Nessun potere alle donne? L'India cambia mentalità

Articolo pubblicato il 04 gennaio 2014
Articolo pubblicato il 04 gennaio 2014

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Que­st'e­sta­te, di ri­tor­no dal­l'In­dia, l’u­ni­ca do­man­da che mi fa­ce­va­no era: “Ma non è stato pe­ri­co­lo­so?”. Da quan­do, a di­cem­bre 2012, i media eu­ro­pei si sono oc­cu­pa­ti del caso di stupro di una 23en­ne di New Delhi, mor­ta a causa delle fe­ri­te riportate, molti sem­bra­no as­so­cia­re la pa­ro­la India so­lo a stu­pri, ri­schiopre­i­sto­ria nel rap­por­to tra i sessi.

Ci sono poi le re­la­zio­ni au­to­re­vo­li sulle pro­te­ste di massa a New Delhi e sui cri­mi­ni vio­len­ti nei con­fron­ti di tu­ri­ste stra­nie­re a Orcha, Madya Pra­desh e Agra. Nel 2013 l'In­dia è una meta di va­can­ze non grata. Chi si spa­ven­ta leg­gen­do il re­so­con­to eu­ro­peo, in India pro­ve­reb­be pa­ni­co allo stato puro. Non passa gior­no che non si legga di vio­len­ze ses­sua­li, tut­ta­via solo ra­ra­men­te le no­ti­zie dell’Assam Tri­bu­ne o del Te­le­gra­ph Cal­cut­ta ri­feriscono di donne stra­nie­re. Le no­ti­zie ri­guar­da­no ag­gres­sio­ni a donne in­dia­ne, gio­va­ni e an­zia­ne, stu­pri di mi­no­ren­ni e cri­mi­ni vio­len­ti nei con­fron­ti di bam­bi­ni pic­co­li. L’or­ro­re non manca nem­me­no quan­do sfo­glio distratta­men­te il gior­na­le lo­ca­le in un ri­sto­ran­te di Shil­long. Il pro­prie­ta­rio, ve­den­do­mi scioc­ca­ta dalla sto­ria dello stu­pro di due bam­bi­ne di 4 e 5 anni nello stato fe­de­ra­le di Me­ghla­ya, cerca di tran­quil­liz­zar­mi: “Le donne stra­nie­re non de­vo­no avere paura, ba­dia­mo noi a loro.” Con un sor­ri­so in­co­rag­gian­te, fa sci­vo­la­re oltre il ban­co­ne il bi­gliet­to da vi­si­ta del ri­sto­ran­te: “Qui sopra c’è il mio nu­me­ro. Se ci sono pro­ble­mi, vi aiuto io.”

A marzo 2013, la ca­me­ra di com­mer­cio e del­l'in­du­stria in­dia­na AS­SO­CHAM ha reso noto che il 25% in meno di tu­ri­sti stra­nie­ri ha vi­si­ta­to il Paese. Stan­do a una – non in­con­te­sta­ta – breve in­chie­sta della So­cial De­ve­lo­p­ment foun­da­tion del­l’AS­SO­CHAM, le agen­zie di viag­gio e le au­to­ri­tà del set­to­re tu­ri­stico hanno re­gi­stra­to ad­di­rit­tu­ra il 35% in meno di vi­si­ta­to­ri donne. L'ac­cre­sciu­to senso di in­si­cu­rez­za che molte donne pro­va­no al pen­sie­ro del­l’In­dia sem­bra es­se­re qual­co­sa di  più che una sem­pli­ce emo­zio­ne la­ten­te. Cio­no­no­stan­te, nel Nord-est del­l’In­dia que­sta pri­ma­ve­ra ci si può sen­ti­re al­tret­tan­to si­cu­re che in pas­sa­to.  Que­sto può es­se­re do­vu­to al fatto che qui pre­do­mi­na­no forme di con­vi­ven­za so­cia­le più mo­der­ne. Anche nel Ben­ga­la oc­ci­den­ta­le e nel­l’As­sam, però, en­tram­bi for­te­men­te in­dui­sti e re­la­ti­va­men­te con­ser­va­ti­vi, ci si può muo­ve­re con la li­ber­tà che in India è con­sen­ti­ta solo a una stra­nie­ra. Le strut­tu­re so­cia­li for­te­men­te pa­triar­ca­li, le re­li­gio­ni in­cen­tra­te su preti e di­vi­ni­tà di ge­ne­re ma­schi­le, l’in­giu­sta tra­di­zio­ne della dote, il ruolo della mo­glie in­dui­sta come serva dei suoi co­niu­gi di­vi­ni, la vio­len­za do­me­sti­ca e l’a­bor­to di feti di sesso fem­mi­ni­le: anche la tu­ri­sta più sprov­ve­du­ta si ac­cor­ge ben pre­sto che in India c’è qual­co­sa che non va. Di con­se­guen­za, nell’UN Gen­der Ine­qua­li­ty Index del 2012 il Paese oc­cu­pa­va il 136º posto su 186 stati. Uno sguar­do alle sta­ti­sti­che degli stu­pri è al­tret­tan­to al­lar­man­te: se­con­do l’ul­ti­mo rap­por­to del Na­tio­nal Crime Re­cords Bu­reau in­dia­no, nel 2012 sono state re­gi­stra­te 24.923 de­nun­ce di stu­pri. Tut­ta­via, se si pensa che l’In­dia ha più di un mi­liar­do di abi­tan­ti, di cui quasi 600 mi­lio­ni donne, ri­sul­ta evi­den­te che non basta guar­da­re le cifre per ca­pi­re. In India, lo stu­pro è sog­get­to a un forte tabù, per­ciò molte ag­gres­sio­ni non ven­go­no nep­pu­re de­nun­cia­te. La paura delle donne di es­se­re ri­pu­dia­te, rabboni­te, messe in ri­di­co­lo, op­pu­re – nel peg­gio­re dei casi – se­vi­zia­te di nuovo, è trop­po gran­de.

