Najat Vallaud-Belkacem: «Avrei voluto fare l'Erasmus»

Articolo pubblicato il 22 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 22 ottobre 2014

A 37 anni Najat Vallaud-Belkacem è la prima donna della storia della Repubblica francese a rivestire il ruolo di ministro dell'Istruzione. In questa intervista si racconta e parla dell’Erasmus, delle sue orgini, del momento attuale della Francia e di una certa generazione.

 cafébabel: Le sarebbe piaciuto partecipare al progetto Erasmus ?

Najat-Vallaud Belkacem: Mi sarebbe piaciuto moltissimo. Tutti i ragazzi che ho incontrato e che hanno vissuto quest'esperienza, mi hanno trasmesso la voglia di parteciparvi. Ne sono tornati veramente cambiati, sono diventati cittadini europei. Non ho mai sentito in modo così forte che la cittadinanza europea si costruiva attraverso esperienze come l'Erasmus.  

cafébabel: Quali opportunità questo programma offre ai giovani

NJB: Ne offre diverse. Quella di capire che siamo un insieme di Paesi europei con un destino comune, dei giovani che si assomigliano, dei fratelli e delle sorelle insomma. L'Erasmus offre molto anche in termini di inserimento professionale. Quando si torna da un'esperienza all'estero, il proprio Curriculum acquisisce un valore aggiunto. 

cafébabel: La Commissione europea ha pubblicato di recente un documento encomiastico sul programma citando degli esempi che non sempre rispecchiano la realtà. Crede che si raccontino delle favole  sull'Erasmus? 

NJB: Non penso che vi sia bisogno di raccontare delle favole su questo programma. È già di per sé incredibile. Dando uno sguardo all'Europa di 50 anni fa, possiamo constatare quanta strada è stata percorsa. Al giorno d'oggi 75mila giovani francesi si avvalgono di programmi di mobilità. Non c'è bisogno di aggiungere nulla per rendere l'Erasmus più attraente.  Di contro, la bella storia che bisogna raccontare, è che in un periodo di crisi come il nostro, lo stanziamento di fondi per l’Erasmus è stato aumentato del 40% rispetto al periodo precedente (2007-2013, ndr). Si tratta dell'aumento più significativo  nel budget europeo e ciò non è affatto una cosa da poco.

cafébabel: In pochi hanno capito l'utilità dell’Erasmus +. Quale passo in avanti negli scambi europei permette questo nuovo programma ?

NJB: Questo nuovo programma copre delle aeree più ampie rispetto a quello vecchio. Erasmus+  oramai non è più destinato unicamente agli studenti ma anche agli apprendisti, ai giovani alunni di istituti professionali, agli adulti che seguono un corso di formazione, agli insegnanti. Erasmus + raggruppa oggi tutti i programmi europei originari dedicati alla mobilità internazionale ma lo fa in modo semplificato e in maniera più ampia. Grazie all'aumento dello stanziamento si potrà accrescere la somma delle borse di studio e permettere l'accesso al programma a dei giovani con un reddito basso.

cafébabel: L'Erasmus continua a battere tutti i record di popolarità in Europa. Eppure, in Francia come in altri Paesi, gli studenti che partono all'estero per studiare, sono solo il  2%. Non si comunica abbastanza su questo dispositivo? 

NJB: Fino a poco fa in effetti non è stato fatto abbastanza. Per il lancio di Erasmus +, eravamo 4 ministri. Ciò testimonia della nostra volontà di mettere in luce il programma. Bisogna continuare a farlo.  Ma purtroppo, come tutti i progetti europei, questo tipo d'iniziative hanno poca visibilità mediatica. Si attribuisce poca importanza alle cose positive e si valorizzano quelle più complicate come il modo in cui la Commissione europea riceve i finanziamenti degli Stati. Siamo noi che dobbiamo sforzarci di parlarne.  

cafébabel: Come?

NJB: Non c'è bisogno di innovare per farlo. Bisogna esserne veramente convinti. E usare ogni mezzo di comunicazione per parlare dell'Europa: un'intervista, un tweet. A dire il vero, ogni volta che parlo di mobilità dei giovani, parlo dell'azione europea. Bisogna che adesso diventi un riflesso.

cafébabel: Un programma come l'Erasmus si rivolge in genere ad un certo tipo di studenti, spesso provenienti da uno stesso strato sociale alquanto agiato. Gli studenti francesi sono tutti uguali davanti all'accesso a questo tipo di programma di scambi? 

NJB: In linea generale, riguardo all'accesso all'informazione c'è una certa disuguaglianza tra gli studenti francesi: scelte delle filiali, delle opzioni... Ci sono sempre dei liceali che ignorano l'esistenza delle univeristà. Ciò rappresenta per me una vera sfida ed ho ho l'intenzione di occuparmene seriamente perché so a che punto può pesare sul destino di ognuno. 

cafébabel: Lei stessa ha saputo dell'esistenza di Scienze Politiche per puro caso... 

