Napoli fa un passo avanti verso l'Europa istituendo il Registro per le Unioni Civili, ma l'Italia è ancora indietro

Articolo pubblicato il 09 maggio 2012
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Articolo pubblicato il 09 maggio 2012

ARTICOLO DI RAMONA MONTANARO

Ri­sa­le allo scor­so feb­bra­io 2012 la co­sti­tu­zio­ne del Re­gi­stro delle Unio­ni Ci­vi­li a Na­po­li, ap­pro­va­to dalla mag­gio­ran­za del Con­si­glio Co­mu­na­le. La “pa­gi­na sto­ri­ca” nasce da un’i­dea del Sin­da­co De Ma­gi­stris, il quale ha por­ta­to avan­ti con fer­mez­za  un’i­ni­zia­ti­va che in Ita­lia si dif­fon­de a mac­chia d’o­lio.

Un giovane sfila durante il corte del Gay Pride Napoli 2010. Foto: (©) Ramona Montanaro 

Napoli è una tra le numerosissime città che ha manifestato la propria sensibilità nei confronti di quelle coppie che oggi non trovano una giusta collocazione all'interno dell’ordinamento italiano, mettendosi così al passo con la situazione di tanti altri paesi europei.

L’Europa infatti si mostra sempre più predisposta ad una legislatura che disciplini e tuteli le coppie non vincolate da matrimonio, tra persone di sesso uguale od opposto. L’Unione nel corso degli anni ha sempre sostenuto le coppie di fatto, e con una Risoluzione del 2003 ha anche chiarito la sua posizione in merito, spingendo per un’evoluzione giuridica nell’ambito sia della questione matrimoniale tra omosessuali, sia per quel che riguarda le adozioni.

Dal 1999 sono tantissimi gli stati europei  che hanno integrato le adeguate tutele per le coppie di fatto, eterosessuali o meno, prevedendo un istituto simile al matrimonio per le coppie di conviventi.

A voler essere precisi, le unioni registrate risalgono ancor prima della metà degli anni novanta, come dimostra il caso della Svezia, che con l'Atto 1994: 117, decreto 1994: 1431 ha istituito una serie di garanzie per le unioni di fatto, adozione inclusa. O ancora l’Islanda, che dal 1996 disciplina l’unione omologata, ovvero la registrazione di conviventi omosessuali.

Il boom è iniziato dai primi anni del duemila, in cui il progresso sociale ha fatto emergere la necessità di guardare con occhi nuovi  situazioni sempre più vicine al concetto di famiglia.

La Francia istituisce i PACS con legge n. 99-944 del 15 novembre 1999 attraverso la quale disciplina la vita comune di due soggetti conviventi maggiorenni, di sesso uguale o diverso, non permettendo però l’adozione dei minori.

Nel 2001 è poi la volta della Germania, con la costituzione della convivenza registrata ammessa solo per gli omosessuali, equiparando  per certi aspetti le unioni di fatto alla famiglia.

 La spinta al cambiamento arriva nel 2005 con l’affermazione dei PACS in Spagna, paese fortemente cattolico, che non solo arriva a concepire il matrimonio tra omosessuali, ma concede anche la possibilità di poter adottare dei figli.

Dove si colloca l’Italia?

L’Italia attualmente risulta essere una mosca bianca.  Sebbene i numeri parlino chiaro, ancora non si è trovato un punto di incontro tra coppie non sposate ed ordinamento legislativo.

Nel 2010 le unioni di fatto risultavano di gran lunga in aumento rispetto ai matrimoni, con un incremento del 15% annuale secondo dati Istat e Censis.

Stando ai dati Istat 2010, le unioni libere in Italia sarebbe ormai circa 500.000, con una conseguente incidenza delle nascite fuori dal matrimonio raddoppiata rispetto a dieci anni fa. Fonte: © blogsicilia.it

Tuttavia i comuni italiani cercano sempre più di avvicinarsi alla volontà dei propri cittadini. Risale al lontano1989 il primo provvedimento in tal senso, quando ad Empoli fu costituito il primo registro, per arrivare poi alle ultime iniziative di Napoli, Palermo e Ferrara. Il caso eclatante è quello di Padova, la prima città ad inventarsi il “certificato comunale di vincolo affettivo”, un atto in cui si dichiara semplicemente di avere un compagno.