Tut­ta­via, una donna stra­nie­ra vive ge­ne­ral­men­te una si­tua­zio­ne di­ver­sa. Dal mo­men­to che è su­bi­to ri­co­no­sci­bi­le dal co­lo­re della pelle e che co­sti­tui­sce un og­get­to del de­si­de­rio per molti in­dia­ni, è sem­pre l’e­stra­nea, la di­ver­sa. L’in­toc­ca­bi­le. L’o­spi­te che viene pro­tet­to. In India le re­go­le del­l’o­spi­ta­li­tà sono in­fat­ti molto se­ve­re e ri­spet­tar­le è fon­da­men­ta­le. Pro­teg­ge­re le vi­si­ta­tri­ci stra­nie­re è sicuramen­te una di que­ste norme. Che si trat­ti di un an­zia­not­to fun­zio­na­rio sta­ta­le di Gu­wa­ha­ti, di un gio­va­ne mu­si­ci­sta sul tra­ghet­to per Ma­ju­li o del pro­prie­ta­rio di un ri­sto­ran­te di Shil­long, tutti sono con­sa­pe­vo­li delle spe­cia­li cir­co­stan­ze e pro­teg­go­no le stra­nie­re. D’al­tro canto, una donna stra­nie­ra deve saper ri­co­no­sce­re le dif­fe­ren­ze cul­tu­ra­li e at­te­ner­si a de­ter­mi­na­te re­go­le so­cia­li. A gran­di linee, in­dos­sa­re ve­si­ti­ti co­pren­ti e es­se­re ri­ser­va­te quan­do si ha a che fare con degli uo­mi­ni sono com­por­ta­men­ti ir­ri­nun­cia­bi­li per la pro­pria si­cu­rez­za, così come il ri­spet­to di sem­pli­ci re­go­le fon­da­men­ta­li, che ri­du­co­no no­te­vol­men­te il ri­schio di ritro­var­si in si­tua­zio­ni spia­ce­vo­li o pe­ri­co­lo­se. Per esem­pio, sa­reb­be bene non usci­re da sole di notte né bere al­coo­li­ci con grup­pi di uo­mi­ni o viag­gia­re in au­to­stop con degli sco­no­sciu­ti. Que­sti com­por­ta­men­ti sono ab­ba­stan­za evi­den­ti e sono con­si­glia­ti pra­ti­ca­men­te in tutte le guide tu­ri­sti­che. 

In India solo poche tu­ri­ste stra­nie­re, tra le quali, però, anche al­cu­ne delle vit­ti­me degli stu­pri dei mesi scor­si, si com­por­ta­no in modo da al­za­re in modo si­gni­fi­ca­ti­vo il li­vel­lo di ri­schio. Tut­ta­via, una vio­len­za ses­sua­le non è mai giu­sti­fi­ca­ta, nem­me­no nel caso in cui una tu­ri­sta non sia con­sa­pe­vo­le delle dif­fe­ren­ze cul­tu­ra­li e si com­por­ti in modo inap­pro­pria­to. Il fatto che una tu­ri­sta de­ci­da di por­ta­re un paio di pan­ta­lon­ci­ni o di viag­gia­re in au­to­stop non si­gni­fi­ca che possa es­se­re toc­ca­ta senza il suo con­sen­so o che “vo­glia es­se­re vio­len­ta­ta” – una col­pe­vo­liz­za­zio­ne dav­ve­ro in­tol­le­ra­bi­le, che non è raro sen­ti­re nelle di­scus­sio­ni ri­guar­dan­ti que­sto tema. Una donna do­vreb­be sen­tir­si sem­pre al si­cu­ro, in­di­pen­den­te­men­te dal suo ab­bi­glia­men­to e dal suo at­teg­gia­men­to. Pur­trop­po, però, la real­tà in­dia­na non è la sola a es­se­re ben lon­ta­na da que­sto idea­le. Le cam­pa­gne in­for­ma­ti­ve con­dot­te dalle fem­mi­ni­ste e dalle at­ti­vi­ste so­cia­li do­vran­no pro­se­gui­re an­co­ra per molte de­ci­ne di anni, ac­com­pa­gna­te da ri­for­me giu­ri­di­che e so­cia­li di ampio re­spi­ro, prima che le donne in­dia­ne pos­sa­no go­de­re degli stes­si di­rit­ti e della stes­sa si­cu­rez­za degli uo­mi­ni. Non serve a molto de­nun­cia­re la sof­fe­ren­za delle donne in­dia­ne o ri­flet­te­re sui roghi delle ve­do­ve (proi­bi­ti per legge dal 1829) o sugli abor­ti allo scopo di evi­ta­re com­ple­ta­men­te l'In­dia. Qui nel 2013 una stra­nie­ra non corre più pe­ri­co­li che in pas­sa­to. Se ci si at­tie­ne alle re­go­le di base, si può ri­dur­re al mi­ni­mo il ri­schio anche senza rin­chiu­der­si in una gab­bia do­ra­ta. Gli uo­mi­ni in­dia­ni, a ben ve­de­re, non pos­so­no che trar­ne van­tag­gio, abi­tuan­do­si alle tu­ri­ste eu­ro­pee e "ag­giu­stan­do" l'im­ma­gi­ne della “donna oc­ci­den­ta­le”,  fal­sa­ta da leg­gen­de me­tro­po­li­ta­ne, da in­ter­net e dalla por­no­gra­fia.