NJB: Sono stata fortunata. Ma non si può sempre confidare nella fortuna e ad un certo punto è compito anche dei poteri pubblici di organizzarsi per far sì che i giovani abbiano accesso ad un'informazione sicura e di qualità, qualsiasi sia il loro strato sociale di provenienza. 

cafébabel: Lei è nata in Marocco. La sua doppia identità è stata un vantaggio nella sua carriera politica? 

NJB: Personalmente ritengo che la mia doppia identità mi aiuti a capire meglio il mondo in cui viviamo. Posso avvalermi di diversi punti di vista. Penso che una doppia cultura sia sempre un'opportunità. 

cafébabel: È così che si libera dalle critiche quando la attaccano sulle sue origini? 

NJB: Ritengo che non bisogna dare troppa importanza a questo tipo di critiche. Sono sgradevoli certo ma non sono rappresentative. In realtà, da quando sono diventata Ministro dell'Istruzione, ho ricevuto tantissimi messaggi di incoraggiamento, molto più emozionanti.  

cafébabel: Vista dall'esterno, la Francia sorprende per la sua propensione alle ideologie reazionarie. Come analizza lei il clima sociale del Paese? 

NJB: Lo ripeto ancora una volta, non bisogna prestare troppa attenzione a questo tipo di manifestazioni. Non rappresentano i Francesi. Bisogna fare in modo di mettere a tacere queste critiche e tener conto degli istinti più nobili, come la solidarietà, la vita in comunità e non degli istinti più bassi come la paura o l'isolamento. 

cafébabel: Grazie alle sue idee lei incarna un'immagine nuova delle tematiche sociali francesi. Quali sono i suoi principali punti di riferimento?

NJB: Direi che mi costruisco arricchendomi dei percorsi di persone che ho avuto la fortuna di incontrare. Mi nutro di ciò che ho imparato accanto a Ségolène Royal (durante la campagna presidenziale del 2007, ndr), di quando lavoravo come consigliere municipale a Lyon, della mia doppia cultura. Penso che sia proprio quest'amalgama di percorsi e di esperienze che mi rende oggi così sicura delle mie convinzioni. 

cafébabel: Non ha l'impressione di essere la sola persona all'interno della sua classe politica a difendere cause come quelle della comunità LGBT, del femminismo? 

NJB: Eppure faccio parte di un governo che ha adottato il matrimonio per tutti! Però è vero che porto avanti questa battaglia  da molti anni e la continuo per lottare contro le discriminazioni. I nostri rappresentanti politici non avevano lavorato abbastanza su quest'argomento. Per me invece era una priorità.  

cafébabel: Pensa che la Francia sia un passo avanti rispetto agli altri Paesi europei sul tema dell'uguaglianza uomo-donna?

NJB: Nel 2012, quando ci siamo assunti le nostre responsabilità, non lo eravamo. Da 2 anni e mezzo però ci sono stati dei progressi. Senza peccare di immodestia, ritengo che abbiamo fatto molte cose da quando abbiamo creato il ministero dei Diritti delle donne. Quindi oggi la Francia si posiziona piuttosto bene. 

cafébabel: Si ispira ad un altro modello europeo? 

NJB: I Peasi nordici sono un'ottima fonte d'ispirazione perché trattano l'argomento da anni e hanno una cultura dell'uguglianza tra uomini e donne molto importante. 

cafébabel: Lei rappresenta ugualmente una generazione che convive con la crisi quotidianamente. Come fare per strappare alla gioventù l'etichetta di "generazione perduta"?

NJB: Penso che il messaggio di questi giovani vada ascoltato con molta umiltà: la disoccupazione, la crisi del lavoro, la paura del futuro, il declassamento. Ma non credo al fatalismo. Ho molta fiducia nella nostra gioventù, nella nostra generazione, nella sua capacità a mobilizzarsi qualora le venissero forniti gli strumenti necessari. E tra questi c'è la scuola. La scuola deve essere in grado di formare i giovani e farli diventare dei veri cittadini.

cafébabel: Qual è la prima cosa che direbbe ad un giovane che non crede più nelle sue responsabilità politiche? 

NJB: Gli direi di partecipare. Non necessariamente alla vita di un partito politico, ma con il Servizio Civile per esempio. Quando si assume un ruolo attivo si riesce a percepire la complessità della responsabilità politica e adottare uno sguardo diverso sui responsabili politici. Al giorno d'oggi, la visione che i giovani hanno del mondo politico, è una visione di diffidenza, di fatalismo. La realtà è molto più complessa. Sì, i politici possono cambiare le cose. Credetemi, ogni volta che incontro dei giovani, chiedo loro di partecipare. Il miglior modo per essere soddisfatti del proprio destino è di esserne attori. Quando si è solo spettatori del destino collettivo, ci si sente inevitabilmente frustrati.