Ma questo non basta, perché di fatto  i diritti sociali non sono stati ancora estesi a queste unioni in quanto il problema di base è che di queste relazioni non è stata data una vera e propria definizione giuridica.

Nel corso degli anni lo stato italiano ha cercato un giusto compromesso tra le richieste delle coppie di fatto e la legislatura, carente in questa disciplina. Tuttavia, senza voler andare troppo indietro, i risultati non sono stati certo positivi.

Solo nell’arco degli ultimi dieci anni le proposte avanzate dai diversi governi sono state ben tre.

Nel 2006, durante il secondo Governo Prodi, fu elaborato un progetto di legge che assorbiva la disciplina francese relativa ai PACS, senza però essere approvato.

Un anno dopo, nel 2007, viene nuovamente proposta una legge che disciplina i Diritti e Doveri delle Persone Stabilmente Conviventi, ma che non conclude l’iter legislativo a causa della caduta del governo.

Arriviamo al 2008, con il Governo Berlusconi, durante il quale il Ministro Renato Brunetta propone la riforma dei Diritti e Doveri di Reciprocità dei Conviventi, un riconoscimento per coppie etero ed omosessuali. La Commissione di Giustizia ancora non ha esaminato il disegno.

Il punto cruciale: la Costituzione

Senza voler approfondire il dibattito che vede coinvolta la Chiesa, il problema italiano è a monte, e non ha a che fare con leggi ordinarie o comunali, bensì con i principi sanciti dalla Costituzione.

L’art 29 cost. recita testualmente: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Ed è intorno a questo primo comma che le polemiche dottrinali si sono concentrate, dando forma a quello che poi è il pensiero prevalente della giurisprudenza italiana.

In un documento della Prof.ssa Petroncelli Hubler dell’Università Federico II di Napoli, la docente rende noto che l’Assemblea Costituente del 1947 attraverso questo articolo chiariva la propria posizione, ovvero quella di dare alla famiglia un ruolo diverso rispetto alle altre formazioni sociali, individuandola come istituzione necessaria per la nascita di determinati diritti, come ad esempio le assistenze economiche previste dall’art. 31.

La differenza insomma sarebbe che seppure in entrambi i casi famiglia e unione siano all’interno della categoria delle formazioni sociali, tutelate dall’art.2 della stessa Costituzione, la prima avrebbe quel quid plus che la pone su uno scalino più in alto rispetto ad altri nuclei definiti parafamiliari. Le unioni di fatto non avrebbero quelle caratteristiche che rappresentano i presupposti di una famiglia così come disciplinata nell’art.29.  Estendere quindi la qualificazione giuridica della famiglia alle unioni di fatto, significherebbe andare contro i dettami costituzionali.

Sulla base di queste informazioni, il probabile punto di incontro sarebbe quello di creare un registro in grado di assicurare visibilità alle formazioni parafamiliari, attribuendo loro gli stessi diritti sociali, come ad esempio il diritto all’assistenza.

E forse in questo caso i Di.Co avrebbero di certo agevolato la situazione, prevedendo ad esempio una diminuzione della tassa di successione dall’8%, previsto attualmente, al 5% per il compagno convivente,  un aiuto in materia di lavoro nell’ambito delle agevolazioni per i trasferimenti del convivente.

La situazione è quindi chiaramente in una fase di stallo, ed è inutile nascondere una certa reticenza da parte del Parlamento ad approvare leggi che hanno la funzione di disciplinare questa materia che potrebbe essere un passo verso il progresso civile e sociale, ma anche un argomento piuttosto fastidioso.

Un’immagine del Gay Pride Napoli 2010. La prima parade partenopea risale al 1996 con il nome “Iesce Sole”.L’evento 2012 che colorerà nuovamente le strade del centro partenopeo è previsto per il 30 giugno prossimo. Foto: (©) Ramona Montanaro

In questo contesto, il Registro delle Unioni Civili creato a Napoli, insieme alle iniziative degli altri comuni, rappresenta  un importante segnale di apertura dinanzi alle esigenze di una sempre più importante componente della realtà sociale. Un segnale  che potrebbe avviare un serio confronto al riguardo, provando  a risolvere una questione annosa e a soddisfare le richieste portate avanti da parte di persone ed associazioni che da tempo si battono a difesa di queste nuove coppie italiane.