Napoli, una musica vulcanica

Articolo pubblicato il 19 agosto 2013
Articolo pubblicato il 19 agosto 2013

Dedizione, passione e indipendenza. Sono i lineamenti di una Napoli dal volto giovane che sa ancora entusiasmare gli amanti della musica. Cafébabel racconta la storia delle etichette indipendenti, dei gruppi alternative e delle orchestre multietniche che vivono all'ombra del Vesuvio.

"Dagli anni '90 sono cambiate molte cose," dice Carlo Doino, 20 anni, direttore di Ikebana Records, un’etichetta musicale che ha fondato insieme a due amici nel 2008. Oggi gestiscono uno studio di registrazione, organizzano lezioni di musica e si dedicano alla produzione di CD. "Il mercato della musica è difficile", dice il ventenne. "Vendere la musica non è esattamente come vendere un paio di scarpe: non puoi considerarla un’attività prettamente commerciale. Riusciamo a realizzare il nostro lavoro grazie alla passione che abbiamo per la musica. Non pretendiamo di guadagnare l’impossibile, perché questo settore non è esattamente una miniera d’oro. Ma, prima o poi, avremo la nostra grande occasione: scoveremo un talento. Dovremo essere pronti e avere alle spalle l'esperienza giusta. È  per questo che investiamo già da oggi".

Liberi di essere dipendenti

Quanto costa il tutto? Carlo fa un rapido calcolo a mente – ideare il progetto, realizzare il cd, pubblicizzare il prodotto, prendere i contatti con i media, girare il video: 5 mila euro in tutto. Non di meno. "Certo, i social media e internet ci danno possibilità alternative, a costo zero, per promuovere il nostro lavoro," dice Carlo. "In ogni caso non puoi avere 'il braccio corto' quando si tratta di produrre un cd". I ragazzi della Ikebana Records sottolineano che sempre più persone sono disposte a pagare per musica di qualità. "L’etichetta guadagna principalmente attraverso la produzione di cd, ma c’è un investimento a monte che va recuperato", dice Valerio Merolla, responsabile del sito web e di tutte le pratiche amministrative. "I gruppi, invece, guadagnano soprattutto grazie ai concerti. C’è chi sostiene che non siamo indipendenti perchè la libertà che lasciamo agli artisti ci obbliga a essere dipendenti da loro. Noi crediamo che sia sempre bene immaginarsi nei panni della controparte. È per questo che lavoriamo con gli artisti nel modo in cui vorremmo essere trattati noi stessi se fossimo una band". 

Incontriamo l’Orchestra Multietnica Mediterranea nella sala prove della Ikebana Records. Il complesso ha un approccio particolare alla musica. I 18 musicisti che la compongono sono ragazzi e ragazze che vengono dalla Romania, dalla Bulgaria, dall’Africa, dallo Sri Lanka e dalla Colombia. "In realtà ogni membro dell’orchestra suona con uno stile diverso, ma, proprio per questo, abbiamo creato un timbro veramente originale," dice Giovanni Guarerra, il frontman del gruppo. "È difficile suonare dal vivo a Napoli, soprattutto per un gruppo come noi. Ci sentiamo fortunati ad aver incontrato i ragazzi della Ikebana". Carlo e i suoi colleghi sono convinti che i Sula Ventrebianco siano il loro asso nella manica e che, prima o poi, riusciranno a guadagnare, oltre che a sopravvivere, grazie al loro lavoro. 

