Nonostante il matrimonio gay, l'Irlanda ha ancora molta strada da fare

Articolo pubblicato il 27 maggio 2015
Articolo pubblicato il 27 maggio 2015

Nonostante, con l'ultimo referendum, l'Irlanda abbia detto 'sì' al matrimonio fra coppie dello stesso sesso, il risultato non ha fatto altro che sottolineare un forte divario tra il conservatorismo cattolico e un giovane liberalismo sociale. Per quest'ultimo, ci sono comunque molte battaglie da vincere in futuro.

Il 22 maggio il processo di democratizzazione in Irlanda ha fatto un grosso passo avanti. Per niente estranea al voto popolare, l'Irlanda ha affrontato ben 10 referendum negli ultimi dieci anni, uno tra i numeri più alti d'Europa. Ma infiammare gli animi con fiscal compacts europei e retribuzioni giudiziarie rappresenta una vera e propria sfida per la commissione referendaria, dato che i voti degli ultimi anni, contraddistinti da una bassa affluenza, non sono riusciti a coinvolgere l'opinione pubblica.

Mentre il voto per cambiare l'età minima per candidarsi alla presidenza irlandese sembrava destinato a seguire questa tendenza, il voto sul matrimonio gay, che si è tenuto lo stesso giorno, è stata una questione del tutto differente. Al posto delle tecnicità delle questioni politiche, i cittadini sono stati chiamati a votare per garantire i diritti della comunità LGBT all'interno del paese.

In Irlanda è molto raro vedere gli emigrati tornare in patria per compiere il proprio dovere, eppure questa volta molti sono ritornati ai loro villaggi e chi non ha potuto ha espresso la propria delusione sui social media, sollecitando gli altri a contribuire al cambiamento. Non è difficile capire il perché di tanta passione investita da entrambe le parti nel dibattito sull'uguaglianza. La questione del matrimonio egualitario appartiene a una parte speciale della democrazia Irlandese: è una manifestazione tangibile della battaglia tra il conservatorismo cattolico e il nuovo liberalismo divampato negli ultimi 20 anni. Argomenti a cui si aggiungono la questione sul divorzio (legalizzato con successo nel 1995) e il conflitto ancora in corso sull'aborto.

Sul matrimonio per tutti, la forza della campagna è stata molto sproporzionata, col gruppo del 'sì' più forte in termini di finanziamento, volontari e celebrità nazionali e internazionali, dall'ex presidente d'Irlanda, Mary McAleese, al carismatico ed erudito britannico Stephen Fry. Ma nessuno ha cantato vittoria prima del giorno del referendum. Le elezioni in Gran Bretagna avevano generato parecchio scetticismo sui dati elettorali e gli irlandesi erano diventati più che mai coscienti dei voti negativi nascosti e dell'impatto che avrebbero potuto avere.

Naturalmente c'erano molte campagne anche per il No, compresa quella del senatore Ronan Mullen che, ad un recente dibattito pro-No, tenutosi all'University College Dublin (UCD), aveva puntato sui potenziali problemi che un voto positivo avrebbe potuto riversare sui bambini delle coppie gay, aggiungendo che «la principale argomentazione per il no sono proprio i diritti dei bambini». Tra le principali preoccupazioni anche lo stato della donazione di sperma e ovuli, l'uso delle madri surrogato e la naturale inadeguatezza della famiglia omosessuale. Perciò, il mantra di quella serata era «al di là di tutto, la famiglia ideale è composta da un padre e una madre».

Questa specie di retorica potrebbe sicuramente indurre le risposte più disparate in un pubblico politicamente impegnato, ma la divisione quasi paritaria delle opinioni espresse al dibattito, soprattutto in un bastione liberale come quello dell'UCD, ha mostrato una spaccatura che non aveva niente a che vedere coi risultati dei sondaggi, che davano il 'sì' al 70% e più. Alla fine, col 62,06% dei voti per il sì, e il 37, 94% dei no, il referendum ha dimostrato che sussiste un divario sostanziale nella società irlandese che dovrà essere preso in considerazione in caso di nuove riforme.                                                                                                   Votando 'sì', l'Irlanda è diventata il primo stato nel mondo a legalizzare il matrimonio omosessuale con un voto popolare. Questo va a rafforzare l'immagine di uno Stato moderno e socialmente tollerante, seppur macchiato dall'attuale dibattito sull'aborto e dalla continua influenza cattolica.

Nonostante l'influenza della chiesa sia nettamente calata negli ultimi anni, il suo contributo alla costituzione irlandese (bunreacht na hEireann) del 1937 è tutt'ora percepibile: dalle leggi restrittive sulla blasfemia al ruolo della donna in casa. Venerdì, votando 'sì', l'Irlanda ha scelto di prendere le distanze dalle tradizioni della chiesa e di seguire un approccio più liberale per cambiare la società. Ma, mentre questo ostacolo significativo è stato superato, l'Irlanda ha ancora molta strada da percorrere prima di poter essere considerata espressione di valori liberali.