Nella torre dei miracoli di Axiom, icona delle banlieue

Articolo pubblicato il 04 dicembre 2012
Articolo pubblicato il 04 dicembre 2012
La banlieue è l’anticamera di un paese, dove la condizione umana è al suo stato più violento. La banlieue contraddice il marketing positivo che viene fatto di una società”. Se lo dice Axiom, potete aprire anche l’altro occhio sulla realtà che vi circonda. Nome d’arte di Hicham Kochman, in francese Axiom sta per “assioma”, quella verità che non ha bisogno di dimostrazione.
37 anni, originario di Lille da genitori marocchini, ci racconta il suo “sogno” per gli esclusi d’Europa, che è tanto simile al “dream” di un certo Martin Luther King.

Ci sono quelli che hanno bisogno di andare lontano, per capire le culture degli altri. Noi nella differenza ci siamo cresciuti dentro”. Versi che non si dimenticano, come gli abitanti della sua “Tour des miracles”. La canzone, inserita nella colonna sonora di “Banlieue 13- Ultimatum”, è uno dei pezzi più conosciuti di Axiom. Con un richiamo evidente alla “Corte dei miracoli” di Victor Hugo, il brano racconta la vita ordinaria di una cité periferica. Un palazzone di 12 piani, abitato da italiani, capoverdiani, rumeni,vietnamiti, corsi, algerini... La storia dell’immigrazione in Francia in una prospettiva verticale. “Siamo tutti dello stesso ambiente. Siamo tutti nella merda. E facciamo quello che possiamo”.

Conosciamo Axiom in un freddo giovedì mattina di novembre, durante la tre giorni di Banlieues d’Europe a Torino, incontro annuale del network di 300 associazioni attive nelle aree marginalizzate. Axiom ha appena finito il suo intervento, applauditissimo, dove ha parlato del suo ultimo libro, “J’ai un rêve” (ed. Denoël, 2012).

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Se Martin Luther King fosse qui oggi, sosterrebbe la nostra lotta per i diritti civili. In Francia c’è un uguaglianza giuridica che è solo presupposta. E l’uguaglianza giuridica non presuppone l’uguaglianza sociale”, dice, e nelle sue parole si possono immaginare anni di formazione e studio solitario. Sarebbe uno sbaglio definire Axiom “solo” un rapper, e con lui parleremo davvero poco di musica.

Mio padre era venuto in Francia come minatore, dal Marocco, ed è finito a lavorare nell’industria metallurgica. A volte gli capitava di svuotare una cantina. In questo modo sono venuto in possesso dei miei primi libri”. Letture casuali e un po’ di buona volontà (“mi ero imposto di memorizzare una pagina di vocabolario al giorno”) lo hanno portato a uscire, a poco a poco, dalle aree di periferia della sua città natale, Lille. Il suo primo gruppo si chiamava Arm, un acronimo e un gioco di parole sulle armi da fuoco, sulla scia degli Zulu Nation. Sono arrivati poi i Rebel-Intellect, ribattezzati Mental Kombat. È con loro che pubblica il suo primo album, “L’arrêt Public”. Tutto questo tra la fine degli anni’80 e il 1999. “E poi sono arrivato io, Axiom”, con 13 album da solista e uno pronto per uscire. 

A volte capitava che una stessa pattuglia di polizia mi controllasse i documenti d’identità fino a sei volte al giorno”, racconta. Una sorveglianza quotidiana, riservata a quei cittadini francesi che avevano dei connotati non graditi alla polizia. “Fino a quando non hanno ucciso il mio amico, Riad Hamlaoui. Era un genio in matematica, stava per sposarsi e per cominciare a lavorare nella Comunità di Lille. Un poliziotto lo ha ucciso nel 2000, durante uno di questi controlli d’identità”. Un momento di agitazione, un grilletto che scatta in fretta, e la città di Lille si ritrova a far fronte a una rivolta imprevista, quando nel verdetto del processo, arrivato nel 2002, l'omicidio è stato definito "involontario". Un anticipo di quello che sarebbe scoppiato tre anni più tardi nelle periferie di Parigi. Anche allora per un controllo d’identità finito in tragedia.

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Axiom poteva partecipare, anche lui, alla rabbia collettiva. Ha deciso di farlo a modo suo, con la musica e le parole. In questo modo è diventato un’icona delle banlieue, un punto di riferimento per quei giovani che si trovano con l’orizzonte chiuso dalle immense cité e dai posti di blocco. Finalmente, nel 2012, un candidato alla presidenza inserisce al punto 30 del suo programma elettorale la “lotta contro gli abusi della polizia nei controlli d’identità”. “Una promessa dimenticata in fretta – dice Axiom. Secondo uno studio realizzato dal Cnrs a Parigi, i controlli d’identità sono effettuati fino a 11 volte di più sui giovani, 8 volte di più sugli arabi e 6 volte di più sui neri rispetto ai bianchi. Un modo alternativo per denunciare questa discriminazione è la serie-cult su Youtube: “Il mio primo controllo d’identità”.

Come lo definireste, voi, uno così? Politico? “Non ci sarà mai una ricompensa in soldi o in titoli che potrà convincermi a diventare un politico”. Rivoluzionario? “La vera rivoluzione la fanno gli intellettuali, i musicisti, gli attivisti che restano fuori dalla politica. Nasce nelle banlieue, dove è ancora possibile concentrarsi sull’umano. Le banlieue sono il laboratorio della rivoluzione futura”. Cantante? “Sono arrivato al rap per evidenza, come un anarchico arriva alla presidenza”. Le sue rime, se hanno il merito di svelare i problemi meglio di tanti discorsi preparati ad hoc, tuttavia non restituiscono tutta la complessità del personaggio.

In cantiere, Axiom ha un nuovo progetto per aiutare i ragazzi in difficoltà. Si chiama “Yump” (Young Urban Movement Project, ndr), è stato lanciato a fine ottobre 2012 ed è diretto a quanti vogliono fare gli imprenditori nelle aree di periferia. Con il think tank “Graines de France” ha pubblicato un rapporto che contesta “il razzismo nella campagna presidenziale”. Nient’altro da dichiarare? “Sono gli abitanti della banlieue gli unici che possono migliorare il proprio destino”. Ma se Hollande venisse a fare un giro nella “tour des miracles”, può star sicuro che nessuno lo controllerebbe.

Foto © Jacopo Franchi