Muhammed Khatami: passato e futuro di un riformatore

Articolo pubblicato il 09 luglio 2003
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 09 luglio 2003

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Il ruolo del Presidente Iraniano nella trasformazione del regime. Il suo background ideologico. Come una bella speranza può diventare una delusione.

Sayyed Muhammed Khatami è stato per la prima volta eletto Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran il 23 maggio 1997, con più dei 2/3 di voti dell’intera popolazione. Alle seconde elezioni presidenziali, nel giugno del 2001, ben il 77% dei votanti lo ha riconfermato Presidente.

Assistere a elezioni relativamente democratiche e libere, per di più col riconoscimento del diritto di voto alle donne, è cosa rara nell’area mediorientale. Sebbene gli alleati USA della regione (Giordania, Egitto, Kuwait e Arabia Saudita) siano spesso citati nei grandi forum mondiali come esempi di libertà e democrazia, la partecipazione alla vita politica raggiunge livelli ben più elevati in Iran. Basta considerare che il Kuwait – oggi il più fedele alleato degli Stati Uniti nel Medio Oriente – non ammette che le donne possano votare.

La politica iraniana è comunque libera solo parzialmente. Il corpo democratico delle istituzioni è sottoposto al controllo degli apparati religiosi a tutti i livelli (dalle municipalità locali al Parlamento). L’organo religioso più importante, il “Consiglio dei Guardiani”, controlla il lavoro del Parlamento, l’“Assemblea consultativa islamica” (Majlis e-shura e-islami) anche se è liberamente eletto. Ciò la dice lunga sul suo reale potere.

La sorprendente ascesa della stella Mohammmad Khatami fu interpretata come un segno della tensione del popolo iraniano verso le riforme. A dispetto della debolezza del ruolo del Presidente in Iran, Khatami è stato il più votato nella storia dell’Iran e il più autorevole rappresentante della Repubblica Islamica dell’Iran all’estero.

Un Gorbatchev iraniano?

Molti politici e giornalisti occidentali sono giunti alla conclusione che Khatami sia una sorta di “Gorbatchev iraniano”, colui che guiderà la grande trasformazione dalla teocrazia alla democrazia.

Ma questo paragone è alquanto problematico per almeno due questioni. Primo, Gorbatchev aveva poteri maggiori rispetto alle sue opposizioni, nel caso iraniano è l’opposto. Secondo, la “religione” comunista di fine anni ottanta non aveva nessuna credibilità e tanto meno avrebbe potuto fungere da dottrina in grado di innescare per prima un processo di trasformazione. Stremata, l’ideologia comunista era sempre stata strumentalizzata dalle logiche politiche, ed era da queste ultime totalmente dipendente.

La posizione di Khatami è difficilmente comparabile. Oltre alla la sua posizione politica non invidiabile, egli ricopre anche un ruolo fondamentale nel sistema teocratico, basato sulla religione sciita, che nessuno in Iran ha il coraggio di criticare pubblicamente.

Il mondo intero crede che Khatami sia in grado di riformare il sistema politico iraniano. Infatti, quando Gorge W. Bush ha incluso l’Iran nell’Asse del Male, l’UE si è allarmata considerando questa dichiarazione come una minaccia al processo di riforme simbolizzate dal Presidente Khatami. Ma quali sarebbero queste riforme? Non si tratta piuttosto di un desiderio puramente occidentale?

Verso un aggiornamento?

Khatami ha goduto di grande popolarità e di ampio sostegno in Iran. Il suo grande punto di forza per la rivoluzione è stata la sua profonda conoscenza della teologia islamica, la sua cultura giuridica e filosofica (studiate a Quom, Isfahan e Theheran) combinate con la sua esperienza nel mondo occidentale, dove ha diretto, dal 1978 al 1982, l’ Istituto Islamico di Amburgo.

Muhammed Khatami ha promesso la “modernizzazione” dell’Iran, il riconoscimento dei diritti umani, una maggiore libertà per la stampa e le università. Il mondo ha guardato i suoi sforzi con paura e speranza. Durante il suo primo mandato le sue azioni non furono così incisive come ci si aspettava. I politici di tutto il mondo chiusero un occhio e lo giustificarono sostenendo che si trattava della naturale cautela di chi ambisce ad essere rieletto. Il mondo intero attese il secondo mandato, aspettando fiducioso riforme radicali.

“Società Civile islamica”

Se volessimo sapere quanto lontano Khatami potrebbe spingersi nelle sue riforme, diamo un’occhiata alla sua visione di “società civile islamica”.

Il Presidente Khatami ha pubblicato nel 2000 “Islam, Dialogo e Società civile” (Australian Nationl University, Canada. Il volume raccoglie gli articoli di Khatami e i suoi interventi rilasciati in giro per il mondo. Nel libro Khatami estrapola concetti filosofici tipicamente occidentali e li adatta alla società islamica.

Nella tradizione europea esiste una visione della società civile come spazio indipendente dall’ingerenza statale, dove crescono e si sviluppano iniziative e progetti non-governativi e volontari. Il concetto di società civile di Khatami è “totalmente differente dal concetto di società civile che ha radici nella filosofia della Grecia antica e […] che ha acquisito la sua peculiare identità nel mondo moderno”. Quello che Khatami sottointende è che il termine “società civile” sia in realtà una forma archetipica dell’attuale società islamica: “la società civile che abbiamo in mente trae le sue origini dai presupposti storici e teoretici che provengono da Madinat an- Nabi. Cambiando il nome di Yathreb in Madinat an- Nabi (Medina, la città del Profeta Maometto) non è cambiato semplicemente il nome”. La Medina è, secondo Khatami, l’esempio stesso del valore islamico basato sulla città come governo che rappresenta il volere del popolo, “basato sull’asse del pensiero e della cultura dell’Islam… il governo in una tale società è il servo del popolo e non il suo capo”.

Ma Khatami non ha il coraggio di fare il grande salto di concrete riforme per la società. Si è costruito la sua propria immagine di società civile, interpretabile tanto come rivoluzione quanto come evoluzione naturale del sistema odierno. Il clero islamico dell’Iran è ancora troppo forte per il suo potere e il Presidente iraniano non ha abbastanza determinazione per rischiare uno scontro radicale con i clericali.

L’Iran sta aspettando rivoluzionari che possano guadagnarsi la fiducia del popolo, che abbiano una visione realistica e lungimirante del prossimo futuro dell’Iran e che siano pronti a contrastare l’onnipotenza del clero. Altri scenari porteranno solo alla nuova disillusione degli iraniani e alla conseguente riconferma del regime teocratico. Oppure all’intervento militare degli USA in caso di guerra civile.