Mov(i)e To Berlin - Torino Film Festival: "Lo Scambio", la controversa tranquillitá del male

Articolo pubblicato il 25 novembre 2015
Articolo pubblicato il 25 novembre 2015

Nella sezione Torino33 del TFF viene presentato Lo Scambio, film di Salvo Cuccia che gioca a scambiare i ruoli stessi e le prospettive. 

Lo Scambio è il primo lungometraggio di finzione del regista siciliano Salvo Cuccia, autore finora impegnato in progetti di videoarte, cortometraggi e documentari (alcuni dei quali per il programma Rai La storia siamo noi). Tra gli scrittori spicca il nome di Alfonso Sabella, magistrato impegnato sul fronte antimafia in Sicilia ed assessore uscente alla legalità del Comune di Roma.

La storia è ambientata a Palermo e si ispira a reali fatti di cronaca mai espressi esplicitamente. Sono gli anni '90 e il film si apre con un paio di spari, due ragazzi a terra, e in seguito le azioni di routine quotidiana di una coppia di coniugi. La presenza di pochi gesti riescono a delineare l'insofferenza della donna e la fermezza dell'uomo, commissario della polizia, pronto ad andare in centrale scortato dal suo autista che lo aspetta sotto casa. Mentre lui indaga sul caso iniziale muovendosi dall'ospedale, dove uno dei ragazzi è ricoverato, ad una sala interrogatori dove viene trattenuto un giovane vicino alla vittima, la moglie si aggira in una casa vuota addolorandosi per i figli mai avuti e pregando per un bambino rapito giá da due anni e mai rilasciato dai suoi aguzzini mafiosi.

Tutto si muove in conformità di una comune storia di mafia, il titolo sembra accennare allo scambio relativo al bambino scomparso che tormenta i pensieri della donna, o a quello di persona; ovvero la possibilità di un equivoco da parte del commissario e dei suoi uomini commesso nel prelevare la persona sbagliata da interrogare. Invece il senso di tutto risiede molto più a fondo e si dispiega nella possibilitá di immaginare tutto e il suo contrario.

La scrittura scarna di un sogno 

Il film si basa su una sceneggiatura essenziale, forse anche troppo, i dialoghi sono pochi e a volte scontati, la recitazione degli attori appare forzata, adatta più ad un palcoscenico che ad una sala cinematografica, eppure queste mancanze di empatia che sfiorano l'incomunicabilitá appaiono dettate da una voglia di raccontare le vicende di mafia e della nostra Italia diversamente. Nonostante i limiti del testo il regista riesce nel suo intento di illustrare un male surreale dove l'umanità scompare e la forza, la violenza, l'esigenza di dominare occupano la scena. Lo scambio è anche quello che avviene tra realtá e immaginazione: molte immagini mentali si alternano ai fatti. 

La bellezza dell'incerto  

Salvo Cuccia sfida la norma: racconta la mafia senza ricorrere a ritmi incalzanti e al rumore della violenza, sollecita ad appoggiare l'orecchio in modo da percepirne anche il silenzio. Il rischio è evidente e sarebbe stato bello se avesse mantenuto una promessa così allettante. Nonostante questo Lo Scambio si diversifica dalla massa, positivamente.

Questo report fa parte del progetto editoriale "Mov(i)e to Berlin", una collaborazione tra Cafébabel Torino e Cafébabel Berlino. Nel quadro del progetto le due redazioni offrono copertura bilingue del TFF e della Berlinale tramite uno scambio dei propri reporter.