Nicolas Sarkozy e Angela Merkel : Parigi-Berlino

Articolo pubblicato il 15 giugno 2008
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Articolo pubblicato il 15 giugno 2008
Dalla tensione alla distensione sono ormai passate le relazioni tra Nicolas Sarkozy e Angela Merkel in seguito al compromesso raggiunto sull’ « Unione per il Mediterraneo ». Tuttavia, in un contesto mobile, i punti di frizione potenziali rimangono numerosi, il che lascia planare sulle relazioni franco-tedesche l’ombra persistente di una reciproca diffidenza.

Crédit photo : AFP/MICHAEL KAPPELE

Sembra che Nicolas Sarkozy e Angela Merkel non sfuggano alla regola secondo cui ai premiers di ogni nuova coppia franco-tedesca occorra un lasso di tempo più o meno lungo per instaurare un dialogo costruttivo e di reciproca fiducia.

Il presidente francese, maître nella rottura con il passato, aveva lasciato intendere che si sarebbe astenuto da un simile obbligo. Contrariamente ai suoi predecessori, voleva mostrare di essere consapevole dell’importanza dell’ « asse franco-tedesco » in un periodo di turbamenti istituzionali in Europa. Cosi,’ il giorno stesso dell’investitura, nel maggio 2007, aveva approfittato dell’occasione fortemente simbolica per recarsi a Berlino e incontrare la sua « cara Angela ».

Sicuro di sè, forte della legittimità e della modernità politica che gli venivano dalla  vittoria elettorale, aveva elogiato la forte amicizia tra la Francia e la Germania, e reso omaggio alla signora Merkel con qualche pacca sulla spalla e baci alla francese. Aveva senza dubbio un po’ impressionato la figlia del pastore luteriano, ma era per la buona causa, bilaterale e europea. Infatti, anche se si considera – a giusto titolo – che la coppia franco-tedesca non costituisca più di per sé il motore dell’Europa allargata, resta comunque la « locomotiva » indispensabile e lo spazio ove le sintesi sono possibili.

L’importanza di essere costanti

Sin d’allora si poteva legittimamente dedurre che le relazioni franco-tedesche sarebbero state strategicamente prioritarie e che si sarebbero tradotte, all’avvicinarsi della presidenza francese dell’UE, in dialogo e cooperazione intensi sui temi più scottanti quali la PESD (Politica Europea di Sicurezza e di Difesa) e la NATO, la politica dell’energia, l’Europa sociale, le istituzioni…

Ahimé, le difficoltà della politica interna e la volontà del presidente di essere contemporaneamente su tutti i fronti hanno intaccato il suo entusiasmo filo-germanico.  Nell’arco di poche settimane l’incostanza ha preso il posto dell’ardore iniziale.

Su pretesto di incompatibilità d’agenda, due riunioni in programma da lungo tempo sono state annullate. La prima si sarebbe dovuta svolgere il 3 marzo in Baviera, nell’ambito degli incontri usuali al vertice, detti « di Blaesheim » (dal nome della cittadina alsaziana dove erano stati avviati  da Chirac e Schroeder  sette anni fa). La seconda, abituale anch’essa, avrebbe dovuto riunire i ministri delle finanze dei due paesi.

In compenso si reca, trascinandosi per le gambe, ad Hannover il 3 marzo per inaugurare in compagnia della cancelliera la fiera del CEBIT. L’atmosfera é a dir vero piuttosto scialba e l’Europa intera nota che le frizioni diplomatiche tra i due paesi non sono di poco conto, bensi’ rivelano la difficoltà nelle relazioni tra Nicolas Sarkozy e la sua omologa : lo stile clownesco del presidente francese, la sua predilezione per la teatralità e l’eccesso infastidiscono la cancelliera tedesca che Sarkozy trova, da parte sua, triste e noiosa.

Tanta apparenza e poca sostanza

De Gaulle-Adenauer, Pompidou-Brandt, Giscard-Schmidt, Mitterrand-Kohl o Chirac-Schröder, hanno tutti avuto bisogno di tempo – alcuni mesi se non addirittura alcuni anni – per instaurare relazioni di fiducia. Cio’ non vuol dire che gli interessi reciproci ad un certo punto coincidessero completamente, erano semplicemente diventati convergenti. Il riavvicinamento de Gaulle-Adenauer é stato possibile perché Adenauer voleva riposizionare la Germania sulla scena internazionale, mentre de Gaulle prendeva atto del fallimento della sua idea di Europa delle nazioni e auspicava un partner di peso per far fronte al predominio USA, situazione che lo storico americano Brezinski riassume bene nella frase « l’Europa era per i tedeschi una redenzione e per i francesi un’ambizione ». Allo stesso modo i rapporti disastrosi tra Chirac e Schröder – che contribuirono largamente a rendere il vertice di Nizza del 2000 un vero disastro – cambiarono sostanzialmente in favore di un fronte anti-conflitto. Per Schröder, si trattava di fare eco alla cultura profondamente pacifista di una buona parte del popolo tedesco, anche perché il suo paese non era ancora pronto ad impegnarsi su altri fronti di guerra. Chirac, invece, intendeva prima di tutto contrastare gli USA nel modo in cui portavano avanti la loro politica internazionale e federare l’Europa intorno alla posizione francese.

    Il nuovo presidente francese, nel suo approccio con il vicino d’Oltre-Reno, é molto diverso dai suoi predecessori, Chirac compreso. Questi ultimi non rinnegavano l’appartenenza all’élite colta francese e non perdevano occasione per elogiare la Germania come « grande nazione di cultura ». Ne conoscevano, apprezzavano e persino ammiravano la musica, la letteratura e la filosofia.

Cio’ li ha senz’altro aiutati a costruire una relazione solida con i loro omologhi.

Sarkozy, invece, ha fatto della rottura mediatizzata con i gusti e costumi della classe dominante tradizionale una sua specialità. Ora, a dirla tutta, la cultura classica non fa parte delle qualià del neo ricco « di successo ». Preferisce quindi giocare con i clichés : la Germania é il paese dell’ordine e della lingua rude («ach so!», «raus ! schnell!»), che la birra e la salsiccia arrosto appena ingurgitati rendono un po’ più sopportabile.  Al di là del gioco, pero’, questi clichés potrebbero essere ben radicati in lui.  Stando a quanto riportato da Yasmina Reza, all’osservazione da lei rivoltagli « Ti senti più a tuo agio a Siviglia che ad Oslo » il presidente avrebbe risposto “meglio che a Berlino, a Berlino mi sento terrorizzato, a Francoforte anche”. Cio’ rende l’idea degli sforzi personali che Nicolas Sarkozy dovrà compiere per distendere le relazioni con la Germania.

JCL,  31 maggio 2008 – Traduzione di Anna Maria Sarcina