Mov(i)e To Berlin - Torino Film Festival: "Il red carpet non fa per noi"

Articolo pubblicato il 24 novembre 2015
Articolo pubblicato il 24 novembre 2015

Il 33° Torino Film Festival non è soltanto un’opportunità per scoprire vecchie e nuove pellicole, ma anche per conoscere meglio i frequentatori dell’evento. E quale migliore occasione delle code interminabili prima delle proiezioni? Durante la nostra visita al festival torinese, abbiamo incontrato tantissime persone: ecco a voi il nostro racconto.

Il film di apertura Suffragette (2015) rappresenta uno dei titoli di richiamo del Torino Film Festival (TFF). Per la proiezione pomeridiana al cinema Reposi la coda è lunga e irrequieta. Il cinema, un edificio degli anni '50, emerge tra le piazze storiche, le gallerie e gli altri monumenti di Torino. Pur arrivando un’ora prima dell’inizio del film, ci troviamo in fondo alla coda. Davanti a noi, un gruppetto di signore si guarda continuamente intorno alla ricerca di nuove informazioni e spera di assicurarsi un posto in sala. Alessandra, Veronica e Monica, vengono al Torino Film Festival da 15 anni e preferiscono prendersi le ferie pur di assistervi, anche solo per un giorno. “Ne vale sempre la pena”, dichiara Alessandra che tra l’altro ha deciso di acquistare anche un abbonamento. Il pass settimanale costa 80 euro, quello giornaliero 12 euro, mentre il biglietto per un singolo film 7. Una volta, Alessandra e le sue amiche sono riuscite a vedere ben 30 film in una settimana, circa 5 film al giorno.

Blu speranza

Da quando le amiche torinesi hanno iniziato a partecipare al festival della loro città sono cambiate molte cose. Per esempio, è stato introdotto il sistema dei "biglietti blu" che permette di prenotare e pagare gli ingressi in anticipo. Il sistema però è valido solo per alcune proiezioni, meno della metà. Così, Alessandra, Veronica, Monica e molti altri si mettono in coda, aspettano e “sperano che tutto vada per il meglio”, ovvero che riescano ad entrare in sala. Sembra che pochi fortunati, una volta riusciti a entrare, riescano addirittura a rimanere in sala per le proiezioni successive in programma. “Non è possibile fare altrimenti”, spiega Alessandra: “Con un biglietto blu almeno si è sicuri di entrare”. 

Consigli e suggerimenti

Prima di introdurre i biglietti blu, le code erano "parte integrante" del TFF. In realtà l'attesa per entrare nelle sale rappresenta anche un momento per scambiarsi consigli sui film. “Il passaparola è uno strumento efficace. E' così che nel corso del festival riusciamo a sapere quali film stanno piacendo e quali invece non vale la pena di vedere”, rivela il gruppetto. Se però, da una parte, il pubblico è soddisfatto dei metodi introdotti per organizzare le file, dall’altro gli habitué sentono la mancanza di alcuni servizi extra che erano presenti fino a 6 anni fa. Come, per esempio, la rivista con le recensioni dei film in programma e la navetta che accompagnava gli spettatori da un cinema all’altro. Alessandra, Veronica e Monica se lo ricordano bene e ci raccontano allegramente i vecchi tempi. 

Niente soldi e niente star

Perché eliminare rivista e navetta? “Niente soldi e niente star”, rispondono le tre donne, scoppiando poi in una fragorosa risata. L’atmosfera familiare e tranquilla del festival è proprio ciò che piace ai torinesi: “Il red carpet non fa per noi”, concordano Alessandra e le sue amiche. 

Questo report fa parte del progetto editoriale "Mov(i)e to Berlin", una collaborazione tra Cafébabel Torino e Cafébabel Berlino. Nel quadro del progetto le due redazioni offrono copertura bilingue del TFF e della Berlinale tramite uno scambio dei propri reporter.