Morsi a Berlino: pragmatismo e rigore per salvare la rivoluzione

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2013
Articolo pubblicato il 31 gennaio 2013
In diverse città dell’Egitto è in vigore lo stato di emergenza, il paese sembra di nuovo sull’orlo di una drammatica crisi. In questo contesto, il presidente egiziano Morsi si è recato in visita di stato a Berlino. Il Presidente ha annullato la seconda parte del viaggio in Francia, ma all’incontro con Angela Merkel non ha potuto rinunciare.
La Germania potrebbe essere un partner chiave per salvare la Rivoluzione. Cronaca della visita a Berlino, nell'ovattata sala delle conferenze, mentre in strada si scatenava la protesta.

Il presidente Morsi è arrivato a Berlino insieme ad un centinaio di operatori economici egiziani, martedì pomeriggio, per una serie di colloqui con altrettanti imprenditori tedeschi. L’intento del Presidente è chiaro: salvare la rivoluzione creando posti di lavoro, attraverso esportazioni ed investimenti, al fine di costruire uno stato di benessere basato sulla crescita, di cui le libere elezioni, che lo hanno visto eletto, costituiscono la prima tappa. L’operazione, viene da pensare, presuppone l’indebolimento dell’ancora potente apparato burocratico ereditato dal regime di Mubarak, favorendo gli investimenti e i posti di lavoro creati dal settore imprenditoriale.

Gli interessi del popolo per salvare la rivoluzione

Durante la seconda parte della visita, dedicata alle garanzie politiche tra i due stati, Morsi ha chiarito i termini sulla base dei quali chiede la cooperazione della Germania e, in prospettiva, degli altri stati europei, parla dei decenni di aiuti grazie ai quali gli stati occidentali hanno allungato la vita dei regimi arabi per esigenze di stabilità e lotta all’estremismo. Adesso, è un rappresentante legittimamente e democraticamente eletto a presentarsi a quelle stesse porte in nome del suo popolo con delle grandi aspettative. Dall’altra parte, il governo tedesco avrebbe insistito in primo luogo sulle garanzie politiche in tema di diritti umani, conformemente alla consolidata politica estera tedesca, in secondo luogo sulla sicurezza degli investimenti. Due temi che appaiono strettamente legati per il popolo egiziano, data la “sicurezza di sé”, miglior frutto ottenuto dalla rivoluzione, secondo il presidente Morsi. La lezione della storia nelle sue parole è chiara: chi cerca di porre i propri interessi sopra quelli del popolo perde.

l'obiettivo è salvare la rivoluzione creando posti di lavoro,  esportazioni e investimenti, al fine di costruire uno stato di benessere basato sulla crescita

Terminati i colloqui politici ed economici il presidente Morsi ha tenuto un discorso patrocinato dalla fondazione Körber, impegnata nel promuovere il dialogo politico della Germania con il resto del mondo. Il pubblico era costituto da 300 selezionate personalità della Repubblica Federale fra cui si notavano le divise di alti ufficiali delle forze armate di entrambi i paesi e i volti di esponenti della comunità musulmana in Germania e di famosi professori universitari.L’elemento centrale del discorso del presidente egiziano sul piano della politica interna è stato la transizione. Il paese non è secondo Morsi sull’orlo della disintegrazione, come dichiarato dal suo ministro della difesa nei giorni scorsi, ma si trova in una fase di passaggio, lunga e difficile, dalla dittatura e dalla corruzione ad un processo democratico che richiede più crescita economica. Un contesto delicato che lo richiama ai suoi doveri nei confronti del popolo, come comandante in capo, e che gli impone di tornare in patria al più presto, promettendo la fine dello stato di emergenza entro un mese.

La rivoluzione, a suo avviso, sarebbe nata dall’incontro tra un movimento nazionale e la speranza delle giovani generazioni, che costituiscono la maggioranza demografica del paese. In questo momento, Morsi vede nuove forze nelle strade, volti che non erano presenti durante la rivoluzione, che è stata soltanto pacifica. Per Morsi questi sono retaggi del passato regime e la giustizia, definita ora indipendente, li giudicherà.

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Sul piano internazionale il Presidente ha menzionato nel suo discorso la questione palestinese, per la quale conferma il riconoscimento del diritto di autodifesa del popolo di fronte all’occupazione israeliana. Circa la Siria invece ha espresso il suo sostegno all’opposizione siriana per una paese finalmente integro e rappresentato da tutto il popolo. Nell’ultima parte del suo intervento, Morsi si è soffermato su aspetti culturali e giuridici dell’Egitto e dell’occidente, richiamando il principio del dialogo tra culture e il valore della propria identità. Un dialogo che deve trovare applicazione anche sul piano nazionale, dove propone di portare di fronte al parlamento i punti cruciali di conflitto creati dalla nuova costituzione. Il pubblico ha qui stimolato Morsi ad affrontare il tema della compatibilità dello stato islamico con la democrazia. La partecipazione politica secondo il presidente egiziano avviene sulla base della legittimità e della costituzione, lo stato di diritto vale anche per l’Islam, ma le norme etiche poste dai principi del diritto islamico sono limiti entro cui anche la costituzione deve vivere.

Questa visita conferma il momento delicato della politica estera tedesca. La fila alla porta della Germania si allunga, dopo Grecia, Portogallo e Spagna è la volta dell’Egitto a bussare alla porta del Kanzleramt, la sede del governo tedesco. La politica mediterranea tedesca potrebbe finire per modellare il mondo circostante. Influenza e prestigio tedesco sembrano raggiungere l’apice in questa congiuntura storica, forse tanto da poter incidere sugli esiti di una rivoluzione.

Foto: copertina © Gigi Ibrahim/flickr; testo: Morsi a Berlino © Stefano Lippiello; proteste in piazza Tahrir © Mosa'aberising/flickr