Norbert Hofer: l'uomo che sussurrava agli austriaci

Articolo pubblicato il 03 dicembre 2016
Articolo pubblicato il 03 dicembre 2016

Norbert Hofer dà voce ai pensieri di circa il 50% degli austriaci. Se vincesse le elezioni del prossimo 4 dicembre contro Alexander Van der Bellen, il candidato del Partito della Libertà Austriaco diventerebbe il primo Presidente della Repubblica di estrema destra nella storia europea del dopoguerra. 

«Ha con sé uno spray al peperoncino? O un coltello?». L'addetto alla sicurezza controlla scrupolosamente il mio beautycase, mentre un altro con il metal detector va alla ricerca delle chiavi perdute. Questo venerdì la sala concerti del Kursalons Hübner a Vienna è piena di gente che si accalca nella sala sfarzosa. Il pubblico è misto. Si va dal fazzoletto da taschino con camicia di flanella annessa ed abito da sera fino alla tuta da jogging, includendo famiglie e pensionati, giovani e meno giovani. Ceto alto e ceto medio si uniscono, ironia a parte, nella presunta lotta contro l'élite, in una sala impreziosita d'oro e piena di lampadari a corona, nel bel mezzo del pittoresco Stadtpark viennese. Alla presenza della polizia, della sicurezza e di cinque troupe televisive, di accessibile al popolo c'è veramente poco.

Tutti vogliono vedere, Norbert Hofer: il candidato del Partito della Libertà Austriaco  (FPÖ) parlerà un'ultima volta al suo evento del "Norbert Hofer Tour" prima che il 4 dicembre si decida chi sarà il nuovo Presidente. Dopo le irregolarità nello spoglio dei voti nel maggio scorso e la nuova rincorsa nella tarda estate, il populista di destra è più che mai pronto a gareggiare nuovamente contro il suo avversario, che da molti anni è il leader del Partito dei Verdi: Alexander Van der Bellen. In ogni caso, nelle ultime elezioni ha conquistato quasi il 50% degli elettori, il miglior risultato che il suo Partito abbia mai raggiunto. L'Austria è divisa, e per la prima volta dalla Seconda Guerra mondiale sussiste la concreta possibilità che una nazione europea venga guidata da un presidente di estrema destra. 

Norbert Hofer proviene da Pinkafeld, nel Burgerland austriaco, dove vive oggi con la sua seconda moglie Verena e la figlia. È qui che a maggio ha raggiunto subito il 61% dei consensi nella prima tornata. Hofer vuole «difendere l'Austria dai pericoli di un'errata politica d'immigrazione. Noi austriaci abbiamo il diritto di proteggere noi stessi e la nostra patria contro l'Islamismo e la violenza», è scritto sulla sua pagina web. "Il blu", come il colore del suo partito, vuole difendere questo diritto dei suoi concittadini con la stessa forza di volontà con la quale ha abbandonato la sedia a rotelle per catapultarsi di nuovo nella vita, dopo un incidente con il parapendio. Ancora oggi Hofer cammina col bastone. 

I suoi sostenitori, molti dei quali sono oggi venuti a Vienna, lodano la sua tenacia. La sala del Kursalon si riempie poco a poco. Sulle sedie imbottite e placcate d'oro compare un "servus", come saluto agli ospiti. Uomini con spille dell'ordine cavalleresco di San Giorgio si stringono la mano, e dietro di me qualcuno ha individuato il proprio tabaccaio e mormora un "Ciao Hansl". Qualche minuto più tardi al centro della stanza si apre l'ampia porta a battenti bianca e dorata, dalla quale entrano Heinz-Christian Strache, capo del FPÖ, a braccetto con Norbert Hofer, seguito dall'ex presidente ceco Václav Klaus, fiancheggiato da guardie del corpo e fotografi eccitati. Il breve tratto verso il podio, accompagnato con applausi fragorosi e le precoci standing ovation, diventa man mano più lungo. Una scarica di flash di qualche minuto conferisce al team dell'FPÖ un aspetto simile alla Kardashian.

"Norbert, Norbert!"

Appena Hofer sale sul podio dell'oratore si scatenano applausi fragorosi. Il candidato presidente alla Repubblica Federale è molto amato, guarda e sorride verso la massa che lo acclama, mentre Strache osserva il momento commosso. 

Gli elettori dell'FPÖ amano il modo di fare affabile di Hofer, la sua risata così naturale. Lo amano, perchè parla in maniera del tutto tranquilla e razionale, mai alterato. Non perde la calma nemmeno quando parla di una "invasione dei musulmani", che l'Austria subisce a partire dall'inizio della crisi dei rifugiati. Anche l'età di Hofer è un punto importante: un giovane e dinamico si sa vendere bene. In realtà, in un primo momento Hofern non voleva affatto assumere la carica di presidente a 45 anni, o almeno così si leggeva ovunque sulla stampa austriaca. Si riteneva troppo giovane. Ma il presidente del partito dei Blu Strache lo ha incoraggiato. Le costanti allusioni  alla "giovane età" di Norbert Hofers tuttavia sembrano in qualche modo calcolate. Anche se ha studiato ingegneria aeronautica e ha lavorato poi come ingegnere presso la Lauda Air Engineering, può vantare una carriera ventennale all'interno dell'FPÖ, ed è Presidente del Consiglio nazionale dal 2003

Nel corso della sua campagna, Hofer si è autodefinito un candidato moderato dell'FPÖ, che agisce in maniera totalmente apartitica e che desidera ridare al popolo il potere che ha perso. Inoltre, ha ricoperto un ruolo decisivo nella stesura del programma ideologico del suo partito. Alcuni dei suoi sostenitori derivano dall'ambito neonazista. Norbert Hofer, nonostante le apparenze, è tutt'altro che un politico inesperto.

