Non è così semplice abbandonare un gruppo neonazista

Articolo pubblicato il 06 luglio 2016
Articolo pubblicato il 06 luglio 2016

In questo periodo storico, particolarmente intenso sotto il profilo "immigrazione", in Germania gli estremisti di destra trovano terreno fertile per diffondere la propria ideologia. Tuttavia all’interno dei gruppi neonazisti stessi c’è qualcuno che sta lentamente cambiando idea. Ma è  possibile allontanarsi dalla scena neonazista senza temere per la propria incolumità? 

"In passato credevo che solo se tutti avessero condiviso le mie idee, il mondo sarebbe potuto diventare un posto migliore. Non c'era altro modo".  Steven Hartung, 28 anni ed ex neonazista, ci spiega così la sua vecchia ideologia. Steven proviene da un paese della Turingia, nella Germania centrale. Fu lì che, a soli 13 anni, iniziò ad avvicinarsi agli ambienti politici di estrema destra.

“Sono cresciuto in un piccolo villaggio, dove le persone nutrivano un forte risentimento nei confronti della politica, ed una mentalità prevalentemente di destra” ci spiega. Compiuti i 15 anni, Steven decise di mettere in pratica le proprie idee. Così si unì formalmente ad un gruppo di neonazisti. Gruppo di cui successivamente diventa leader, a soli 16 anni.

Secondo l'Ufficio Federale della Protezione della Costituzione Tedesca al momento gli estremisti di destra in Germania, sarebbero circa 21.000. Ma ben 500 di questi individui, tra cui lo stesso Steven, sono riusciti ad allontanarsi dagli ambienti neonazisti grazie all’aiuto dell’organizzazione Exit-Deutschland

In qualità di leader del suo gruppo Steven aveva il compito di organizzare le riunioni, redigere comunicati e mettersi in contatto con gli altri gruppi neonazisti, in Germania e in tutta Europa. Ma ben presto cominciò a stancarsi del modo di agire del suo gruppo: usare il cervello sarebbe stato più intelligente (e fruttuoso) di pugni e violenza. Queste idee lo portarono inevitabilmente allo scontro con gli altri membri di spicco del movimento. E fu in quel momento che, dopo essersi reso conto della gravità della situazione in cui si trovava, Steven decise di contattare EXIT.

Un ex neonazista e un ex poliziotto

L’organizzazione tedesca EXIT, fondata nel 2000, aiuta gli ex neonazisti a trovare una via d’uscita da tali ambienti estremisti. Ingo Hasselbach era a capo di famoso movimento di ispirazione hitleriana quando venne contattato da Tom Reiss, giornalista interessato a scrivere un libro sulla sua vita. Ingo accettò, allo scopo di raccontare e descrivere al mondo la sua lotta per la propria nazione. Ma durante la stesura del libro iniziò a cambiare idea, decidendo poi di lasciare il movimento. Così tale libro (che in seguito ha ispirato anche un film) è divenuto un reportage sul percorso di un uomo che tenta di allontanarsi dalla feroce realtà neonazista.

I suoi seguaci però non la presero particolarmente bene, recapitandogli una bomba nascosta in un libro. Fortunatamente la batteria collegata al detonatore era programmata per durare solo tre giorni, e nel caos del periodo natalizio le poste tedesche riuscirono a recapitare il pacco solo cinque giorni dopo. Quando la madre di Ingo aprì il pacco la bomba non esplose, ma nonostante ciò questa vicenda gettò una inquietante luce sui rischi connessi all'abbandono di un ambiente politico di questo genere. Pertanto, aiutato dall'ex agente di polizia Bernard Wagner, Ingo decise di creare un'organizzazione che fornisse protezione e assistenza a tutti coloro che avessero deciso di "de-radicalizzarsi", proprio come aveva fatto lui. Fu quindi così che i due uomini, in collaborazione con la rivista tedesca Der Stern, fondarono EXIT-Germany.

In fuga dall'estremismo

«Il primo passo spetta all’individuo» ci spiega Fabian Wichmann (35 anni), uno dei consulenti dell’organizzazione. «Dopo un primo contatto, via mail o tramite telefono, viene elaborato un piano su misura, prestando particolare attenzione alla sicurezza».

Nel 2010 Steven contattò l’organizzazione per iniziare il suo percorso, ed era Fabian il suo consulente. Le prime precauzioni da prendere ovviamente furono cambiare numero di telefono e indirizzo di casa. In certi casi però è necessario creare una vera e propria nuova identità: in questi movimenti difatti coloro che vengono ritenuti dei traditori si trovano ad essere costantemente sotto minaccia da parte di coloro che invece restano nel gruppo. 

