No irlandese all’Europa. E ora un’assemble costituente

Articolo pubblicato il 13 giugno 2008
Articolo pubblicato il 13 giugno 2008

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Il referendum in Irlanda e il "no" al Trattato di Lisbona sono un brutto colpo per la costruzione europea. Ma possono anche rivelarsi utilissimi. Per la democrazia nel Vecchio Continente.

La democrazia. Dopo il “no” del referendum irlandese al Trattato di Lisbona viene da dire una sola cosa: gira e rigira il problema dell’Europa è sempre e solo l’incapacità di creare una democrazia europea.

Dopo il No di francesi e olandesi alla Costituzione nel 2005, i leader avevano atteso il nuovo corso di Sarkozy all’Eliseo nel 2007 per accordarsi sulle nuove regole dell’Ue a 27 prima delle elezioni del Parlamento Europeo nel 2009: era il famoso Trattato di Lisbona. Certo, a Lisbona il caffè doveva essere prelibato – quello portoghese è il migliore dopo l’italiano – ma il Trattato è stato scritto, negoziato e approvato a porte chiuse, tra leader: come se si trattasse di un accordo diplomatico. 

Gli irlandesi? Hanno detto no a un’Europa percepita come avida di poteri

E invece no: si trattava di definire le regole della realtà politica più innovativa degli ultimi cinquant’anni, l’Unione Europea, appunto. Un’entità che, senza chiamarsi Stato, racchiude oggi in sé i principali poteri dello Stato: battere moneta (l’Euro), gestire le frontiere (Schengen) e produrre legislazione (a iosa).Oggi gli irlandesi hanno detto no. No a un’Europa percepita come distante, burocratica e sempre più avida di poteri. Eppure in un mondo globalizzato c’è bisogno di Europa, eccome. Ma bisogna prima spiegarlo ai popoli, discuterne e poi scrivere le regole in modo democratico.

E ora noi europei dobbiamo scommettere sulla democrazia transnazionale

Per questo, dopo l’ennesima débâcle democratica, noi europei dobbiamo rischiare il tutto per tutto. Ed eleggere – democraticamente e con una sola consultazione lo stesso giorno in tutti i paesi – un’assemblea costituente chiamata a scrivere una vera Costituzione: un testo conciso che definisca le regole del gioco e non le 380 pagine di burocratese che prima si chiamavano “Trattato che adotta una Costituzione europea” (sic) e che, fino a venerdì 13 (!) giugno 2008 si chiamavano – il passato è d’obbligo – Trattato di Lisbona. A quelle, l’Irlanda ha detto No. Forse dobbiamo ringraziarla. A condizione che i nostri leader abbiano abbastanza coraggio per scommettere su una democrazia del Ventunesimo secolo.