Nel cuore della rivoluzione arancione I - L'inverno di Kiev

Articolo pubblicato il 07 febbraio 2005
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Articolo pubblicato il 07 febbraio 2005

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Prima parte di una serie di tre servizi scritti alla vigilia dell'elezione presidenziale ucraina del 26 dicembre. Quali le aspirazioni e le motivazioni di tutti questi giovani accampati per le strade?

Hrynjoly è destinato ad un grande avvenire. Da quando questo gruppo, fino ad allora pressocchè sconosciuto in Ucraina, ha cantato Razom Nas Bagato, la gente di Kiev vive al ritmo di questo motivetto. E si tratta proprio dell'inno ufficiale della campagna di Yushenko. In via Kreshiatyk, non si possono fare più di 100 metri senza ascoltarne un passaggio. Da quando 600.000 persone sono scese in piazza dell’indipendenza Maidan Nezaleznosti, lo scorso 21 Novembre, per opporsi pacificamente alla falsificazione dei risultati del secondo turno, la città non è la più stessa. La piazza appartiene ai cittadini, agli accampamenti improvvisati. La piazza appartiene alla democrazia.

Libertà o morte

Kreshatyk ha ormai assunto i tratti di una libera tribuna. Sotto le stesse tende si ritrova tutta la gioventù dell'Ucraina col suo buono umore, i suoi ideali, e la sua voglia di cambiamento. Come in ogni rivolta, rappresenta il nucleo di ferro di questa rivoluzione. L'inverno di Kiev conoscerà dunque un destino diverso da quello della primavera di Praga? Nessuno ancora può predirlo in questo 24 dicembre, due giorni prima del verdetto delle urne. Guardando alle centinaia di tende, da europeo occidentale, non posso in alcun modo trattenere sentimenti di invidia e di ammirazione per questo popolo che sa ancora cosa significa battersi per i propri diritti…

Ormai da più di un mese Ochsana non lascia più la sua sciarpa arancione e la sua bandiera rossa e nera, che simboleggia il motto libertà o morte. In un solo ano ha imparato il francese a Clermont Ferrand, nel bel mezzo della Francia. A differenza però di molti suoi connazionali, non ha cercato di restare. Il suo sogno non era emigrare per trovare una vita migliore. E con questa rivoluzione, le mentalità sono cambiate, assicura: «Ne abbiamo abbastanza di dover fuggire per vivere liberi. I giovani vogliono ormai prender parte attiva alla costruzione del proprio paese. E questo perché Yanukovich e Kutchma hanno confiscato diritti e ricchezze degli ucraini». L’unico dispiacere: «Non posso votare alle elezioni, perché ho solo 17 anni», dice. Eppure ha trovato nelle schiere dei manifestanti quell’impegno che gli mancava da molto. Parecchi giovani hanno saltato gli esami di dicembre o lasciato il loro lavoro per correre a manifestare e tenere la posizione sul campo. Sono stati persino previsti dei compensi per gli studenti all’indomani delle elezioni. Via Kreshatiyk venne così occupata da 12.000 giovani in tutta la sua lunghezza, un numero ch’è calato adesso che la situazione si è calmata. E Kiev conta in effetti una decina di accampamenti disseminati in tutta la città. Ed i giovani che li animano sono venuti di tutto il paese, Kharkov, Lviv, Kiev….

Pulcini Rambo

Come Ochsanna, sono numerosi a mostrarsi con un braccialetto giallo e nero, quello di PORA. Questo movimento studentesco, rafigurato sui propri volantini cone un pulcino che esce dal suo guscio con una benda «alla Rambo», si identifica con i tratti di questa gioventù. Combattente e rivendicativa. Brice Bader è un francese che vive nel campo, ed abita a Kiev con la sua compagna ucraina. Ha visto il movimento via via evolversi: «PORA canalizza e galvanizza questi giovani grazie ad un modo di agire e ad una comunicazione molto ben curata – analizza. Fu proprio grazie a essa che vennero installate le prime tende vicino a piazza Kontraktova e a casa di Kutchma, mostrando così come questo fosse tutt’altro che impossibile. Ed è stata sempre PORA ad aver messo su i primi campi anche nelle altre città del paese. Ha curato persino l’organizzazione del trasporto dei manifestanti tramite pullman all'inizio della rivoluzione, allorchè il governo tentò di chiudere i campi in provincia e di restringere la vendita dei biglietti ferroviari per Kiev». Per questo PORA preferisce qualificarsi come un movimento, perchè difatto molto gerarchizzata ed organizzata. Al punto che se ne può parlare come di una vera organizzazione.

Nei suoi piccoli locali in via Desiatynna, una decina di persone si dà da fare ogni giorno per preparare la «campagna». In effetti, l'obiettivo dell'organizzazione, come quello delle sue pari grado OTPOR in Serbia o KMARA in Georgia, è chiaro: erigersi a contro-potere. «Volevamo diventare degli attivisti nel campo politico ed abbiamo scelto la non violenza per proteggere la libertà e la democrazia. Oggi, ci sforziamo di colmare la carenza di comunicazione nella nostra società per rispondere ai bisogni della popolazione ed assicurarci elezioni oneste», spiega Vladimir Khaskiv, direttore della campagna civile. I sistemi, vengon via via provati e migliorano col passare delle rivoluzioni: «Abbiamo creato una banca dati di numeri SMS dei nostri membri per portare il massimo di pressione in un dato luogo ad un dato momento. Ed utilizziamo internet per diffondere le nostre idee. Altrimenti – assicura – non ne saremo mai venuti fuori». Il sito fornisce anche dei contatti per organizzare delle azioni, e presenta dei ritagli di giornali, immagini, gallerie fotografiche. Con 4.000 connessioni al giorno, Anastacia Bezverkha ha il suo bel da fare. Mentre continua ad armeggiare sul suo sito, afferma: «Abbiamo creato un nuovo tipo di attivismo politico ed una nuova generazione di attivisti in Ucraina. Ed alcuni vogliono continuare veramente la loro azione, avere un'influenza e così ancorare ulteriormente la democrazia». Certe domande restano tuttavia senza risposta: come un movimento nato in primavera è riuscito a metter in piedi una vera organizzazione così velocemente? E perché questi «contro-poteri» verranno disciolti una volta finita la rivoluzione?

Un mese in tenda

Non lontano da lì, in un altro campo, quello del governo, si vedono nel frattempo sventolare le bandiere gialle e nere dell'organizzazione. Poco presente su Kreshyatik che è nei fatti un assembramento spontaneo, PORA ha scelto di mirare ai luoghi chiavi della città di Kiev, la residenza del presidente, la Rada, vale a dire il Parlamento ucraino, e la sede del governo. Anche stasera, i poliziotti montano sempre di guardia, col casco ben allacciato ed armati dei loro manganelli. Il capo del campo, Alexksandar, arriva e mi saluta. «Oggi fa un mese che siamo accampati qui. E vinceremo. Kutchma non viene ormai neanche più nel suo palazzo presidenziale. Non lo vediamo passare mai, non c'è più nessun segno di attività. Si rintana non si sa dove… – mi spiega prima di propormi: Venite a farci delle foto». Ochsana, con la sua bandiera rossa e nera sulla schiena, si avvicina alle transenne. I manifestanti le raggiungono ad un metro dai poliziotti che ridono di questa situazione alla quale, apparantemente, si sono abituati.

A due giorni dalle elezioni, la partita sembra già bella che vinta. Nelle vicinanze, Razom Nas Bagato l'inno di Yushenko continua a risuonare: «Siamo numerosi – dice – ed inespugnabili». E ha ragione.