Non è il nostro Presidente: la marcia delle donne in Europa

Articolo pubblicato il 24 gennaio 2017
Articolo pubblicato il 24 gennaio 2017

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Il 21 gennaio migliaia di donne e di uomini sono scesi nelle strade di Washington DC per protestare contro il l'insediamento del Presidente Donald Trump. Ma non sono stati i soli: centinaia di migliaia di altre persone hanno indetto «proteste gemelle» in tutta Europa, da Londra alla Lituania. Queste sono le loro speranze.

Laura, 20 anni (Parigi)

«Sinceramente, non credo che la protesta in sé possa cambiare qualcosa. Ma è importante che gli attivisti di tutto il mondo sappiano di non essere soli. Quando le femministe americane vedranno che in Francia ci sono delle persone che le supportano, saranno motivate a continuare a combattere per i loro diritti. Sono qui, soprattutto, per dimostrare la mia solidarietà».

Hannah, 22 anni (Barcellona)

«Sono qui per dimostrare a chi minaccia i miei diritti, e quelli delle persone che amo, che sono pronta a combattere».

Erdost, 25 anni (Budapest)

«So cosa vuol dire vivere in Ungheria e non avere la pelle bianca, è per questo che vorrei dimostrare la mia solidarietà verso tutte le donne del mondo. Spero che questa marcia porti le loro questioni in primo piano e sensibilizzi le persone».

Chandni, 24 anni (Amburgo)

«Sono qui perché non sono contenta del fatto che Trump sia stato eletto per quattro anni, e magari anche di più. Sono qui perché voglio conoscere le persone intorno a me, i loro ideali e voglio imparare a diventare più attiva».

Whit, 33 anni (Parigi)

«Trump rappresenta la misoginia che sta conquistando il mondo intero. Dobbiamo stare dalla parte delle persone, dei nostri compagni e delle nostre donne. L'uguaglianza è la cosa più importante, e in questo momento stiamo tornando a un periodo storico che è pressoché terrificante. Voglio fare di tutto per assicurarmi che il mondo vada avanti. Sensibilizzare, fare il mio dovere, supportare mia moglie, supportare i miei amici e supportare il mio paese così come lo voglio ricordare».

Imogen, 24 anni (Barcellona)

«Sono qui perché dobbiamo agire tutti insieme. Spero che questa marcia ispiri le persone e faccia sì che lavorino tutti insieme per raggiungere un cambiamento reale».

Petra, 22 anni (Budapest)

«Sono cresciuta negli Stati Uniti e, una volta finita l'università in Ungheria, voglio tornarci. Quindi oggi sono qui, oltre che per sostenere i diritti delle donne, perché le decisioni di Trump mi interesseranno in quanto donna immigrata negli Stati Uniti. Spero che le marce di tutto il mondo dimostreranno che c'è una voce alternativa a quella di Trump e che il suo mandato non ci fermerà: in fondo, è solo un periodo storico».

Nele, 32 anni (Amburgo)

«Negli ultimi diciotto mesi ho seguito le elezioni e mi sono preoccupata molto – poi, è iniziata la tragedia. Sono venuta qui per alzare la voce contro quello sviluppo che Trump rappresenta e che si sta verificando anche in Europa. Ecco perché vogliamo resistere».

Laureline, 21 anni e Margot, 19 (Parigi)

Margot: «Siamo qui per dimostrare alle donne americane che siamo dalla loro parte e che ci rifiutiamo di accettare Trump. Non siamo venute qui solo per sventolare dei cartelli!».

Laureline: «Perché non dovremmo esserci?». 

Ananya, 21 anni (Barcellona)

«Sono qui perché voglio resistere al fascismo e perché credo nel potere del popolo. Vorrei che non pensassimo sempre a noi stessi».

Becca, 43 anni (Budapest)

«Sono venuta qui con i miei figli per spiegare loro che dobbiamo agire se vogliamo che il mondo diventi un posto migliore - potrà sembrare ingenuo, ma è così semplice! Dopo la tristezza provata durante il giorno dell'insediamento è importantissimo dimostrare a noi stessi che esiste un barlume di speranza e che siamo tutti uniti». 

Holly, 27 anni e Amer, 27 (Amburgo)

Amer: «Vengo dalla Siria. Donald Trump vuole allearsi con la Russia, e io non posso proprio essere d'accordo».

Holly: «Tutto questo nazionalismo mi rattrista molto, perché l'odio non è una soluzione. Volevo venire per far capire che ci sono moltissime persone che non supportano questo governo e vogliono alzare la loro voce di protesta».