Nicolas Véron: «L’Europa non è più interventista degli Stati Uniti»

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2008
Articolo pubblicato il 07 ottobre 2008
Nicolas Véron è economista e ricercatore per Bruegel, un think tank spacializzato in economia europea a Bruxelles. La crisi economica potrebbe modificare la situazione politica in Europa. E offrire delle opportunità ai partiti di sinistra, soprattutto in vista delle elezioni europee del 2009.

La crisi mondiale spinge i governi ad agire per salvare le banche che hanno assunto troppi rischi. Siamo nell’era del “socialismo per i ricchi”?

(nicolasveron.info)«L’uso del denaro pubblico per salvare delle banche in difficoltà è sempre scioccante per la popolazione. È una misura necessariamente impopolare. Detto questo, la storia ci mostra che lasciare il mercato a sé stesso durante una crisi aumenta i problemi economici e politici. La posizione degli uomini politici europei è tutt’altro che facile, ma è inevitabile che siano coinvolti».

(Foto: bernatbernat/ Flickr)

L’Europa dovrebbe aumentare la regolamentazione del mercato?

«La Banca Centrale europea è già molto attiva perché sta iniettando liquidità nel mercato. Bisogna notare che noi europei non siamo meno interventisti degli Stati Uniti e il recente salvataggio di banche Fortis (belga), Dexia (franco-belga) et HypoVerein (tedesca) lo dimostra. Ciononostante l’intervento degli Stati è più naturalmente accettato in Europa che negli Stati Uniti».

Pensa che la crisi sia un’opportunità per i partiti socialisti per fare valere, presso gli elettori, la loro preferenza per il controllo del mercato in vista delle elezioni europee?

«Prima di tutto bisogna che dimostrino che hanno delle soluzioni. Non sono affatto convinto che i partiti di sinistra abbiamo più soluzioni degli altri anche perché, in realtà, la crisi è iniziata in un settore, quello bancario, che è uno dei più regolamentati del mercato».