Mov(i)e to Berlin - Berlinale: Cartas da Guerra, un inno "troppo lento" alla saudade

Articolo pubblicato il 18 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 18 febbraio 2016

Cartas da guerra è la storia di un medico portoghese in guerra, raccontata attraverso le lettere che scrive alla sua moglie in patria. La regia di Ivo M. Ferreira per un film manifesto del romanticismo e di quella saudade intraducibile. 

Cartas da guerra è un film biografico basato sullo scambio epistolare tra António Lobo Antunes, noto scrittore e medico portoghese inviato in Angola durante la guerra coloniale (1971-1973), e sua moglie. Attraverso le sue lettere, António descrive alla moglie incinta l'esperienza della guerra e le dichiara il suo profondo amore. “Le lettere citate nel film sono quelle originali, abbiamo collaborato con la famiglia Lobo per far sì che tutto fosse il più reale possibile. Volevo rendere la massima giustizia alle parole di Lobo Antunes, far percepire tutta la loro drammaticità”, afferma durante la conferenza stampa della Berlinale il regista Ivo M. Ferreira

Un dramma troppo lungo

Quella di Ferreira è però una drammaticità che diventa presto pesante, quasi melensa. Nel film la voce narrante è quella della moglie che legge le lettere del marito. Una traccia che rappresenta quasi il 90 per cento del film. Se, da un lato, all'inizio il racconto è emozionante, man mano che passa il tempo nsubentra la noia, tanto che a volte si rischia di perdere la concentrazione. Inoltre il film è troppo lungo per una scelta stilistica del genere. Sebbene, per certi versi il ritmo "lento" del film sia da apprezzare - per una volta, la guerra non è azione, ma stasi, pesantezza e semplicemente degrado dell'umanità - l'idea di base non trova variazioni. Anzi, si trascina con insistenza per due ore di film. 

Fotografia stupenda

Un plauso merita la fotografia: stupende le inquadrature e i primi piani; ottima la scelta del bianco e nero che dà quel tocco di nostalgia in più e che fa di questo film il definitivo manifesto del romanticismo. Il tutto è accompagnato da una musica struggente, inno alla saudade che sentono i soldati lontani da casa. Il romanticismo si rivela anche nelle scelte del regista quando cerca di mostrare tutto il lato umano dei soldati coinvolti in questa “stupida guerra”, come la definisce Ferreira stesso. “Non volevo che i miei personaggi fossero esclusivamente dei soldati: volevo far risaltare il loro lato buono. Molto spesso erano reclutati a forza: erano loro stessi delle vittime”.

Essendo medico, António è costretto a scendere a patti con la sofferenza ogni giorno, un tratto che accentua ancora di più la sua umanità. Degna di nota ed emozionante è la scena in cui  António viene a conoscenza della nascita di sua figlia in Portogallo. António è pazzo di gioia e, allo stesso tempo, pieno di dolore per non poter vedere sua figlia. Tanto da rivedere la sua bambina nella figura di una ragazza angolana che incontra vicino al corpo senza vita di un uomo -  il padre della ragazza. António la tratta come se fosse sua figlia.

Ci vuole il fisico

Il film è stato girato per la maggior parte in Angola, un ambiente molto ostile per le riprese. “Abbiamo avuto bisogno di una precisa preparazione fisica", dice Miguel Nunes, che nel film interpreta proprio António. "Per me è stata una grande opportunità e responsabilità interpretare il protagonista in questo film", ammette, prima di continuare: "È stato un onore raccontare un pezzo di vita di questo grande scrittore. Nelle sue lettere esprime in maniera disperata il desiderio di ottenere tutto ciò che la sua condizione di militare non gli permette di avere: la sua casa, sua moglie e sua figlia”.

_

Questo articolo fa parte del progetto editoriale Mov(i)e to Berlin, una collaborazione tra le redazioni locali di cafébabel Torino e cafébabel Berlino. Nel quadro di questo progetto, le due redazioni offrono copertura bilingue del TFF e della Berlinale, attraverso uno scambio dei propri reporter.