Narcisi digitali, non lo siamo tutti?

Articolo pubblicato il 23 maggio 2013
Articolo pubblicato il 23 maggio 2013
Una cruda invettiva contro l'uso meticoloso, perenne e snervante dei social network per fini di dubbia utilità, accompagnata da una descrizione puntigliosa dei comportamenti più diffusi, delle personalità facebookiane più fastidiose e dei profili Twitter su cui le pubblicazioni si susseguono più frequenti e infestanti delle piogge acide.
Ecco cosa ho pensato appena ho avuto l’occasione di scrivere sull’epidemia di narcisismo digitale che ha colpito la rete.

Fomentata da anni di post sulla sessione d'esami estiva in arrivo, sul clima (“Pioveeee”, “Voglio l'estateee”, e se non ci sono almeno 3 ‘e’ non conta), sulla stagnante situazione politica del nostro staterello, mi accingevo a cominciare la mia opera, quando la verità si è manifestata ai miei occhi. Una catarsi, un'epifania di joyciana memoria: il narciso digitale sono io. Ebbene sì, nella beatitudine della mia presunta superiorità, avevo dimenticato che ho un profilo su Feisbuc, (e a onor del vero anche su Tuitter) dunque sono io stessa un piccolo e insignificante ingranaggio di questa macchina da guerra. E, sebbene immune dal virus “Pubblico quindi sono”, la mia iscrizione all’ordine dei narcisi risale addirittura al 2008.

Il Facebook-Addicted

Una catarsi, un'epifania di joyciana memoria: il narciso digitale sono io

L'affascinante formula di “narcisismo digitale” è stata coniata da Andrew Keen nel saggio “The Cult of the Amateur”, dove afferma che “i social network facilitano la creazione di prodotti auto-referenziati”. Fior di psicologi e sociologi si sono interrogati sulle possibili cause di questa pandemia contemporanea: bisogno di conferme personali in una società allo sbando, necessità di affermarsi.

Secondo i risultati di una ricerca, pubblicati di recente sul Guardianesiste un legame diretto tra Facebook e carisma: una ricerca condotta su 294 studenti ha evidenziato come i soggetti che aggiornano maggiormente il proprio profilo e sono più propensi ad accettare richieste di amicizia da sconosciuti siano gli stessi che ottengono maggiori risultati sui tratti GE (egocentrismo, vanità, superiorità e tendenze esibizionistiche) e EE (senso di meritare rispetto e volontà di manipolare e sfruttare gli altri).

In effetti, il tipico Facebook-Addicted ha un po' il profilo del predatore che marca il territorio, affermando il suo potere con periodici sconfinamenti sulle bacheche altrui. Ma, a parte una microscopica minoranza di anime coerenti che hanno infine trovato il coraggio di dire addio al mondo virtuale, tutti gli altri che fanno? Non sono forse assidui partecipanti del gioco? Sì, perché il vero Narciso Digitale è un personaggio silenzioso e camaleontico, una sorta di ombra nera dei social media. Tormentato dal dubbio se una sua pubblicazione riesca o meno a tenere testa alla media di like richiesta per essere socialmente accettabili, si astiene scegliendo la clandestinità. Il suo profilo è fermo a qualche mese fa, quando frotte di amici fedeli gli hanno fatto gli auguri di compleanno. Che abbia risposto o meno, la cosa non ha importanza: l’importante è controllare.

I dolori del giovane narciso

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Il social network meno favorevole a questo comportamento defilato è Instagram. Sconsolata, la mia amica Valentina ha deciso dopo mesi di imbarazzo di eliminare il suo profilo. “Mi imbarazzava non avere tanti follower e non riuscire a condividere più di tre foto e quindi mi sentivo così sfigata che ho cancellato l'account”. Non fa una piega. “C'era una mia amica che aveva più di 60 follower ma non aveva pubblicato nessuna foto. Come è possibile diventare follower di una che non pubblica foto?”.

Invece, il social media su cui è più facile mantenere una presenza latitante è Twitter: tutti i vostri follower saranno talmente impegnati a digitare in ogni scampolo di momento libero da non accorgersi minimamente del vostro (mancato) contributo. Infatti, nella hit parade dei social network più molesti c'è lui, lo starnazzante meccanismo grazie al quale chiunque non abbia niente da fare nel quotidiano può ricordarlo con costanza e perizia ai malcapitati che lo circondano. E, ahimè, anche io ho peccato. Svariate lune or sono, vinta dalla curiosità e da un certo spirito di emulazione, ho deciso di mollare gli ormeggi del buonsenso e di gettarmi in pasto all'unico social network al quale ancora opponevo una tenace resistenza.

Il tweet-dipendente

Ho schiacciato tasti a caso, fino a finire sul profilo di following dei miei following, in un turbinio di tweet, imbattendomi così nel Tweet-dipendente

Avevo deciso di andarci cauta e, memore della fastidiosa quantità di conoscenti che ogni giorno pubblicano insulsaggini sulla mia home di Feisbuc, ho timidamente azzardato i collegamenti base: la migliore amica, un altro paio di persone che stimo sufficientemente. Quando ecco che il dannato marchingegno starnazza: “E sono 5 follower! Stai andando alla grande!”, e ancora, “Sei alla ricerca di altri follower?”. Presa dal panico da simili ingiustificate esternazioni giubilanti ho schiacciato tasti a caso, fino a finire sul profilo di following dei miei following, in un turbinio di tweet, imbattendomi così nel Tweet-dipendente. Ora, può darsi che io abbia una scarsa sopportazione e una certa attitudine al dramma. Ma, dopo aver letto su Twitter la dichiarazione seguente: “Ho girato tutti i rubinetti del bagno verso l'alto per fare un bello scherzone al prossimo che aprirà l'acqua che probabilmente sarò io”, credo che la mia attitudine sia più che giustificata.

In conclusione, denunciare la dipendenza altrui mi ha costretta a fronteggiare la mia incoerenza: lamentarsi di un social network a cui si è iscritti e che si frequenta più o meno regolarmente è come dichiararsi vegetariani e andare da McDonald. La soluzione? “Cancellarsi dal network”, invocano alcuni. “Frequentare Facebook and co. in momenti prestabiliti, ad esempio una volta alla settimana”, ribattono altri.

La verità sembra essere nel mezzo. I social network sono la più diffusa droga dei nostri tempi, ma sono anche la panacea a qualunque problema di comunicazione e, purtroppo o per fortuna, il concretizzarsi della filosofia dell'era moderna: conoscere qualunque cosa, comunicare con chiunque, in qualunque momento della giornata, in qualunque luogo.

Foto: copertina e prima foto (cc) alvaro tapia hidalgo/flickr; nel testo (cc) kaneda99/flickr.