Musulmani a Bruxelles: cittadini (quasi) come tutti gli altri

Articolo pubblicato il 05 novembre 2010
Articolo pubblicato il 05 novembre 2010
Sono belga e musulmani. Nessun problema a riguardo. Omar, Younes e Mourad descrivono la loro quotidianità nella capitale dell'Unione Europea, in cui il confine tra tolleranza e esclusione è molto sottile. Non portano il burqa, vietato in Belgio e il loro accesso ai bar è controllato... ma sono tre cittadini come gli altri, o quasi. Leggiamo la loro testimonianza.

Da dove vengono i musulmani che vivono a Bruxelles? Ecco i dati. Il 70% di loro è di origine marocchina, il 20% di origine turca. A queste due comunità si aggiungono i musulmani di origine tunisina, algerina o pakistana. Secondo la ricercatrice Corinne Torrekens, i musulmani rappresentano il 17% della popolazione di Bruxelles. Tuttavia, la maggior parte di loro è confinata nei comuni a nord ovest di Bruxelles: Molenbeek Saint Jean, Saint Josse, e Anderlecht. Per quale motivo? Quando gli immigrati marocchini arrivarono in Belgio, negli anni '60, i prezzi erano più abbordabili e la vicinanza al luogo di lavoro era una comodità... Ma oggi? on potrebbe rappresentare un freno per la loro integrazione?

Esiste una "Muslim way of life"?

Per Corinne Torrekens, non esiste una "Muslim way of life". Secondo la ricercatrice in Scienze Politiche all'Universitè Libre di Bruxelles, specializzata sulla comunità musulmana, «le differenze sono meno evidenti di quanto pensiamo». Basta parlare con i diretti interessati per rendersene conto. Secondo Younes, studente di origine marocchina di 19 anni, «non vi è alcuna contraddizione tra i valori veicolati dalla mia religione e quelli del mio paese. Ciò significa che il mio impegno sociale è costantemente rafforzato dalle mie convinzioni religiose». Quanto a Mourad, a 18 anni dal suo arrivo in Belgio, non ha «mai avuto l'impressione di avere difficoltà nell'adattarsi allo stile di vita belga». Questo tunisino oggi ha 40 anni ed è un dirigente.

La fede islamica è stata riconosciuta dal governo belga nel 1947. Oggi, Omar sostiene che la religione islamica è «considerata come la terza religione del paese». Ciò sta a sottolineare il grado d'apertura e di tolleranza della società belga. Questo giovane studente marocchino di 27 anni trova il Belgio più aperto della Spagna, paese nel quale ha già vissuto prima di trasferirsi a Bruxelles. Perché? Per il rispetto reciproco che, secondo lui, «facilita il rapporto con i musulmani». Non ha sentito alcuna differenza, per esempio, tra il Belgio e il Marocco per la pratica del ramadan.

I musulmani belga, “ballerini” precari

E gli altri? Un commerciante di piazza Flagey non trova nulla da ridire. Per lui, una delle immagini più gioiose dell'Islam è l'uscita per la preghiera del venerdì, che descrive come una scena di “ballerini” che danzano. Ma nella città in cui il tasso di povertà raggiunge il 25%, i problemi con cui i musulmani devono fare i conti oltre a quelli che già normalmente si presentano a tutti gli abitanti di Bruxelles, sono, secondo Corinne Torrekens, soprattutto l'alloggio, la mobilità, il lavoro e le scuole: «Diversi studi dimostrano che i musulmani, in generale, sono discriminati in questi settori a causa della loro religione. Risolvere questi handicap socio-economici rappresenta una sfida per il futuro. L'altra grande sfida - aggiunge l'esperta, - è di far accettare l'identità musulmana sradicando paura e pregiudizi attraverso il dialogo». In una città in cui ai musulmani è spesso vietato l'accesso ai bar o le discoteche, l'integrazione rappresenta un'enorme sfida. Omar, dal canto suo, conferma infatti che anche quando si desidera fare un passo verso l'altro, non sempre è possibile.

Maggioranza invisibile e minoranza fin troppo visibile

Il Belgio è stato il primo in Europa a votare per l'abolizione del burqa, ma i musulmani ci si sentono a proprio agioCome ogni religione, anche quella islamica ha diversi volti, spesso deformati dai media o dalle iniziative degli integralisti, nonostante questi ultimi non rappresentino che una minoranza. Secondo Mourad «ci sono diverse interpretazioni della religione islamica, ma la vera, l'unica e sola è quella ben definita dal profeta Mohammed e dal Corano». Younes considera che «la pratica della religione islamica è unica. Ma dato che si confronta con varie culture, le sue pratiche possono esserne influenzate». Indossare il burqa in certi paesi arabi ne è un esempio.

Ma il volto cattivo dell'Islam non è onnipresente solo in Belgio, ma anche in altri paesi d'Europa. «Il modo in cui i media mostrano l'Islam è una caricatura - dice Corinne Torrekens, - un'immagine spesso scioccante perché utilizzata piuttosto per fini "commerciali". Questo modo di vedere l'Islam porta con sé tanti pregiudizi e simboli (il barbuto, la donna stuprata o coperta dal burqa ecc...) che non aiutano a rassicurare la popolazione indigena di Bruxelles né a favorire la scoperta dell'altro».

Younes è dello stesso avviso: «L'estremismo non piace a nessuno», sostiene il giovane. A lui fa eco Mourad, più duro: «Non sono loro i veri musulmani». Quanto ad Omar, lui chiude definitivamente il dibattito dicendo che «si tratta di un'ideologia che non è affatto legata alla religione».

Afaf Hemamou, che fa parte della giunta comunale di Schaerbeek, ha progettato in partenariato con cafebabelBruxelles quattro conferenze all'anno. L'ottava avrà luogo a dicembre, allo scopo di «incoraggiare l'integrazione sociale. I dibattiti - spiega questa donna di origini marocchine - sono frequentati soprattutto da gente del quartiere, ma non soltanto. L'integrazione riguarda tutti. Lo scopo è di rompere il ghetto facendo un passo avanti verso la gente». Afaf Hemamou aggiunge che è «necessario avere una visione più ampia, più inclusiva della società, promuovendo la convivenza di tutti i gruppi».

Foto: video di Gazullenzi/YouTube; (cc)mkhalili/flickr