Non solo Netflix: 5 serie TV made in Europe

Articolo pubblicato il 31 marzo 2016
Articolo pubblicato il 31 marzo 2016

Negli ultimi anni le serie tv europee hanno riscosso un inaspettato successo internazionale. Un segnale che anche il Vecchio continente ha qualcosa da dire a dispetto dei concorrenti anglosassoni.

1992 (Italia)

Tutto ha inizio a Milano, al Pio Albergo Trivulzio, lo storico ricovero per anziani della città. Qui Mario Chiesa, presidente dell’istituto e esponente di spicco dell'allora Partito socialista, il 17 febbraio 1992 intasca una mazzetta da sette milioni di lire pagata dall'imprenditore Luca Magni, titolare di una impresa di pulizie, per garantirsi un appalto di 140 milioni. I carabinieri, su richiesta di un giovane pubblico ministero, Antonio Di Pietro, ascoltano tutto grazie a una microspia, irrompono nell'ufficio di Chiesa e lo arrestano per concussione. Con questa scena si apre 1992, la serie tv ideata da Stefano Accorsi per raccontare l'inchiesta giudiziaria passata alla storia con il nome di Mani Pulite. Mentre a Maastricht si firmava il trattato che avrebbe condotto alla moneta unica, in Italia scoppiava il caso Tangentopoli che, nel giro di pochi mesi, portò alla caduta di un'intera classe dirigente sotto i colpi della magistratura e sancì la fine della Prima Repubblica. Protagonisti della serie sono sei personaggi che, nel bene e nel male, raccontano quell'anno cruciale. A fare da sfondo, un'Italia coi pantaloni a vita alta, i capelli impomatati, i gioielli in bella mostra e la televisione sempre accesa. A distanza di oltre vent'anni i protagonisti sono (quasi tutti) cambiati ma la storia sembra essere la stessa. Forse perché, come ha scritto Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo: «Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi».

Deutschland 83 (Germania)

Nell’autunno del 1983, in piena Guerra fredda, la NATO annuncia delle manovre militari nell'Europa occidentale. A Mosca e a Berlino Est cresce la preoccupazione di un imminente attacco nucleare da parte degli Stati Uniti. Nel palazzo della Stasi, il Ministero della sicurezza di Stato, si decide di inviare una nuova spia nella Germania Ovest. Per la missione segreta viene reclutato Martin Rauch, un ragazzo di 24 anni che lavora a Berlino come sergente maggiore per le Truppe di frontiera della DDR, la Repubblica democratica tedesca. Dopo essere stato inviato a Bonn per un periodo di addestramento, Martin assume la falsa identità di Moritz Stamm e comincia a lavorare come braccio destro del generale Wolfgang Edel del Bundeswehr, le forse armate della Repubblica federale tedesca. Obiettivo della missione è raccogliere informazioni classificate sui missili americani Pershing II dispiegati sul territorio tedesco e rivelare dettagli sull'operazione segreta Able Archer 83. La serie, che fa riferimento a un episodio realmente accaduto, descrive perfettamente la tensione (e la paranoia) di quegli anni e offre uno spaccato della vita quotidiana nella Germania ancora divisa dal muro, grazie anche ad una formidabile colonna sonora. Se credevate che le serie tv tedesche fossero rimaste ferme a L'ispettore Derrick o a Il Commissario Rex, preparatevi a qualcosa di completamente diverso.

Occupied (Norvegia)

Siamo in Norvegia, in un futuro non molto lontano. Sul Paese si è abbattuto un devastante uragano causato dal riscaldamento globale e al governo è salito il partito dei Verdi. Il giorno del suo insediamento, il primo ministro Jasper Berg annuncia che la Norvegia abbandonerà immediatamente la produzione di petrolio e gas a favore di una rivoluzionaria forma di energia nucleare alimentata dal torio, un metallo radioattivo naturale. Questa decisione mette in allarme l’Unione europea di cui la Norvegia non fa parte. I disordini in Medio Oriente hanno compromesso da tempo la produzione di greggio nella regione e gli Stati Uniti, che hanno ormai raggiunto l'indipendenza energetica, si sono ritirati dalla NATO e non sembrano interessati ai problemi europei. A Bruxelles non resta che allearsi segretamente con Mosca: se Oslo non riprenderà l’estrazione di fossili, l'Europa non fermerà l'invasione russa della Norvegia. Berg è costretto ad accettare con riluttanza le minacce ma, per nascondere l'occupazione, promette al suo popolo che l'inserimento di lavoratori russi sulle piattaforme del mare del Nord sarà solo temporaneo. Jo Nesbø, l'ideatore della serie, ha raccontato di essersi ispirato all'occupazione della Crimea e alle tensioni tra Mosca e l'Europa dei mesi successivi. Qualcosa di simile era già capitato in Norvegia quando, in seguito all'invasione nazista, venne istituito un governo fantoccio guidato da Vidkun Quisling. Un ricordo lontano e anche un po’ scomodo ma, come ha spiegato Nesbø: «Il problema della Scandinavia è che diamo per scontate delle cose che invece possono cambiare molto velocemente».

