Nico Bleutge: "Ecco perchè non amo la poesia naturalistica"

Articolo pubblicato il 24 agosto 2013
Articolo pubblicato il 24 agosto 2013

Alto, capelli biondi raccolti in una coda di cavallo e penetranti occhi blu, Nico Bleutge assomiglia a un giocatore di rugby ben curato. Verrebbe da pensare che dovrebbe essere più a casa a segnare punti piuttosto che rimanere fermo davanti a un microfono a una lezione di poesia.

 ‹‹Ho incontrato il poeta a Nartum, un paesino nella Germania settentrionale, dopo una lezione all’interessante ma insolita Fondazione Kempowski. La sede della fondazione è nell’ex casa di famiglia del compianto scrittore tedesco Walter Kempowski piena zeppa delle sue collezioni: di libri, soprammobili e modellini. Sebbene questi oggetti conferiscano alla casa una atmosfera alquanto surreale, si ha la sensazione che il posto sia più un museo che una casa, essi rispecchiano la scrittura di Kempowski, unitamente al tema della serata. Kempowski è particolarmente conosciuto per il progetto Das Echolot, un collage della seconda guerra mondiale ricostruito attraverso diari, lettere e materiale autobiografico. Nico Bleutge è venuto qui a leggere la sua raccolta di poesie “Drei Stimmen” (Tre Voci), i cui temi si intrecciano a numerose fonti, molte delle quali a “Das Echolot”. Con generosità e accuratezza per il dettaglio che si trovano raramente a una lezione di poesia, egli non solo legge le sue poesie ma anche un certo numero di opere da cui ha attinto. Appena il tramonto all’esterno rende visibili le sagome degli alberi, Nico sospinge la nostra attenzione verso frasi, paesaggi, umori presi in prestito.

inseguire voci diverse

La dimensione delle poesie polifoniche è impressionante, dovuta in parte all’incredibile numero di letture e ricerche che si possono trovare in ciascun relativamente breve componimento. Più sorprendentemente, tuttavia, la poesia è un gioco in cui “aver trovato la propria voce" è considerato il traguardo più ambito, un’affermazione che l’approccio di Nico mette in discussione. Nico riflette su questo paradosso per un attimo, prima di spiegare: ‹‹Può essere piacevole possedere qualcosa di simile al tuo stile perché diventa una sorta di voce che puoi ascoltare mentre scrivi. Tuttavia, è maledettamente difficile allontanarsi da questo stile. Per me scrivere è qualcosa in cui, in ogni poesia e certamente in ogni libro, cerco di ricominciare da zero. Naturalmente, ciò è impossibile ma cerco di intraprendere strade nuove perché altrimenti finirei sempre col fare le stesse cose. La scrittura potrebbe solo peggiorare e probabilmente mi annoierei. Per un certo verso devi essere sollecitato a provare direzioni nuove una volta ogni tanto››. . Si interrompe e scuote la testa. ‹‹Ho perso il filo del discorso…››. E dopo, come se avesse avuto una rivelazione, afferma: ‹‹Lavorare con voci diverse al fine di lavorare contro ciò che si suppone sia la tua unica voce, penso che sia un metodo abbastanza efficace››. La poesia di Nico dovrebbe certamente essere paragonata ad alcuni dei primi lavori di Seamus Heaney: essa incorpora una rete di allusioni, ma nello stesso tempo evoca un forte senso del luogo e del paesaggio. Infatti, nel 2012 è stato insignito del premio Erich Fried  per aver dato, secondo le motivazioni della giuria, nuovo vigore alla poesia naturalistica. Tuttavia, Nico stesso è ambivalente su questo genere poetico. Fa un respiro profondo e inizia a parlare: ‹‹È diffic. . . ›› prima di interrompersi. ‹‹Partendo da un discorso molto semplice, ho grossi problemi con il termine di poesia naturalistica perché in Germania ha molte implicazioni importanti. La poesia naturalistica è legata al fatto che dopo la seconda guerra mondiale la gente accusò i poeti di aver dimenticato tutto il male della guerra evadendo nella natura che ovviamente aveva connotazioni mitologiche ed è  una sorta di rifugio senza tempo in cui "L'Io” non ha più niente a che fare con l'ostilità della storia. Penso che ci sono molti poeti che hanno  fatto questo e non hanno portato nessun giovamento al termine di “poesia naturalistica” e lo hanno veramente danneggiato. È per questo che molto probabilmente parlerei piuttosto di poesia del paesaggio››.  

 Sembra che Nico lavori con temi - natura, storia, memoria - che possono essere considerati estremamente politici. Al giorno d’oggi con i cambiamenti del clima che diventano cosi difficili da ignorare, la Natura è un tema sempre più politico e nello stesso tempo in Germania le dispute sulla questione della memoria si sono a lungo intrecciate con problemi riguardo la colpa. Lui prova un senso di responsabilità quando tratta questi temi? Fa una pausa: ‹‹Trovo che la poesia possa essere il veicolo di qualcosa, come messaggi strani, ma se la poesia ha un. . . ››. Si interrompe e beve un sorso di acqua prima di cercare di dare una spiegazione. ‹‹Io penso che la poesia sia uno strumento di riconoscimento. Può aiutarci a capire il mondo e in particolare a capire il linguaggio. Una perfetta connessione col linguaggio può permetterci di essere coscienti di come le espressioni linguistiche contengano ideologie nascoste, storie nascoste e qualche volta per esempio idee e pensieri razzisti. Una poesia può renderci accorti e vigili sul modo in cui queste velate ideologie possano nascondersi nel linguaggio. Sapete? La poesia può avere una specie di impulso illuminante, rendere le espressioni da immobili a fluide, rompere gli schemi e scoprire nuovi significati››.