Niente male l’uva slovena...

Articolo pubblicato il 03 maggio 2004
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Articolo pubblicato il 03 maggio 2004

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All’indomani dell’allargamento la festa è garantita: tocca alla Slovenia portare il vino.

”Il raccolto è finito amici, ed il vino lava via la tristezza dagli occhi e dai cuori”. No, non è una canzone da ubriaconi. E’ l’inno della Slovenia. Il nuovo paese dell'UE è un esperto viticoltore, con circa 25.000 ettari di vigneto, che producono circa 80 milioni di litri l’anno, dei quali ben 45 (litri) vengono consumati annualmente dallo sloveno medio.

Il Sipon? C’est bon!

Un settore decisamente avanti, e da tempi non sospetti. Nel nordovest della Slovenia, nell’antico quartiere ebreo della città di Maribor, troviamo alcune delle prime enoteche d’Europa. Lo stesso storiografo romano, Cornelio Tacito, (59-119 d.C), menziona i vini di Poetovio (l’attuale Ptuj) verso i quali professava una decisa simpatia. Un’inclinazione condivisa dal commissario europeo all’agricoltura Franz Fischler, grazie al quale è stato firmato un accordo con cui veniva aumentata sin dal primo gennaio 2002, l’importazione di botti slovene nell’UE. Effettivamente, le eleganti virtù olfattive ed il buon corpo del vino sloveno sembrano avere facilitato l’allegra accoglienza di questo paese in seno all'Unione: proprio quell'accordo fu qualificato da Fischler come “un passo importante nel processo d’integrazione della Slovenia nell’UE”.

Vino & gazzosa? Salute!

Ed ecco che il Bordeaux francese e la Rioja spagnola hanno un altro concorrente in casa dal 1° maggio, dalla ricchezza dionisiaca sorprendente per un paese tanto piccolo. Uno splendore dovuto al ventaglio climatico della Slovenia che dà vita a tre regioni vinicole, con diverse varietà di uva. Nel soleggiato Primorska, sul litorale adriatico, va sottolineato il Teran, un vino che bisogna degustare accompagnato al prsut, il prosciutto sloveno. Posavje, nel sud-est del paese, accoglie il Cvicek, un vino rosso soave, da bere idealmente in estate. Podrajve, a est, è una regione di vini bianchi, dolci come il moscatello. Al suo interno, nella zona viticola di Jeruzalem, troviamo una squisita varietà locale, il Sipon il cui nome deriva, secondo la leggenda, dal commento dei soldati di Napoleone gustandone delle botti: c’est bon!

La qualità di questi vini è stata premiata da numerose manifestazioni internazionali, cominciando dal Ljubljana International Wine Contest, il concorso internazionale del vino più antico del mondo, che risale al 1955. La loro reputazione deriva anche dalla concessione a Lubiana del titolo di “Città della Vite e del Vino” durante la Conferenza di Roma dell’Organizzazione Internazionale del Vino nel 1987.

Tuttavia, gli sloveni son in grado di macchiare il loro vino. Il Bambus, vino rosso con aggiunta di aranciata, e lo Spricer, vino bianco addizionato con della gazzosa, sono di consumo abituale e mettono in pericolo le relazioni diplomatiche con paesi vinicoli ultraortodossi come la Francia.

A quanti, come ai francesi, spaventino questi guazzabugli o semplicemente non piaccia loro il vino, è consigliato assaggiare la squisita birra slovena. Se possibile, magari una veliko pivo, di quelle grandi. Na zdravje!, Salute!