This Is England '86 (Regno Unito)

È il 1986 e a Sheffield, nelle Midlands, sono tutti incollati davanti alla tv per seguire la partita Argentina-Inghilterra. Nella città che George Orwell ha descritto come «la più brutta del Vecchio Mondo», tra le case popolari costruite nel dopoguerra e le fabbriche di acciaio quasi tutte chiuse, un gruppo di amici skinhead si riunisce per celebrare un matrimonio. Shane Meadows, il regista di This Is England, ha deciso di aprire così il sequel del film che lo ha reso celebre nel 2006. Sono passati tre anni, i suoi personaggi sono cresciuti silenziosamente e devono affrontare l'ingresso nel mondo degli adulti. Lontano dalla City, la vita è tutt'altro che semplice: siamo nel pieno dell'era Thatcher, l'economia è in recessione e i disoccupati sono più di 3 milioni. Mentre la Lady di ferro combatte per le Falkland e le videocassette fanno il loro ingresso nei negozi, Shaun, Lol, Woody, Milky, Smell, Gadget, Kelly, Trev, Harvey, Meggy e Banjo hanno poco più di vent'anni e hanno la sensazione che il mondo sia giunto a un punto di svolta. Gli skinhead di quell'epoca non sono certo gli originali del 1969 ma conservano ancora l'orgoglio della working class, con gli stivali da lavoro, i jeans risvoltati e la maglietta bianca con le bretelle. Non si tratta solo di una faccenda politica. È soprattutto una questione culturale: superato il conflitto tra Mods & Rockers, negli anni '80 si diffondono infinite declinazioni di stili e musica come i goth, i mod, gli skinhead, i new romantic, i casual e i metal heads, quasi tutti interpretati dai personaggi della serie. Quell'anno l'attaccante della nazionale inglese Gary Lineker portò a casa lo scarpino d'oro come miglior marcatore ma il mondiale, alla fine, lo vinse l'Argentina.

The Last Panthers (Francia/Regno Unito)

A Marsiglia, tre uomini travestiti da imbianchini fanno irruzione in una gioielleria della città e rubano diamanti per un valore di 50 milioni di euro. Tutto è calcolato nel minimo dettaglio: non una parola, solo dei bigliettini scritti in inglese per ottenere il codice di sicurezza della cassaforte, pochi minuti a disposizione e poi la fuga. Sembrerebbe il colpo perfetto ma, durante l'inseguimento della polizia, una bambina muore per sbaglio colpita da un proiettile di uno dei rapinatori. I diamanti sono diventati sporchi e ora non li vuole più nessuno. Alle Pink Panthers, questo il nome della banda, non resta che fuggire in Serbia e cercare di piazzare il bottino. Comincia così la serie anglofrancese ideata dal giornalista e criminologo Jerome Pierrat. Ispirata ad una storia vera, racconta il cuore nero dell'Europa fatto di trafficanti di diamanti, funzionari europei corrotti, criminali di guerra e banchieri senza scrupoli da Londra a Belgrado, passando per Marsiglia e Podgorica. Protagonisti sono un'investigatrice privata dal passato oscuro e intenzionata a ritrovare i diamanti ad ogni costo e un poliziotto francese che non si fermerà davanti a niente fin quando non avrà catturato l'«ultima pantera». Ciliegina sulla torta è Blackstar, la sigla di apertura scritta e interpretata da David Bowie. Sorpresi? È l'Europa, bellezza!

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Milano.