Primavera di musica

Altri ragazzi napoletani hanno deciso di prendere in mano le loro carriere. Giovanni Truppi si è trasferito da Napoli a Roma dieci anni fa. Lo incontriamo al Lanificio 25, uno dei locali più conosciuti di Napoli. Quello che una volta era un vero e proprio sito di produzione, ora ospita uno spazio in cui vengono organizzate mostre e serate musicali. Il suo fondatore ha voluto contribuire allo sviluppo artistico e culturale della città. Giovanni è stato invitato dalla BulbArtWorks – un’associazione che organizza concerti ed eventi, tra i quali il festival La nostra Primavera a cui partecipano artisti alternative provenienti da tutta l’Europa. La BulbArtWorks lavora anche come agenzia per 80 gruppi musicali. "Innanzitutto siamo un gruppo di amici che si divertivano ad andare ai concerti insieme," racconta Andrea Salada. "Condividiamo la stessa passione per la musica e così abbiamo pensato che sarebbe stato grandioso, se fossimo riusciti a creare qualcosa di nostro. Sei anni di lavoro non ci garantiscono ancora una vita facile nel nostro settore. A volte, le persone non possono permettersi i biglietti per i concerti. I continui tagli alla cultura danneggiano il nostro lavoro. Trovare un lavoro a Napoli, se hai trent'anni, è praticamete un miracolo. Comunque non vuol dire che ci arrendiamo: fare i soldi non è un fine in sé stesso". Andrea di giorno lavora all’Università e il suo sogno è diventare professore di Scienza Politica, ma è anche il "tuttofare" della BulbArtWorks, di cui è co-fondatore. "So come si monta un palco, ma posso lavorare anche come tecnico del suono," dice. "Nella nostra associazione "tutti fanno tutto". È l’unico modo per poter andare avanti". 

Energia vulcanica

Tornati all'Ikebana Records, Carlo e gli altri ci confidano che hanno ottimi rapporti con i loro "rivali". Questa mancanza di competizione ha una ragione precisa: "Non c’è motivo di combattere per un pezzo di torta così piccolo," dice Andrea che non riesce a trattenere un sorriso amaro. "Napoli è una città molto grande, ma non ci sono molte persone che mostrano interesse per il tipo di eventi che organizziamo. In un contesto come questo conviene unire le forze, contare sul successo e la collaborazione professionale di tutti per ampliare i contatti e farsi conoscere". Giovanni Truppi lavora anche come manager di sé stesso e produce i propri cd. Ci ha messo 15 anni per arrivare al punto dov'è ora, ma è felice. "Non è mai stato facile," ammette, "ma almeno lavoro senza dover rendere conto a nessuno".

Un lungo ponte porta dalla città fino al Vesuvio, uno dei pochi vulcani ancora attivi in Europa. Ai suoi piedi c'è anche un’area residenziale. È qui che ha sede Casa Lavica, una delle migliori case di produzione indipendenti di Napoli. "Indipendente" non vuol dire "amatori". Dietro al nome, si celano appena due persone che però riescono a gestire uno studio di registrazione professionale. Inoltre pubblicano online le sessioni di prove dei gruppi e realizzano i video per le band. Effetti luce, qualità delle registrazioni, lavoro di editing: tutto rasenta la perfezione.

Casa lavica (You Tube)

Nonostante si concentrino soprattutto sulla promozione di giovani artisti, anche muscisti famosi, come Gionata Mirai, lavorano con loro. La loro professionalità è semplicemente contagiosa. "Diamo libertà ai nostri artisti. Creiamo un ambiente di comfort e creatività che aiuta gli artisti a essere produttivi," dice Ennio Mirra, co-fondatore di Casa Lavica. "Diamo tutto noi stessi per capire quale sia la via migliore per promuovere ogni artista. A volte, siamo disposti a offrire qualche lavoro gratuito, perché riconosciamo un talento su cui vale la pena puntare. Altre volte cerchiamo di mettere in contatto diversi musicisti, soprattutto quando crediamo che insieme possano creare qualcosa di originale". Grazie al modo di lavorare, Casa Lavica dà alla luce progetti fuori dal comune, come per esempio Triad Vibration: un lavoro in cui si sono fuse tracce drum'n'bass e djeridoo. "Il nostro obiettivo non è semplicemente vendere – sebbene sia importante. Vogliamo che la qualità del lavoro rimanga il nostro marchio di fabbrica". 

Un ringraziamento speciale a Eliana De Leo, Angelo Santonicola e alla redazione locale cafébabel Napoli, che hanno costantemente accompagnato il lavoro del team di Cafébabel.com per la realizzazione di questo reportage. 

Questo articolo fa parte della serie di reportage EUtopia on the ground, progetto di Cafebabel.com sostenuto dalla Commissione Europea nell’ambito in collaborazione con il Ministero degli Esteri francese, la Fondation Hippocrène e la Fondazione Charles Léopold Mayer.