"Non lo afferro": Bob e Philip.

Articolo pubblicato il 14 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 14 ottobre 2016

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In che modo un premio Nobel alla letteratura a Dylan, discute, offende, svilisce i libri, la scrittura o i romanzi di Philip Roth, Don De Lillo o Haruki Murakami? Ci ho riflettuto ieri, continuo a rifletterci oggi. Non lo afferro. Perché tutte queste discussioni, talvolta ingiuriose, ad artisti?

In che modo un premio Nobel alla letteratura a Dylan, discute, offende, svilisce i libri, la scrittura o i romanzi di Philip Roth, Don De Lillo o Haruki Murakami?

Ci ho riflettuto ieri, continuo a rifletterci oggi. Non lo afferro proprio! Perché tutte queste discussioni, talvolta ingiuriose, ad artisti? Non parliamo di piloti di Formula 1, o di calciatori. Ma di Artisti. Nel caso, “L'Artista” simbolo di un'intera epoca, ciò che va ben oltre la letteratura o la scrittura, ma la carriera unica in un tempo irripetibile della storia umana, si entra nell'ordine delle idee, di un mondo superiore e intangibile. Un mito vivente. Un futuro archetipo della professione. -E sono così rari-. Per chiaririmi le idee ho fatto una cosa semplice. Ho deciso di andare a rivedermi il significato della parola „letteratura“. Almeno in italiano (dal dizionario Treccani).

letteratura s. f. [dal lat. litteratura, der. di littĕra e littĕrae, secondo il modello del gr. γραμματική (v. Grammatica)].

  • In origine, l’arte di leggere e scrivere; poi, la conoscenza di ciò che è stato affidato alla scrittura, quindi in genere cultura, dottrina. Oggi s’intende comunem. per letteratural’insieme delle opere affidate alla scrittura, che si propongano fini estetici, o, pur non proponendoseli, li raggiungano comunque; e con sign. più astratto, l’attività intellettuale volta allo studio o all’analisi di tali opere.

  • In tempi recenti, il termine ha assunto anche un sign. limitativo, per qualificare complessivamente quelle produzioni letterarie in cui al virtuosismo della parola e delle forme non corrisponda un adeguato fervore sentimentale e fantastico; quindi, fare della l. equivale in genere a fare della retorica, curare più la forma che la sostanza.

Avrà questa parola lo stesso/i significato/i per il nonno in pensione, lo studente di liceo classico, il cantante affermato, lo scrittore noto, oppure per l'efferato critico letterario?

C'è qualcosa che non va. Dylan rientra pienamente nella prima dicitura, non rientra per nulla nella seconda. Non ha a che fare con le ulteriori diciture ad uso scientifico -qui non citate-, ma soprattutto è un musicista. Se Baricco o Welsh si scagliano contro l'assegnazione, forse dimenticano il significato originale. Oppure la pensano come un nonno in pensione italiano, il comune impiegato scozzese. La casalinga, disperata chissà dove.

C'è una nota di fondo a me molto più chiara. Dovremmo tutti e seriamente tornare sul vocabolario e non leggere alla voce „letteratura“, ma alla voce „competizione“, „concorrenza“, come si legge in odierna su importanti e autorevoli giornali, al termine “sensazionalismo”. Eppure ne dovrebbero stare ben lontani.

Siamo una grande, enorme comunità competitiva e fatta di squali. Anche il mondo dell'arte, che ne dovrebbe essere immune, che è l'unico vero campo di libertà del pensiero, di contestazione, di ribellione. La culla della discussione e del confronto, della bellezza, della bontà, del dileggio del potere, e tuttavia non ne è esente. Siamo tutti squali e lupi. Siamo consumisti dipendenti anche nell'arte.

C'è molto da lavorare, c'è molto da scrivere se è così. Ho deciso. Da domani Roth resta il grandissimo Roth, e Dylan il grandissimo Dylan. Ognuno con la sua poesia, con o senza Nobel. Chiunque di loro, se vivesse -o peggio scrivesse- in attesa di un premio, non sarebbe temo così grande. Il mito e la leggenda di un uomo non dipendono da Grammy, Oscar né tanto meno da un Nobel per la scienza o per la letteratura. Che le elite si sfoghino e si rassegnino. Roth e Dylan vivano in pace.

Chissà quale significato assume questa meravigliosa, antichissima parola nelle lingue scandinave. E quale la percezione attuale della parola, „lettere“ in Svezia e in Norvegia. Ma è davvero così importante?

Resto curioso di vedere se davvero Javier Marias vincerà il Grammy. Ne sarei felice. Non resta da chiarire in che modo pensino la parola, i membri della giuria di un Nobel...