Nina Degele: “Matrimonio gay? Tutti hanno il diritto a essere borghesi“

Articolo pubblicato il 23 aprile 2013
Articolo pubblicato il 23 aprile 2013
"Rompere le ovvietà e capire quanto in realtà ci sia di fattore sociale – quindi non biologico e nemmeno divino – dietro ai fenomeni dell'era contemporanea”, questa è la missione quotidiana di Nina Degele, professoressa di studi di genere presso l’università di Friburgo.
Cafebabel l'ha incontrata per discutere insieme del femminismo nella comunità LGBT, del calcio femminile e del diritto alla borghesia per tutti. Intervista. 

Capelli corti, giacca di cuoio, pantaloni colorati e diretta: Nina Degele non corrisponde affatto al cliché dell’autorità universitaria. “Mi sono sempre interessata al femminismo”, ride la professoressa, che già da giovane aveva fondato un gruppo femminile in nome di Simone de Beauvoir, dove ha avuto la possibilità di stringere i primi contatti nell'ambito del movimento femminista. In seguito al suo coming out, mentre studiava presso l’università di Monaco, iniziò a coltivare contatti all’interno del movimento femminista e lesbico. La professoressa Degele ritiene che il femminismo e la rivendicazione dei diritti delle donne anche all’interno della comunità LGTB siano indispensabili: “Per quanto riguarda la rappresentazione della loro immagine, i gay sono meglio organizzati, o almeno è stato così per molto tempo!”. Un esempio è il quartiere Castro, area tradizionalmente gay-lesbo di San Francisco, che negli anni ’90 era sotto dominio dei gay. “Per chi non vi è coinvolto, essere ‘queer’ a San Francisco equivale a essere gay. Non viene data visibilità alle lesbiche”.

Discriminazione politically correct

“La discriminazione nei confronti delle lesbiche e delle donne in generale esiste da sempre nell’ambiente universitario, che è un club tutto al maschile!”

Queste diseguaglianze sarebbero dovute alle diverse condizioni iniziali di donne e uomini, spiega la sociologa 49enne, dal 2000 professoressa presso l’Albert Ludwig Universität di Friburgo, dove è tra i fondatori del corso di laurea in Studi di Genere. Ciò dipende dal fatto che per gli uomini rimane tutt’oggi più semplice affermarsi economicamente. “Gli uomini gay vengono molestati più raramente, solo per il fatto che sono uomini e, allo stesso modo, è più raro che percepiscano uno stipendio più basso per questo motivo. Mentre quest’ultimo è un problema che hanno tutte le donne, indipendentemente dal fatto che siano lesbiche o no”.

Secondo la Degele, la penalizzazione delle donne si farebbe sentire anche nell’ambiente universitario, sebbene oggi sia sicuramente più difficile da smascherare: la correttezza politica non appartiene più solo alla buona educazione, ma ha il potere di creare una carriera, oppure di mettervi fine rapidamente. Quindi chi aspira a fare carriera, farebbe meglio a non rivelare i propri pregiudizi? Sembrerebbe proprio di sì. “All’università nessuno mi infastidirebbe in modo diretto perché sono lesbica. A tal riguardo, la discriminazione è da tempo non più così visibile come lo era 20 anni fa. Si potrebbe pensare ‘bene, quindi nessuno deve più sopportare le offese e prese in giro’". Questo però non significa che regni la parità dei diritti: “La discriminazione, il rifiuto, la fobia esistevano prima ed esistono tutt’ora all’università, un club tutto al maschile, dove si fa ben attenzione che non siano delle donne ad occupare le posizioni di potere, se non in modo molto controllato e in numero ridotto”.

Calcio femminile: il sesso vende, però solo se eterosessuale

“Le donne che giocano a calcio, a priori, non vengono viste come vere donne”

L’omofobia e il razzismo nello sport e in particolar modo nello sport preferito dai tedeschi, il calcio, è tra i campi di studio preferiti da Nina Degele. La sua conclusione è disarmante: “Il calcio è associato in maniera così forte alla mascolinità o alla normatività etero che non c’è spazio per i gay”. Per lo stesso motivo, le donne non hanno vita facile in questo sport: “Le donne che giocano a calcio, a priori, non vengono viste come ‘vere donne’ e vengono sempre sottoposte al pregiudizio che siano lesbiche”, sottolinea la Degele. Il calcio femminile cerca di liberarsi di questa immagine. Il sesso vende, ma l’omosessualità si spinge troppo in là e potrebbe spaventare potenziali sponsor e acquirenti di prodotti legati all’immagine di questo sport. “Durante i mondiali di calcio femminile in Germania, gli organizzatori hanno cercato di donare all’evento un’immagine eterosessuale, proprio per non mettere in pericolo la commercializzazione e l’accettazione nel pubblico”.

Diritti LGBT in Germania: quando arriverà un’uguaglianza?

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Per quanto mi riguarda, il matrimonio omosessuale non è un passo avanti. Ciononostante sono a favore di un’uguaglianza. In fin dei conti, possiamo dire che tutti vogliono il diritto di appartenere alla borghesia, ma che ciò sia veramente un progresso da un punto di vista sociale o da una prospettiva etero, o che sia un obiettivo sensato, ho i miei dubbi”. Ciononostante, il dibattito attuale mostra chiaramente che le rivendicazioni di uguaglianza e dei diritti LGBT sono arrivate dritte alla società: “La discussione odierna sul matrimonio omosessuale sarebbe stata impensabile 15 anni fa”, sottolinea Nina Degele e continua: “Anche se c’è ancora della resistenza da parte del partito conservatore, non ci vorrà ancora molto prima che venga legiferata l’uguaglianza delle coppie etero e omosessuali”. Degele ritiene inoltre che il partito conservatore perderà la sua influenza.

Oggi i diritti LGBT vengono rivendicati da gran parte della società – la legislazione della Repubblica Federale tedesca non ha ancora soddisfatto questa richiesta. Una spinta da parte dell’SPD e dei Verdi di equiparare le coppie omosessuali è stata respinta dal partito conservatore nel 2012. Le coppie sposate in Germania godono di particolari privilegi fiscali, il cosiddetto “splitting delle coppie sposate”, il quale va a vantaggio soprattutto della coppia tradizionalmente sposata. Per ora si parla di allargare questi privilegi fiscali anche alle coppie omosessuali o di abbattere lo splitting familiare. Lo scorso febbraio, a Karlsruhe, la Corte Costituzionale Federale tedesca nell’ambito di una sentenza ha dato maggiore forza al diritto di adozione da per le coppie omosessuali . ”Non si può affermare che la legge progredisca e la società le si adegui. Penso che sia piuttosto un processo reciproco”, afferma Nina Degele. “Nella società vi sono diversi livelli e raggruppamenti: per alcuni la legislatura arranca indietro di molti chilometri, mentre per altri invece è già troppo avanti. Mi chiedo quando ci sarà il raggiungimento di una massa critica".

Per leggere gli altri articoli della nostra serie di ritratti LGBT, il link alla parte I, parte II e parte III.

Illustrationen: Teaser ©Adrien le Coärer; im Text: The Castor (cc)torbakhopper/Flickr; Nina Degele ©ND