Mov(i)e To Berlin - Torino Film Festival: una giuria che sa di Europa

Articolo pubblicato il 27 novembre 2015
Articolo pubblicato il 27 novembre 2015

Lo sguardo della nostra reporter tedesca sulla giuria del 33° Torino Film Festival. Ai microfoni di Cafébabel Torino Jan Ole Gerster, regista di Oh Boy.

Il giorno dopo l’apertura del 33°TFF, la giuria del festival si presenta alla stampa. Giunta in tempo all’indirizzo, varco la soglia dell’edificio della RAI, dove ha luogo la conferenza. Davanti all’ingresso c'è un gruppo di persone dall’aria simpatica e vestite in maniera alternativa. Probabilmente anche a Torino, come nella capitale tedesca durante la Berlinale, le sotto-culture metropolitane diventano più visibili ...

Colti di sorpresa

Sono in anticipo di 7 minuti  e, mentre cerco di gestire il tempo a disposizione, anche il gruppo che stavo osservando raggiunge la sala. Sono seguiti da un’orda di assistenti, giornalisti e manager. Improvvisamente scattano i flash delle macchinette fotografiche. Il gruppo si posiziona davanti al manifesto del TFF. Capisco solo ora che ho a che fare con i membri della giuria del Torino Film Festival. Tra questi c’è anche il noto attore italiano, Valerio Mastandrea, presidente di turno. “È il mio attore preferito”, dice Marco, il mio fotografo.

Poco dopo siamo invitati a entrare nella sala – sono ancora incredula di ritrovarmi così vicina a queste celebrità. Ma il meglio deve ancora venire: non appena inizia la conferenza mi accorgo di essermi scordata le cuffie per la traduzione simultanea.  Tutte le principali notizie vengono comunicate esclusivamente in italiano. Raggiungo velocemente una hostess la quale, alla mia richiesta, scuote gentilmente la testa: “Niente traduzione”. Meno male che sono accompagnata da Marco che, oltre a essere un ottimo fotografo, parla anche un paio di lingue europee.

Buona atmosfera

Sul palco inizia il giro di presentazioni: a partire da Marco Cazzato, illustratore, passando per Valerio Mastrandrea, affermato attore di cinema e teatro – numerose le collaborazioni con Nanni Moretti – fino a Corin Hardy, regista britannico che, insieme alla sua collega Josephine Decker, dona un tocco anglosassone al gruppo. Poi è il turno di Jan Ole Gerster, assistente alla regia per Goodbye, Lenin! (2003) e regista di Oh Boy (2012).

Iniziano le domande. Con Marco al mio fianco – il mio servizio di traduzione non ufficiale – riesco a seguire il filo del discorso. Il presidente, Valerio Mastrandrea, si dice contento di “non dover giudicare i film in funzione delle loro chance future di profitto”. Afferma di voler valutare ogni film in concorso a prescindere dai propri gusti personali. Il suo voto conterà più di quello dei suoi colleghi? Lu risponde che la sua posizione di primo piano  rispecchia soprattutto il “fatto di essere il primo nella mailing list”: in sala le risate si trattengono a stento. Ormai gli aneddoti della giuria e il vino rosso rendono l’atmosfera rilassata. Dal canto suo Josephine Decker mette l’accento sul fatto che il Torino Film Festival rappresenta un'opportunità per le donne che cercano di farsi largo nel mondo del cinema. Poi afferma: “Sono molto contenta di poter essere in prima linea a osservare i nuovi talenti” - si riferisce soprattutto ai giovani registi presenti al TFF. Jan Ole Gerster sottolinea invece quanto sia “strano valutare film di altri registi”. Poi anche le batterie di Paolo si scaricano e a un certo punto il flusso di informazioni si arresta.

I registi devono rischiare di più

Dopo la presentazione, Jan Ole Gerster è ancora in piedi vicino a noi. Ha l’aria serena e amichevole. Prendo coraggio e lo raggiungo insieme a Marco. Quanto gli chiediamo qualche minuto per un’intervista, si rivolge rapidamente alla sua manager e acconsente. Il regista di Hagen (Germania), classe 1978, si dimostra alla mano: ci mettiamo poco a darci del “tu”. 

È È la sua prima volta nel capoluogo piemontese. Come sempre in questi casi, si percepisce ottimismo e curiosità. Sebbene sia stato invitato per seguire nel dettaglio tutti i film in programma, afferma di “volersi anche godere la città camminando semplicemente per le vie”.

Quali sono gli ingredienti di un buon film secondo Jan Ole Gerster? “È una domanda a cui non si può e deve rispondere in maniera dogmatica. Mi piacciono i registi che prendono dei rischi, diciamo artistici”, afferma. Secondo Gerster, un film riuscito è di solito anche “unico nel suo genere”: “si deve andare alla ricerca di qualcosa di diverso”. Del resto, lui stesso dice di non avere un genere preferito: nel cinema come nella musica “cerco di rimanere aperto il più possibile alle novità”. È proprio per questo motivo che evita di rapportarsi con i registi prima di valutarne i lavori. Il loro tratto caratteriale deve emergere dalla pellicola stessa.    

Questo report fa parte del progetto editoriale "Mov(i)e to Berlin", una collaborazione tra Cafébabel Torino e Cafébabel Berlino. Nel quadro del progetto le due redazioni offrono copertura bilingue del TFF e della Berlinale tramite uno scambio dei propri reporter.