Steven ricevette tantissime minacce, anche di morte. Dopo il suo addio però l’intero gruppo si disgregò. EXIT-Germany infatti cerca di far leva proprio sulla figura del leader: una volta che egli abbandona il gruppo, spesso l'intera struttura gerarchica viene a mancare, rendendo per gli altri impossibile proseguire con le proprie attività. «I membri del gruppo dipendono dal proprio leader… Quando questi abbandona, non riescono più a rendersi conto di cosa sta accadendo. Quando il capo, l'esempio, decide di andarsene, l'intera struttura crolla» afferma Fabian. 

Oltre che di sicurezza, EXIT si occupa anche di dialogo inter-ideologico, promuovendo lo scambio e il confronto tra i vari punti di vista all'interno della società tedesca attuale. Fabian ci spiega che questi gruppi estremisti, sparsi in tutta la nazione, sono molto diversi tra di loro. Alcuni sono delle vere e proprie sette, mentre altri sono  un po' più vicini ed accessibili anche dai cittadini comuni.

Steven aggiunge che la maggior parte di questi gruppi reclama la necessità di una nuova guerra contro il "nemico", sebbene a conti fatti non sia ancora ben chiaro di quale nemico si tratti: «Un gruppo pensa che il nemico sia il sistema democratico, un altro pensa che sia il capitalismo, un altro ancora se la prende con gli ebrei… In sostanza tutti hanno un fantomatico "nemico" e sostengono che, per sconfiggerlo, ci sia bisogno di una nuova guerra».

Il problema dell'intolleranza in Germania

Sebbene quello di estrema destra sia ancora un gruppo in fin dei conti minoritario in Germania, molti ideali neonazisti stanno cominciando a prendere piede anche all’interno di altri partiti politici, come ad esempio il Partito Nazionaldemocratico (NPD), Alternativa per la Germania (AfD) e il movimento anti-islamizzazione PEGIDA (Patrioti europei contro l'islamizzazione dell’occidente). 

Questo tipo di situazione crea le premesse per una pericolosa diffusione dell’ideologia neonazista, che dai piccoli gruppo così comincia a propagarsi all’interno della società. «Dieci anni fa sarei stato felice di questa situazione, perché molte persone che si definiscono di centro in realtà possono nutrire dei sentimenti razzisti. L’estremismo di destra sfrutta questa situazione a proprio vantaggio», racconta Steven.

Christiane Beckmann di "Moabit-hilft", organizzazione che accoglie i rifugiati appena arrivati in Germania, ci racconta delle minacce che i loro volontari ricevono a causa della loro attività di beneficienza: «Se lavori con degli stranieri o con dei rifugiati sei bersaglio di continue minacce da parte di questi gruppi o partiti di destra radicale o da parte di coloro che si definiscono cittadini preoccupati».

La fondatrice dell’organizzazione Diana Henniges (38 anni) ha vissuto un bruttissimo periodo quando uno di questi cosiddetti "cittadini preoccupati" è riuscito a risalire al suo indirizzo di casa: telefonate sgradevoli, uccelli morti davanti la porta di casa e minacce di andare a prelevare suo figlio dall’asilo.

Le minacce che arrivano quotidianamente ai volontari tramite email variano dal semplice «Sei uno stupido» al «Mi auguro che tu venga stuprata per aiutare degli uomini musulmani». Alcuni neonazisti si sono addirittura infiltrati all’interno dell’organizzazione come volontari, allo scopo di ottenere delle informazioni più precise. «Abbiamo ricevuto delle email in cui ci veniva chiesto di poter visionare dei documenti interni all’organizzazione. La settimana dopo arrivò questo tizio (appartenente ad un partito di estrema destra) e fece irruzione nel nostro ufficio» ricorda Christiane.  

Ma i neonazisti si sono spinti anche oltre, dando fuoco ad alcuni centri di accoglienza per rifugiati. Fabian ci spiega che, all’interno di questi movimenti di estrema destra, c’è chi si occupa di mappare e raccogliere informazioni sui centri di accoglienza, in modo da studiare un modo per colpirli. Sebbene non sia ancora stata provata una vera e propria connessione tra questi gruppi e gli attacchi ai campi per i rifugiati, sono state ritrovate delle mappe riportanti informazioni dettagliate proprio delle case a cui è stato dato fuoco.

Fabian non crede che, allo stato attuale, il numero di neonazisti in Germania sia destinato a crescere. La sua vera preoccupazione è invece un'altra: un numero sempre crescente di cittadini potrebbe sentirsi a proprio agio a condividere pubblicamente queste idee. Contribuendo inevitabilmente alla loro diffusione.

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Questo articolo fa parte della serie di reportage EUtoo 2015, un progetto che cerca di raccontare la disillusione dei giovani europei, finanziato dalla Commissione europea.