Noodles e zuppe istantanee: le magie dell'acqua bollente

Articolo pubblicato il 03 giugno 2016
Articolo pubblicato il 03 giugno 2016

La generazione Y, l’alimentazione sana ed i suoi principi ecologici ed estetici, tutto ormai sembra presagire il fallimento del mercato dei cibi pronti. Temendo per la loro estinzione abbiamo deciso di soffermarci ad indagare su quali sono i cibi istantanei più consumati in Europa, facendo una piccola indagine in redazione. Avendo qualche sorpresa.

La Polonia, oltre che essere la mia terra natale, è anche il regno delle zuppe liofilizzate a poco prezzo. Esse sono da noi più comunemente chiamate zuppe cinesi, anche se con la Cina non hanno proprio nulla a che fare.  I noodles instantanei, accompagnati da una bustina di spezie, sono stati inventati negli anni 50 dal giapponese Momofuku Andō, che sognava di lottare contro la fame nel mondo. Ispirandosi al Ramen, ovvero la vera e propria zuppa cinese tradizionale, negli anni '70 il nostro Andō mise a punto le rivoluzionarie zuppe istantanee da mangiare in piedi con una forchetta. Il suo ultimo successo? Riuscire a mandare una delle sue zuppe nello spazio, letteralmente. Nel 2005 infatti  Soichi Noguchi  è stato il primo uomo nella storia ad aver mangiato una zuppa di ramen istantaneo nello spazio

Più zuppa per tutti

Ma ora torniamo con i piedi sulla terra, ed in particolare nella Polonia degli anni '90. Qui la Tao Ngoc Tu, un’azienda vietnamita (no, nemmeno questa è cinese), in questi anni importa finalmente le prime zuppe istantanee nel mercato polacco. Oggi vengono vendute ogni anno 100 milioni di bustine di zuppa di marca VIFON, ed il loro distributore è nella lista dei 100 uomini più ricchi del paese. I gusti più richiesti sono pollo arrosto, oca e gamberetti thai. La VIFON viene però tallonata sul mercato dalla Knorr, conosciuta soprattutto per il suo "piatto" cult, i noodles speziati con formaggio (il cui profumo forte e caratteristico è noto per la sua capacità di attraversare i muri delle case degli studenti), ma anche per le sue variazioni di zuppe polacche tradizionali come il barszcz o lo żurek.

Secondo una classifica stilata dall’Associazione Internazionale dei Noodles Istantanei WINA (World Instant Noodles Association) 2015, il grande amore della Polonia per le zuppe pronte viene superato in Europa solamente dall’Ucraina e dalla Gran Bretagna (l’Italia invece, da vera cultrice del buon cibo, si piazza proprio tra gli ultimi posti della classifica, n.d.t.). Joe, redattore della versione inglese di cafébabel, ci conferma sia la loro grandissima popolarità in Gran Bretagna, sia il loro indissolubile legame con lo stereotipo dello studente eternamente povero ed affamato. Diversamente dalla Polonia, qui le zuppe pronte più popolari sono quelle vendute nella pratica coppetta di plastica della marca Pot Noodle, la più conosciuta. La sua fama non è dovuta solamente al "mirabolante prodotto", ma anche alla sua controversa campagna pubblicitaria. Ciò che è interessante però (ed anche un po' inquietante) è che i prodotti di questa marca sono accessibili perfino ai vegetariani, inclusi quelli con dei nomi che ricordano in qualche modo la carne.

Lo spot di Pot Noodle

Polvere negli occhi

Anche la Gran Bretagna ha invaso una parte del mercato culinario francese, ma questo attacco capitalistico a sorpresa ha colpito un’altra gamma di prodotti. Se pensavate che la cucina francese facesse rima solamente con ostriche, formaggio di lusso e buon vino, è solo perché non avete avuto ancora l’occasione di assaggiare l’onnipresente purè con salsicce. Da tempo ormai immemore questo purè non ha più nulla a che vedere con le vere patate, e viene invece preparato sempre più frequentemente a partire dai fiocchi di patate, ovvero la loro soluzione in polvere. Secondo Matthieu, il redattore francese, la marca più conosciuta è Smash, di proprietà del gruppo britannico Cadbury. Joe sembra essere il più sconvolto da questa notizia: «Pensavo avessero smesso di produrli negli anni '70».

Smash, la felicità per i francesi. In formato purè di patate in polvere

Perfino in Spagna si consuma sempre più purè liofilizzato, benché non sia ancora ai livelli francese. Tra gli spagnoli il cibo pronto non gode dello stesso status, ma gli iberici cedono comunque a qualche peccatuccio. Sia grandi che piccini bevono cacao in polvere a colazione, ed mi è ormai chiaro che esiste una profonda spaccatura nella società spagnola, precisamente tra coloro che bevono la marca locale Cola Cao e quelli che invece hanno venduto la loro anima al Nesquik, di Nestlè.

La reazione più scioccata però l'ho ottenuta quando ho osato interpellare Stefano, il redattore italiano, sullo status dei cibi pronti nel Bel Paese. «Zuppe istantanee? Ma che schifo! Non si possono mandar giù. Da noi perfino gli studenti non le mangiano perchè tutti sanno preparare almeno qualche piatto di base, come una pasta tonno e cipolle o una pasta al pesto». «Noi italiani,» continua con fervore, «non ci fidiamo per niente del cibo industriale».

Un attimo… Questo vorrebbe dire che gli stereotipi della mia infanzia sono tutti veri, e che dietro ad ogni italiano si nasconde un grande chef? «Quando sono andato a vivere all'estero per la prima volta ero convinto che la cucina italiana fosse la migliore di tutte, e che quella straniera non fosse minimamente all'altezza. Mi sono ricreduto, anche se è effettivamente vero che fuori dall'Italia si cucina molto di meno. In italia tutti sanno come prepararsi una pasta alla carbonara, è la base! Se non sei capace di cucinarti almeno una carbonara puoi dire addio alla tua nazionalità. E sì, puoi pure citarmi nel tuo articolo».

Un amore di 3 minuti in 250 ml d'acqua

Mi piange il cuore se penso di dover raccontare a Stefano quello che mi ha detto la redattrice tedesca. Credo che leggendo questo articolo e vedendo la pubblicità di Miracoli gli verrebbe un infarto. Nel video si vede una confezione di spaghetti contenente tre bustine: una di sugo liofilizzato, l'altra di spezie e l'ultima di una sottospecie di formaggio che vorrebbe essere del Parmigiano, da grande. «Le loro pubblicità sono la fiera dello stereotipo, come "Mamma mia!" e un sottofondo di fisarmoniche», così ci spiega Katha. In effetti, la musichetta di questo spot è talmente famosa da avere anche una versione dubstep.

Uno spot, un cliché: Miracoli

Sembra in fondo che il mondo del cibo istantaneo si divida in due: gran parte va a finire nell'oblio (e, secondo Stefano, non se ne sarebbe mai dovuta nemmeno conoscere l'esistenza) mentre una preziosa minoranza sopravvive, ed è talmente radicata nelle nostre vite che quasi non ci facciamo più caso. Personalmente devo ammettere che ho un rapporto speciale con questo tipo di cibo: ci sono momenti nella vita in cui nulla è più rassicurante della certezza di avere un pasto caldo, pronto in tre minuti e con solo 250 ml di acqua bollente.