabile di eliminare i dati che la riguardano. L'obiettivo? Rispettare la direttiva europea del 24 ottobre 1995 che chiede ai responsabili dei dati digitali (fornitori d'accesso, motori di ricerca, social network) di non fornirli per più del periodo necessario al loro trattamento. Un progetto di buona volontà contro le "cannonate virtuali" che si possono abbattere sui candidati ad un impiego ad esempio. Tuttavia questa carta del diritto alla memoria digitale nei siti collaborativi e nei motori di ricerca non riguarda né FacebookGoogle.

(cc)infografica di Anne Helmond

D'altra parte, la legge d'orientamento e di programmazione per la perfomance della sicurezza interna prevede di poter filtrare e bloccare i siti pedo-pornografici. Certo, la pedofilia è deplorevole, nessuno dice il contrario. Ma il detrattore di questa legge non difende la pedofilia, dubita piuttosto che lo strumento legislativo non sia a favore di qualcosa di diverso dalla lotta alla pedofilia. Già i distributori di prodotti culturali (case editrici, case discografiche) hanno dichiarato di voler utilizzare questo strumento contro coloro che scaricano contenuti coperti dal diritto d'autore.

Foto: (cc)Photon™/flickr ; (cc)Stuck in Customs/flickr; (cc)Anne Helmond/flickr; video: gentile concessione di YouTube; http://www.maxluere.com/