Nicolás Alcalá: “lo spettatore accede ai contenuti dove, quando e come vuole"

Articolo pubblicato il 15 maggio 2013
Articolo pubblicato il 15 maggio 2013
Intervistiamo Nicolás Alcalá, regista del film spagnolo El cosmonauta. Finanziato grazie al crowdfunding, a cui hanno partecipato circa 5000 persone da tutto il mondo, la pellicola nasce da una rischiosa scommessa sulla diffusione della cultura libera su Creative Commons. Dal 14 maggio, tutto il mondo avrà accesso gratuito ai contenuti del film.
Siamo davanti alla nuova frontiera dell’industria cinematografica?

Cos'è El Cosmonauta?

Siamo stati uno dei primi progetti in Spagna, dopo di noi sono state create numerose altre piattaforme che in tutto questo tempo hanno fatto guadagnare ai produttori e agli investitori più di 400.000 euro. Abbiamo creato una storia che si svolge in una missione spaziale, con tre personaggi… l’episodio principale è narrato nel film stesso, ma ci saranno anche 34 web-episodi che durano da 1 a 15 minuti, per un totale di più di 200 minuti di contenuti aggiuntivi che in qualche modo arricchiscono la storia: raccontano qualcosa dei personaggi, del contesto storico… ci sarà anche un libro, scritto dai personaggi stessi, e una serie che stiamo sviluppando su Facebook, creando i profili dei personaggi. Vogliamo realizzare una storia coinvolgente, che permetta allo spettatore di immedesimarsi in questo universo nella maniera più profonda possibile.

“Credo che si realizzeranno cose meravigliose. Lì fuori c’è moltissimo talento”

Vogliamo offrire allo spettatore la possibilità di accedere ai contenuti come, dove e quando vogliono. Questo significa che li renderemo disponibili su tutte le piattaforme: tv, internet, cinema e dvd, lasciando la scelta allo spettatore. Al cinema, per esempio, ci sarà una festa e alcuni interventi, vogliamo creare un evento irripetibile. Nel caso del dvd, invece, abbiamo creato un libro con la storia dei personaggi, qualcosa in più della semplice custodia di plastica. Su internet il film sarà distribuito gratuitamente in HD e l’unica cosa che chiederemo al pubblico è di condividerlo in maniera legale e, se piace, si decide quanto pagare. Vogliamo creare un ecosistema basato sul rispetto tra l’autore e il pubblico.

Quanto è importante creare una comunità di utenti?

Se riesci a creare una comunità di persone che sente il progetto come proprio, che è quello che succede a noi, la gente comincerà a parlare del tuo film come del “suo film”. Abbiamo provato a creare una comunità ed è incredibile dove siamo arrivati.

Sperate che si realizzino delle seconde versioni di Il Cosmonauta con la licenza CC del progetto?

“È la migliore opportunità che ho avuto nella vita, fatta su misura per me e che ho potuto sfruttare in ogni momento”

Nel nostro caso, c’è stata gente che, per amore del progetto stesso, ha creato opere parallele, che abbiamo incluso nel lavoro. Per esempio, una discografica di Berlino ha deciso di chiedere ai suoi artisti di comporre una canzone ispirata al film: sono state realizzate 20 canzoni, poi incluse in un disco e messe in vendita. Abbiamo diviso i proventi e alla fine stiamo guadagnando su qualcosa che a noi non è costato niente. Ma c’è di più: grazie a Creative Commons abbiamo una colonna sonora per il nostro film.

Deve essere grandioso il pensiero che a Berlino ci sia chi si propone per contribuire al progetto.

È assolutamente incredibile e credo che il progetto crescerà ancora di più. Per esempio, caricheremo su internet tutte le scene tagliate del film, 140 ore di contenuti che si possono utilizzare per realizzare i propri videoclip, montaggi e anche un proprio film. Credo che da questo si inizieranno a creare cose meravigliose. C’è moltissimo talento lì fuori.

Sarà stata un’esperienza estenuante...

È stato molto stancante: abbiamo lavorato 8 ore al giorno al progetto, dovendone lavorare altre 6 per pagarci gli affitti, ma è stato un processo talmente incredibile... per me è stata la migliore opportunità che abbia mai avuto nella vita, fatta su misura per me e che ho potuto sfruttare in ogni momento.

Avete ufficialmente oltrepassato i confini della Spagna. Si può parlare di progetto internazionale?

Abbiamo sempre avuto una vocazione globale e, anche se è difficile, siamo riusciti a guadagnarci il nostro spazio. Per esempio, qualche mese fa abbiamo conosciuto l’ex direttrice esecutiva del Festival di Tribeca che si è talmente innamorata del nostro progetto da lavorare al lancio della pellicola negli Stati Uniti. Credo che questo sia uno di quei progetti in grado di generare un forte impatto internazionale.

Domanda dei lettori: perché i finanziatori del progetto non guadagnano niente dal lancio del film?

Magari avessimo potuto invitare tutti i nostri produttori alla prima del film! Ma per fare questo avremmo avuto bisogno del sostegno di qualche sponsor, perché riservare un cinema per 4 ore ha un costo. La nostra risposta è che il nostro film sarà disponibile gratuitamente su internet: questo era l’accordo ed è questo quello che la gente avrà in cambio. E un evento concreto ha un valore aggiunto se chi vi partecipa è disposto a pagare.

Vi hanno già chiamati da Hollywood mostrandosi interessati al progetto?

Ci sono arrivate varie e-mail in cui ci fanno delle domande in proposito. Il momento più emozionante è stato il giorno in cui abbiamo ricevuto una lettera da una produttrice (non vuole fare il nome) e “abbiamo prodottoOblivion e siamo rimasti colpiti dal vostro trailer”. Wow! Sì, abbiamo riscosso un certo interesse nella comunità, anche se nell’industria cinematografica sono molti cauti, stanno aspettano l’uscita e, se funziona, si faranno avanti.

Foto: (cc) Riot Cinema. Scene dal set © Daniel Torrelló e degli attori © Miki Ávila