Lo storytelling intorno alla campagna di Hofer è molto astuto. Si dice che sia un uomo normale, uno di noi. Anche Václav Klaus, che oggi Hofer ha invitato a Vienna come sostenitore per il suo tour, parla di questa normalità. Poco prima, l'ex presidente ceco ha chiesto ancora alla folla: «È mai davvero possibile fare del migrante un uomo europeo?». In effetti, dopo l'eloquente polemica di Klaus, Norbert Hofer passa di fatto per un moderato. Segue un discorso che suona più dolce, ma nell'ideologia si nasconde una determinata forza. Si tratta di una "Battaglia per la verità". I cittadini austriaci ne hanno le tasche piene di sentirsi dire «ciò che si può e ciò che non si può dire». Si inizia a cambiare ottica, finalmente. I cittadini "rivogliono la loro Austria". I cittadini presenti sembrano essere d'accordo, e interrompono Hofer con ripetuti e lunghi applausi. Per via delle sue capacità di adattamento, Hofer viene definito dalla stampa come il "Camaleonte", o "Un lupo travestito da agnello". 

Combatti i "marxisti-clorofilla".

«Non possiamo cedere l'Austria ai marxisti, ai comunisti e ai verdi!» dice Hofer con trasporto, ma con occhi vuoti. I capri espiatori restano sempre gli stessi. "Marxisti-clorofilla", li ha definiti una volta Heinz-Christian Strache con un noto neologismo, alludendo a tutti i colori che la pensano diversamente. Anche la parola "comunista" ricorre spesso, quando parla del suo avversario Van der Bellen. Ma una corretta definizione dei comunisti austriaci non viene mai fornita. Nelle scorse elezioni per il Consilio nazionale, il Parlamento austriaco, il Partito Comunista d'Austria (KPÖ) ha raggiunto soltanto lo 0,8%. Ciononostante è a loro che viene addossata la colpa della decadenza dell'Austria.

Al contrario, Hofer e la sua squadra dell'FPÖ vogliono proteggere l'Austria dagli stranieri che vivono a carico dello stato sociale, rinforzare la protezione delle frontiere e delle forze armate, e provvedere a una maggiore sicurezza, promuovendo allo stesso tempo la democrazia diretta, l'essere un partner piuttosto che una marionetta dell'Europa, e, infine, abbassare le tasse. Questo è quantomeno quello che si può leggere dal programma del partito. 

«È la prima volta che voto, e in ogni caso voterò per Norbert Hofer». Una giovane studentessa assiste alla manifestazione con i suoi nonni. Hofer affronta i rapporti tra gli stranieri e gli austriaci nella scuola, e i problemi che ne derivano. «Dice ciò che pensiamo tutti, e tutti dobbiamo farlo» dichiarano due studenti. Per tutti è importante la libertà di pensiero, ma ci si sente limitati dal "politicamente corretto", che impedisce di esprimere le proprie idee liberamente. 

 

Accanto alla porta, un addetto alla sicurezza sbadiglia. La serata all'insegna del motto "Massenmigration nach Europa" (Immigrazione di massa in Europa, ndr) ha preso il suo tipico corso. La tematica, problematica, degenera in un'invettiva contro "l'establishment", nonché verso gli oppositori dell' FPÖ e dei suoi elettori. 

Poco importa, la folla è entusiasta

«Abbiamo la responsabilità di lasciare ai nostri figli una nazione intatta». In questa specie di "Make Austria great again" non viene specificato esattamente cosa sia stato danneggiato in Austria, ma poco importa: la folla è entusiasta. «Sono convinto che sarà fatto di tutto per impedirmi di vincere queste elezioni», dice Hofer. Il ruolo della vittima è ricorrente nella sua campagna, eppure in questa serata il candidato dell'FPÖ evita di parlare delle elezioni americane o della Brexit. Sulla sua pagina Facebook ufficiale Norbert Hofer non pubblica soltanto auguri per l'Avvento e il presunto titolo di first lady della moglie Verena, donna emancipata che dovrà far valere il proprio diritto di voto nel weekend, ma anche un articolo dal titolo "Trump: il turbo per gli Stati Uniti e il mondo".

Im Alla fine sono passare tre ore. Si tratta principalmente di comprendere e affrontare paure, pregiudizi e ignoranza degli ascoltatori. «Legge nella mente degli austriaci», mi dice una giovane donna nella sala. 

Eppure sotto la maschera della comprensione non c'è alcun contenuto, nessuna visione, nessuna proposta risolutiva. La guerra e il terrore sono le tematiche principali, si è prossimi alla distruzione per mano di forze esterne. Gli oratori esprimono il proprio scietticismo nei confronti dei media, del "politicamente corretto" e dell' "alta élite". Questa critica cade su un terreno fertile, sono parole nelle quali il pubblico può rispecchiarsi. «Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dirlo», mi dice più tardi una signora. 

«Mi viene spesso rimproverato di avere due facce. E io le ho, è vero. Ho un volto gentile e uno molto cortese» dice Hofer senza battere ciglio. La battuta di spirito rallegra il pubblico: Norbert Hofer sa gestire la loro attenzione, alternando la polemica travolgente ai rapporti umani. Non si può dubitare sulla veridicità delle sue argomentazioni in questa sala. «E' uno di noi», dice un giovane uomo dopo la manifestazione. 

«E' in grado di tirar fuori i più profondi sentimenti delle persone», dice Gertrude, una ottantanovenne sopravvissuta all'olocausto che in un video virale valuta l'opinione pubblica politica attuale. «Tutto questo è già successo», ci avverte.