Noëlle Lenoir: «La separazione manichea tra università e impresa non è più d’attualità»

Articolo pubblicato il 09 luglio 2009
Articolo pubblicato il 09 luglio 2009

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Il 50% dei lettori di cafebabel.com che ha partecipato al sondaggio online sul nostro sito, vorrebbe un aumento delle borse di studio universitarie. Noëlle Lenoir, ex Ministro francese per gli Affari Europei, commenta questo risultato.

Aumentare le borse di studio universitarie è un’idea che piace. Lo dimostra il risultato del nostro sondaggio che vede l’idea approvata dal 50% dei votanti. In un contesto di riforme legate al processo di Bologna (processo di armonizzazione dei sistemi di istruzione superiore, ndr), il 10% spera inoltre di bloccare la propria domanda di iscrizione, e il 18% vorrebbe vietare i finanziamenti privati per la ricerca universitaria. Noëlle Lenoir analizza questi risultati.

Che reazione ha lei di fronte agli esiti del nostro sondaggio sul processo di Bologna?

(DR)Questo sondaggio arriva a proposito, esattamente dieci anni dopo il lancio, avvenuto nel 1999, del processo di Bologna, e ci mostra fino a che punto i giovani siano sensibili all’idea di far convergere i sistemi d’insegnamento superiore per far nascere una vera Europa universitaria. Non dimentichiamoci che questo tipo d’Europa è già esistito. Nel Tredicesimo secolo, lo sviluppo di un movimento intellettuale ha portato alla nascita delle università, dove Parigi e Bologna rappresentavano i centri principali. Oggi, occorre far rinascere questo movimento su una base democratica, fondata sul diritto di ognuno alla conoscenza e all’insegnamento fino al grado più alto. È quello che tenta di esprimere il 50% delle persone che chiede un significativo aumento delle borse di studio universitarie. Laddove è presente questa richiesta, sono necessari la buona volontà e i finanziamenti degli Stati, nonché un maggiore impulso a livello comunitario.

Il programma Erasmus non può da solo supplire alla scarsa mobilità degli studenti in Europa.

È più inquietante vedere quasi il 20% dei partecipanti al sondaggio chiedere l’interruzione dei finanziamenti privati dati alla ricerca universitaria. Questa separazione manichea tra università e impresa non mi sembra più di attualità. Le università devono continuare a sviluppare la ricerca e per essere in grado di farlo devono poter mobilizzare fondi privati, insufficienti, in particolare in Francia, per contribuire allo sforzo europeo in questo campo, come stabilito nel 2000 dalla strategia di Lisbona.

Come interpretare il fatto che solo il 10% sia favorevole alla paralisi della riforma universitaria?

Credo che gli studenti siano favorevoli dell’avanzamento delle cose. Possono contestare una determinata misura di una riforma, ma sono coscienti della necessità di ridare valore alle nostre università in un’Europa ormai in concorrenza con i giganti cinesi e indiani…senza parlare del sistema universitario americano, la cui qualità e attrattiva non sono più da dimostrare. 

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con il Circolo degli europei.