Nomadi delle carriere e freelance: lotta per un futuro migliore

Articolo pubblicato il 02 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 02 ottobre 2014

C’è un detto comune che recita “when things don’t go right, go left”. Quante volte di recente abbiamo tutti pensato di svoltare in un’altra direzione? Oggi, con le crescenti difficoltà che persone di ogni età incontrano nel trovare lavoro, una diversa tendenza sta prendendo piede: quella della carriera da nomade, e da libero professionista. Tutto nella speranza di un futuro migliore.

Tereza ha lavorato nelle pubbliche relazioni per grandi compagnie per 20 anni prima di dimettersi e decidere di mettersi in proprio tre mesi fa. Non rimpiange nulla. Oggi, lasciare il proprio lavoro da dipendenti e sceglierne uno autonomo è diventata una tendenza in crescita. E le condizioni sfavorevoli rendono solo più facile la decisione. «Non è più una scelta ma un risultato inevitabile della crisi», spiega Tereza. «Molta gente deve lavorare in proprio poiché non ci sono abbastanza posti a tempo pieno (e nemmeno parziale ndr) a livello globale per sostenere la crescita del mercato del lavoro».

Ed è vero. In paesi come Grecia e Spagna, dove la disoccupazione è schizzata alle stelle, in molti sono stati costretti a ripensare alle proprie necessità, priorità e abitudini. Ciò ha incoraggiato sempre più persone a diventare freelance, non potendo trovare lavoro in un’azienda. Ma ciò significa anche che probabilmente saranno senza assicurazione e retribuiti solo se trovano un cliente disposto farlo. La gente non pensa più a risparmiare per il futuro, ma ad avere abbastanza soldi per il presente.

«Nel freelancing, non ci sono garanzie su quando arriverà la prossima commissione», prosegue. «Un altro importante svantaggio è che un autonomo non ha copertura medica o altre forme di sussistenza sociale». Ma ci sono anche molti vantaggi importanti legati a questa forma di impiego, aggiunge. Inclusi orari di lavoro flessibili, la libertà di scegliere con chi lavorare e quali progetti assumersi, così come il non dover essere fisicamente presenti in un ufficio.

Fare il grande salto

Nick ha intrapreso un percorso simile. Dopo un decennio trascorso lavorando in una compagnia privata per l’energia, questa è stata venduta. Affogando nella burocrazia, con possibilità limitate di un avanzamento di carriera, ha deciso di diventare freelance, facendo buon uso dei contatti che aveva collezionato nel corso del tempo. Adesso lavora a progetto, ma è più felice. Arriva a determinare il proprio lavoro e la propria agenda, e, cosa più importante, scelgiere i propri clienti. «Lavorare per te stesso paga di più», dice «ma è anche più dura».

Le cose non sono così facili per chi inizia a mettersi in proprio, tuttavia. Tina, graphic designer laureata di recente, è nuova nel mercato del lavoro con la sola esperienza di alcuni stage. La giovane si sta adoperando con tutte le sue forze per trovare progetti indipendenti a cui lavorare, ma non avendo i contatti necessari per andare avanti, è ancora alla ricerca di una grande opportunità. 

Ritrovarsi appagati

Eppure, molti sentono il bisogno di cambiare carriera per poter trovare un lavoro, trovare una professione più soddisfacente e guadagnare abbastanza per vivere decentemente. Dopo aver lavorato nella comunicazione per oltre sette anni, Dominic ha deciso di fare un passo in una direzione diversa. È tornato a scuola per studiare architettura, quello che ha «sempre voluto fare, che gli piace e che sa fare bene», ma è stato scoraggiato dal timore di non trovare lavoro successivamente. «Che differenza fa ora?» si domanda adesso che la disoccupazione è diffusa in tutti i settori del mercato lavorativo.

Ma cosa spinge davvero a optare per un cambiamento tanto radicale? «Ero stanco degli orari, del carico di lavoro, delle scadenze strette, della mancanza di tempo libero, della scena politica, di non concludere mai a niente e della mia salute che non poteva più tenere questo passo», spiega. «Così, ho deciso che era ora di cambiare. Per rallentare, fare qualcosa di più creativo, qualcosa per la quale non avrei avuto la stessa pressione di una grande compagnia, e per avere molta più flessibilità e più tempo per prendermi cura di me stesso e di quello che mi sta a cuore. Magari anche lavorare per me stesso piuttosto che per un’azienda, tanto pare che nessuno stia assumendo». 

Eternamente nomadi di carriere?

Siamo diventati i nomadi delle carriere. Muovendosi con le correnti cangianti, con la speranza, forse, di arrivare a un lavoro che possa garantire una sorta di retribuzione, non importa quanto bassa possa essere.

Magari in futuro farò di nuovo qualcosa di completamente diverso, non lo so. Quando qualcosa non mi piace più o non riesco più a farla, e ho il lusso di poter cambiare le cose, dovrei provare”, afferma Dominic con un sorriso, mentre i suoi occhi brillano all’emozionante prospettiva di questo cambiamento. La principale preoccupazione delle persone oggi è come pagare le tante tasse, come assicurarsi un pasto quotidiano e come andare semplicemente avanti. Si pensa in minima parte alla pensione, almeno i giovani.

L’incertezza è il filo conduttore di questi tempi e non rimane alcuna sensazione di sicurezza, ma sicuramente un po’ di ottimismo e la perseveranza nel lottare per qualcosa di meglio. «La mia preoccupazione principale è vivere una vita che sia appagante, soddisfacente e che mi renda felice e sereno», conclude Dominic. Ma forse non basta più cambiare semplicemente professione. Dobbiamo anche cambiare mentalità. Come individui, come nazioni e come europei. Solo allora saremo in grado di cambiare la società in meglio e di creare un futuro a cui valga la pena aspirare.