Napoli, dove il tatuaggio è sacro

Articolo pubblicato il 18 novembre 2013
Articolo pubblicato il 18 novembre 2013

Da Londra a Napoli, da Madrid a Berlino: i tatuaggi sono la nuova forma di espressione dei giovani europei. Pochi però, conoscono la storia antica dei simboli che si fanno disegnare sul corpo. Cafébabel è andata alla ricerca dei significati perduti, per le strade di Napoli.

Un tempo simbolo di marginalità e trasgressione, il tatuaggio è diventato, oggi, a discapito di chi realmente ne conosce e ne apprezza il valore, l'ennesimo fenomeno di massa, moda ostentata più o meno consapevolmente, espressione della contraddizione dei tempi moderni. In Europa, lo sviluppo del business del tatuaggio è stato evidenziato nel 2010 da ricerche effettuate nel Regno Unito. Stando ai dati, la percentuale delle persone che hanno un tatuaggio è di gran lunga aumentata negli ultimi ultimi 10 anni. Limitandosi alla popolazione britannica, risulta infatti che circa un quinto dei cittadini ne abbia uno e, tra questi, il 29% conta individui di età compresa tra i 16 e i 44 anni. Di pari passo si è registrato un aumento considerevole degli studi di tatuatori: da 300 nel 1990 a più di 1500 oggi.

Il codice segreto

Eppure, dall'altra parte del continente, a Napoli, questo fenomeno di massa rimane ancora reminiscenza di una storia antica; figlia distorta di un'epoca lontana che profumava di reti lasciate ad asciugare al sole e di incenso che bruciava nelle chiese, fatta di orologi da taschino e rasoi affilati. Al tempo, il tatuaggio era un codice segreto: il linguaggio silenzioso di marinai, prostitute, carcerati e camorristi, il cui significato non era dettato dalle tendenze e non cambiava al mutare delle maree.

Finora, le principali opere accademiche hanno considerato l'arte del tatuaggio una mera appendice delle abitudini dei gruppi criminali alternatisi nella storia, privandola così della sua componente mistica, arcana, veicolo di sogni infranti, di amore e di odio, di promesse e voti non mantenuti, di desideri erotici e sete di vendetta. Non hanno colto quella componente primitiva del tatuaggio, dal sapore antico e immemore. Qual è allora il significato intrinseco di questi simboli, usciti dalla propria dimensione "marginale" ed entrati a pieno diritto a far parte dell'era dell'omologazione? Dove risiede la ragione ultima di quella che una volta era una promessa da non dimenticare e che oggi è diventata l'ennesima griffe da ostentare?

Sequenza tratta da I Guappi (1974), di Pasquale Squitieri.

Inchiostro vivo

Lello Scarienzo, tatuatore professionista presso il Tattoo Point Studio di Napoli, controlla la macchinetta e sistema con precisione maniacale aghi e colori. Allestisce l'altare per quella messa tutta profana fatta di sangue e inchiostro. Il ricordo del dolore. Si infila i guanti e schiaccia il pedale. Le pareti del suo studio sono tappezzate da schizzi, disegni e fotografie di assi di bastone, pistole, coltelli, sempiterne "cap'e mort", rosari, Cristi Redentori e Madonne dal cuore fiammeggiante: simulacri di devozione e di ostentazione, carne e sangue di un intero popolo, quello che riposa all'ombra del Vesuvio.

"L'asso di bastoni era il tatuaggio dei cosiddetti capi-bastone o capi-zona e rappresentava allo stesso tempo l'essere un picchiatore, uno che con la mani ci sapeva fare", spiega Lello senza alzare lo sguardo; poi continua: "La pistola, invece, era tatuata dai malavitosi più sanguinari". 

Il tratto distintivo di chi aveva sulla propria coscienza vite strappate prima del tempo. Così come il coltello che, però, aveva anche un altro signficato: era la vendetta da portare a termine, una sorta di promessa fatta a se stessi.A Napoli, è risaputo, il profano è indissolubilmente legato al sacro. Quindi non è motivo di stupore se simboli quali pistole, coltelli e tirapugni vadano ad intrecciarsi con rosari votivi e altre immagini religiose.

"Il rosario è un simbolo di protezione, un aiuto, se così vogliamo dire, nel cavarsela nei reati o in altre situazioni peccaminose. Il cuore fiammeggiante cinto dalla corona di spine rappresenta il Sacro Cuore di Gesù; la seconda variante, invece, con una corona di fiori che lo cinge e una spada che lo trafigge, rappresenta il cuore della Vergine Maria"Sopra tutto questo regna, infine, il memento mori. "I teschi altro non sono che simboli per farsi beffe della morte, per esorcizzarne la paura, ma senza mai dimenticare che la vita e la morte sono strettamente collegate, l'una è l'anticamera dell'altra, quindi sì la beffa, ma anche il rispetto per la morte, una caratteristica tipica del popolo napoletano".

Napoli è questo e altro: un luogo a metà tra il più dolce dei sogni e il più abietto degli incubi dove, tra i vicoli stretti e bui e le ampie strade baciate dal sole, rivive ogni giorno quel simbolismo remoto fatto di tradizioni marinaresche e di devozioni religiose. Una sorta di cerimonia profana in cui il passato sposa il presente rinnovando l'antica e misteriosa arte del tatuaggio, sia esso espressione di chi lo porta addosso con la consapevolezza che il corpo è l'alfabeto dell'anima, sia esso espressione di chi, per capriccio, decide di imprimere sulla propria pelle un simbolo di cui non conosce nemmeno il valore.