Nel 2010 l’Europa lotta contro la povertà e l’esclusione sociale

Articolo pubblicato il 23 aprile 2010
Articolo pubblicato il 23 aprile 2010
Quando venne lanciata la strategia di Lisbona, nel marzo del 2000, i capi di stato e di governo dei paesi membri dell’Unione Europea avevano dichiarato di voler dare «uno slancio decisivo verso l’eliminazione della povertà». Dieci anni dopo, con la peggior crisi economica dal 1929 come scenario, viene promosso l’anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Alla buon’ora!

In Europa la povertà non è appannaggio dei paesi meno industrializzati. Certo, alcuni se la cavano meglio di altri: il tasso di povertà dei paesi Scandinavi, dei Paesi Bassi e dell’Austria oscilla tra l’11 e il 12%. D'altro canto, i «poveri» rappresentano in Romania e Bulgaria rispettivamente il 23 ed il 21% della popolazione. Ma anche all’interno dei paesi economicamente trainanti della Ue, la situazione è diversificata: in Francia il 13% delle persone è povera, il 15% in Germania e fino al 19% nel Regno Unito!

Povertà dell’Est, povertà dell’Ovest

Qui a Bucarest

Le realtà comprese nel termine «povertà» variano da una nazione all’altra. Per poterle valutare l’Unione Europea si basa sulla seguente definizione: è povero colui che non raggiunge il 60% del reddito medio nazionale. 79 milioni di persone, vale a dire il 16% degli europei vi sarebbe compreso. Il solo punto debole della statistica, sottolinea l’Observatoire des inégalités (Osservatorio delle disuguaglianze) consiste nel fatto che la soglia di povertà così calcolata è di 967€ in Inghilterra e precipita a 159€ in Romania. L’assurda conclusione dell’organo indipendente di informazione ed analisi delle disuguaglianze, è che «i poveri degli ex-paesi dell’est sono molto più poveri di quelli dell’ovest…». Parlare di povertà in Europa significa quindi aprire un dibattito.

I tre tipi di povertà

Perché una volta discusso di povertà economica, si è ben lungi dall’essere soddisfatti. Serge Paugam completa la definizione: «la povertà crea una situazione di dipendenza ed il modo in cui essa viene realmente vissuta varia in base al tipo di società. Il sociologo distingue tra "povertà integrata", che riguarda per lo più i paesi poveri, "povertà marginale", laddove i poveri sono meno numerosi, e "povertà dequalificante", quella più drammatica, che coinvolge sempre più i paesi "ricchi" la cui economia è in crisi». La povertà, che riguarda 84 milioni di europei, è quindi un fenomeno disparato. E in Europa il lavoro non protegge più sempre e comunque dall’esclusione: l’8% dei «working poors» (lavoratori poveri) europei è interessato dalla povertà. I bambini non sono esenti: tra questi, ben 20 milioni rischiano di trovarsi faccia a faccia con la povertà dopo gli sconvolgimenti sociali. Per l’anno 2010 l'Ue individua quindi i gruppi particolarmente "vulnerabili", come i bambini, i senzatetto, gli anziani, i disabili e gli immigrati. Vengono messe in atto le cosiddette strategie di "inclusione attiva"; esse mirano, come si può leggere, "a offrire un impiego al più vasto numero di persone, garantendo allo stesso modo condizioni di vita decenti a coloro che non possono accedere al mercato del lavoro".

«Metodo aperto di coordinazione»

Augustin Legrand, leader dell'associazione, nel 2010 è entrato a far parte del movimento politico Europe Ecologie Come il coordinatore di una squadra, allo stesso modo l'Ue fissa obiettivi ed indicatori per gli stati membri nell’elaborazione delle loro politiche di lotta contro la povertà e l’esclusione sociale. Una base che permette poi di coordinare le politiche nazionali: ogni stato può paragonare i propri risultati con i paesi vicini, prendere ispirazione dalle ricette che hanno funzionato altrove. Oltre alla valutazione realizzata a livello di singolo stato, le Ong, le associazioni, i partner sociali e le autorità locali sono a loro volta presenti per monitorare le politiche nazionali dispiegate a favore dei dimenticati dal modello sociale europeo. Il rischio di questo "metodo di coordinazione" è che ogni stato agisca secondo i propri mezzi; i "poveri più poveri" dell’Europa dell’Est non ne uscirebbero migliorati.

Almeno 26 milioni di euro, di cui 17 provenienti dall'Ue, saranno disponibili per tutto il corso dell’anno. In Francia, ad esempio, verranno investiti 1,5 milioni di euro. l'Ue finanzierà per la metà le misure destinate a porre rimedio all’esclusione sociale, vale a dire 750.000 euro. Tuttavia, va sottolineato che, a conti fatti, soltanto 850.000 euro saranno concretamente destinati ai "progetti locali e regionali". Per fare il punto della situazione, appuntamento il 17 dicembre prossimo a Bruxelles in occasione della cerimonia di chiusura dell’anno di lotta contro la povertà e l’esclusione sociale.

Foto: zeynep'arkok/flickr; RudiRoels/flickr, degrés 360/flickr