Il vero male di fondo non sono, però, le strut­tu­re so­cia­li e re­li­gio­se o la man­can­za di le­gi­sla­zio­ne: que­sti sono, piut­to­sto, i sin­to­mi di una fon­da­men­ta­le di­spa­ri­tà tra uo­mi­ni e donne. Se ci si vuole im­pe­gna­re af­fin­ché le donne in­dia­ne di­ven­ti­no per­so­ne e cit­ta­di­ne con pari di­rit­ti e di­gni­tà, anche gli uo­mi­ni de­vo­no par­te­ci­pa­re. Pro­prio que­sto è l'ob­biet­ti­vo della cam­pa­gna  Bell Bajao! One mil­lion men. One mil­lion pro­mi­ses che Mal­li­ka Dutt con­du­ce già dal 2008.  Dutt, che 13 anni fa ha fon­da­to la ONG Break­th­rou­gh e che uti­liz­za i mezzi della cul­tu­ra pop glo­ba­le per pub­bli­ciz­za­re le sue cam­pa­gne, da tempo si batte anche per i di­rit­ti della donna in India e nel mondo. Re­cen­te­men­te, nel Times of India , ha au­spi­ca­to un cam­bia­men­to cul­tu­ra­le ba­sa­to non tanto su ten­ta­ti­vi di ar­gi­na­re il pro­ble­ma con ri­for­me giu­ri­di­che e so­cia­li, quan­to su una pa­ri­fi­ca­zio­ne tra uo­mi­ni e donne. Dutt è fi­du­cio­sa: “In India e nel mondo ci sono stati due cam­bia­men­ti fon­da­men­ta­li:  da un lato, sem­pre più per­so­ne sono con­sa­pe­vo­li del fatto che la vio­len­za con­tro le donne è un pro­ble­ma glo­ba­le ur­gen­te; dal­l’al­tro, sem­pre più spes­so que­ste per­so­ne sono uo­mi­ni.” Cer­to, sono ne­ces­sa­rie nuove leggi che ri­co­no­sca­no mag­gio­ri di­rit­ti alle donne e che ren­da­no più tra­spa­ren­te il pro­ces­so di de­nun­cia, per­se­cu­zio­ne e con­dan­na degli stu­pra­to­ri. Ma que­sto non serve a nien­te se la mag­gio­ran­za degli uo­mi­ni non ri­spet­ta le donne nella vita quo­ti­dia­na.

For­tu­na­ta­men­te, la sen­si­bi­li­tà nei con­fron­ti di que­sti temi sem­bra es­se­re au­men­ta­ta. Se in treno una fa­mi­glia ti pren­de sotto la sua pro­te­zio­ne, se  il gio­va­ne im­pie­ga­to di un al­ber­go si scusa con te per la stan­za mi­se­ra e per il com­por­ta­men­to da ca­fo­ni degli ospi­ti ma­schi of­fren­doti chai e mi­thai (due tipi di dolci), o  il pro­prie­ta­rio di un ri­sto­ran­te svi­lup­pa sen­ti­men­ti pa­ter­ni nei tuoi con­fron­ti, puoi sen­tir­ti più si­cu­ra e ap­prez­za­re que­sti com­por­ta­men­ti. Spes­so sono in­fat­ti dei pic­co­li gesti a fare la dif­fe­ren­za tra senso di si­cu­rez­za e paura. Evi­ta­re l’In­dia non è certo la scel­ta giu­sta. Il di­bat­ti­to in­dia­no sui di­rit­ti della donna do­vreb­be es­se­re, piut­to­sto, uno sti­mo­lo per ri­flet­te­re e agire, per­ché per l'u­gua­glian­za tra uo­mi­ni e donne ci si do­vreb­be im­pe­gna­re ovun­que, non solo in India.