Morsi di democrazia

Articolo pubblicato il 12 agosto 2013
Articolo pubblicato il 12 agosto 2013

Donne, uomini e bambini che urlano a squarciagola slogan in favore della democrazia:  esiste un mondo arabo in Europa che non si è rassegnato al golpe egiziano del 3 luglio. Breve cronaca di un pomeriggio di protesta per le vie del centro di Parigi. 

Pochi, ma buoni: quando si tratta di ideali non sono i numeri a fare la differenza. Quello che davvero conta è se i manifestanti siano in grado, o meno, di catturare con lo sguardo, con il sorriso o con uno slogan le persone che li osservano, magari con aria scettica, dall’altro lato della strada. Conta se si è in grado di emozionare: quello che si crea si chiama empatia. I cittadini (quasi tutti di origine araba) che, sabato 10 agosto, hanno sfilato lungo le strade del secondo e terzo arrondissment di Parigi ci sono riusciti. Al grido di: “abbasso i militari”, poche centinaia di persone hanno percorso rue  Beaubourg, accanto al Centre Pompidou, fino a raggiungere place du Châtelet. Donne, uomini e bambini in bicicletta o in carrozzina: famiglie intere si sono unite per mostrare la loro disapprovazione per il colpo di Stato militare in Egitto.

Una voce per tutti

Mona, una ragazza del liceo, urla a squarciagola in un microfono collegato a due amplificatori. Le casse sono in piedi nel vano posteriore del furgoncino che guida il corteo. Per questo deve camminare all’indietro mentre intona gli slogan. Ha indosso una giacchetta fosforescente per farsi notare dalle macchine che, lungo la corsia opposta, sfilano lentamente.  Nessuno riesce a coinvolgere la folla come lei. “Siamo terroristi?”, urla rivolta al corteo. “No!”, risponde la folla all’unisono. “Siamo per la democrazia?”, continua lei. La risposta affermativa da parte di tutti si trasforma in un boato. Quando le persone del corteo mi vedono con la macchina fotografica in mano, mi sorridono e si mettono in posa. Sono contenti di venire notati e di poter far circolare il loro messaggio politico. Non c’è possibilità che venga frainteso: in Egitto c’è stato un colpo di Stato e con esso sono state infrante le regole delle democrazia

Oltre i fratelli musulmani

Sebbene uno degli slogan più cantati sia “Morsi è la verità”, “non tutti i partecipanti sono simpatizzanti della fratellanza musulmana”, mi confessa Zainab, l’altra ragazza che spesso prende in mano il microfono, “ma siamo tutti per la democrazia e contro la violenza”, continua. Un tenue sorriso si fa largo sul suo viso quando vede che rimango sorpreso dalle sue affermazioni. A guardare bene, non sono neanche tutti egiziani: c’è chi sfila semplicemente con un cartello con su scritto “Siria”, chi sventola la bandiera della Tunisia. Oltre a loro, manifestano anche ragazzi e ragazze di origine algerina e marocchina: è una parte del mondo arabo, nord-africano, emigrato in Francia, che rivendica l’esistenza di un sistema politico democratico nei loro paesi di origine. 

Verso le otto di sera, il corteo arriva a place du Châtelet. Un gruppo di ragazzi prende un lungo telo di colore rosso bianco e nero e lo sventola a un metro da terra, quasi fosse un tappeto volante. Un altro ragazzo libera nell'aria la bandiera egiziana e quella francese allo stesso tempo. È Zainab che prende di nuovo in mano il microfono e ringrazia ufficialmente le forze dell’ordine che hanno permesso loro di sfilare in sicurezza. Poi lancia un ultimo slogan che, in realtà, è un appello. Ancora una volta, tutte le persone, in coro, la seguono: “médias français, racontez la vérité!

Foto del corteo